Cultura

Ideologia gender: conoscerla per combatterla

 

 

di Giorgio Arconte - Gender, sempre più spesso si sente nominare questa parolina inglese dal significato oscuro: c’è chi ne nega addirittura l’esistenza e chi invece ne denuncia con forza la presenza e la portata ideologica. Che il gender esiste e che sia una teoria pericolosa, però, non ci sono dubbi! Ultima prova: in Canada un bambino è stato registrato con la lettera U: né maschio né femmina ma unknow, sconosciuto (qui). Da questo tragico quanto reale esempio, si capisce anche cosa si intenda per teoria gender o meglio, per ideologia gender.

Secondo i sostenitori di questa strampalata teoria, l’essere umano nascerebbe neutro, mentre i generi maschile e femminile sarebbero solo una sovrastruttura, una costruzione culturale consistente nell’insieme di norme e di attività che in un determinato contesto spazio-temporale si sono definiti intorno all’idea di uomo e di donna. Dal genere, che a questo punto non deve corrispondere necessariamente al sesso biologico di nascita, deriva una propria identità di genere che ogni individuo deve riempire arbitrariamente di senso. Secondo la filosofa femminista Judith Butler, «Ogni individuo può e deve costruire/decostruire, fare/disfare liberamente la propria identità ‘gender’ che coincide con la ‘performatività’ dell’agire e del fare».

Non è un caso se il femminismo, ancor prima dell’attivismo lgbt, ha fatto sua questa prospettiva ideologica e che non ha alcun fondamento né con la realtà né con riscontri scientifici. Le femministe, infatti, hanno trovato in questa teoria dell’indifferentismo sessuale, una prova ideologica del fatto che le differenze tra uomini e donne non sono naturali e immodificabili ma artificiali e, quindi, possono e devono essere cambiate. Queste differenze, sempre per il femminismo, sarebbero rappresentate dagli stereotipi di genere o dai ruoli di genere, ovvero costruzioni sociali imposte da una cultura patriarcale, e fra queste la maternità è il ruolo sociale primario da decostruire.

Con la cultura gender, quindi, si immagina una società che superi la differenza sessuale, liberando la donna dall’oppressione patriarcale e ogni essere umano dalla realtà biologica del proprio corpo. Ancora dalla Butler leggiamo che «Benché i sessi sembrino essere aproblematicamente binari nella loro morfologia e costituzione (il che è opinabile), non vi è motivo di credere che i generi debbano restare due. La presunzione di un sistema binario del genere sottintende la credenza in una relazione mimetica del genere verso il sesso, relazione in cui il genere rispecchia il sesso o ne viene altrimenti limitato». Non è un caso se su facebook ognuno di noi può già scegliere fra ben 58 generi differenti, un’opzione che può far sorridere ma che può anche confondere le fragili identità in formazione di un bambino o di un adolescente.

Ma quali sono i reali scopi del diffondersi di questa pericolosa ideologia che papa Francesco ha condannato come «uno sbaglio della mente umana»? Chi ci sta dietro? Ce lo rivela bene il filosofo contemporaneo Diego Fusaro, il quale spiega che «L’ideologia gender è alleata del capitale e della sua aspirazione a fare dell’essere umano un ente senza identità e cultura, infinitamente manipolabile dal consumo e dalla circolazione». L’attacco all’identità sessuata dell’essere umano e alla sua realtà più intima e biologica è funzionale a rendere ogni individuo maggiormente vulnerabile ai condizionamenti del marketing. Continua ancora Fusaro, «Il fanatismo economico aspira a distruggere la famiglia, giacchè essa – Aristotele docet – costituisce la prima forma di comunità ed è la prova che suffraga l’essenza naturaliter comunitaria dell’uomo. Il capitale vuole vedere ovunque atomi di consumo, annientando ogni forma di comunità solidale estranea al nesso mercantile».

Pasolini scriveva bene anni fa che «Il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore», per questo anche Stanza 101 raccoglie la sfida culturale per contrastare quella che papa Francesco ha definito una «colonizzazione ideologica» e che si configura come una vera e pericolosa rivoluzione antropologica che mina le basi esistenziali dell'essere umano.

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