I nostri valori

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La rivolta interiore, che nasce da una presa di posizione consapevole e cosciente, parte dalla comprensione che l'Uomo deve riconoscersi in tre postulati di base:

Identità e comunità, come riconoscimento delle proprie radici in un mondo dove il cosmopolitismo crea meticci culturali, mentre necessita una maggiore assunzione del proprio passato, della propria cultura, della propria terra partendo dalla cellula madre che è la famiglia. Un pensiero che non può che fare proprio il postulato di Nicolás Gómez Dávila, “limitato alla sua sola vita, l'individuo odierno ignora quel prolungamento della sua personalità nello spazio e nel tempo che gli derivava dalla sua appartenenza a una famiglia i cui diversi anelli si concatenavano fra loro tramite l'identità continua di un terreno patrimoniale posseduto da lunghi secoli. Nei nostro tempo l'individuo nasce più solo e muore più integralmente”.

Solidarietà reale, il Mondo di oggi, infatti, vive di una pietas che diventa fotografia di un principio economico per cui il termine “solidale” può calcolarsi in base ai profitti che associazioni, cooperative ed enti assistenziali producono sulle spalle dei più poveri. Sulla base di questo assunto - già evidenziato da Victor Hugo che affermava “c'è una certa solidarietà e un'infamia condivisa tra il governo che fa il male e il popolo che lo lascia fare. Soffrire è una cosa venerabile, subire è una cosa disprezzabile” - molto deve essere disancorato da quello che oggi viene visto come un nuovo umanesimo ma che nasconde solo interessi di gruppi economici che sfruttano dolore e sofferenza e che non vogliono e non tentano di redimere l'umanità e l'Uomo. Lo stesso Confucio affermava, senza alcuna possibile contraddizione, “Dai un pesce ad un uomo e lo nutrirai per un giorno: insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”.

Ribellione al pensiero unico, o massificante. La caduta di una parte dei “totalitarismi” ha lasciato sulla scena internazionale l'idea che solo in pochi possedessero la “verità assoluta” e che l'intera umanità si sarebbe dovuta conformare al nuovo “verbo”, privo di qualsiasi certezza ontologica e spirituale. Una forma di dogmatismo relativista che emargina, come in tutte le società dispotiche, chi la pensa diversamente, chi si pone anche solo alla ricerca di una possibile nuova ermeneutica di quel pensiero unico che viene ancora oggi definito come rivoluzionario.

Per questo motivo, sulla base di questi nuovi principi, che partono dall'identità e dalla comunità, spingono verso una nuova solidarietà sociale e umana e che pongono “Stanza 101” come un soggetto ribelle; per queste ragioni l'unica possibile azione culturale è quella di realizzare, anche solo in parte, la divisione teorizza da Max Stirner “Rivoluzione e Rivolta non devono essere presi per sinonimi. La prima consiste in un rovesciamento dello stato di cose esistente, dello statuto dello Stato o della Società; essa è dunque un atto politico o sociale. La seconda, pur comportando inevitabilmente una trasformazione dell'ordine costituito, non ha in questa trasformazione il suo punto di partenza. Essa deriva dal fatto che gli uomini sono scontenti di se stessi e di ciò che li circonda. Essa non è una levata di scudi, ma un sollevamento di individui, una ribellione che non si preoccupa assolutamente delle istituzioni che potrà produrre. La rivoluzione ha come obiettivo delle nuove istituzioni. La rivolta ci porta a non lasciarci più amministrare ma ad amministrare da soli. La rivolta non attende le meraviglie delle istituzioni future. Essa è una lotta contro ciò che esiste. Una volta riuscita, ciò che esiste crolla da solo. Essa non fa che liberare il mio Me dallo stato di cose esistente, il quale, dal momento in cui me ne congedo, viene meno e cade in putrefazione! La rivoluzione mira ad un'organizzazione nuova; la ribellione ci porta a non lasciarci più organizzare, ma ad organizzarci da soli come vogliamo, e non ripone fulgide speranze nelle "istituzioni" ... Se il mio scopo non è rovesciare un ordine costituito ma innalzarmi al di sopra di esso, il mio proposito e le mie azioni non sono politici e sociali, ma egoistici. La rivoluzione ci comanda di creare istituzioni nuove; la ribellione ci domanda di sollevarci o innalzarci”.

 

 

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