Cultura

Il libro. Perché le élite ci salveranno dal populismo

 

 

di Francesco Marrara – Il titolo di questo libercolo, scritto da Francesco Giubilei per la collana Fuori dal coro de Il Giornale, è al tempo stesso provocatorio ed accattivante, soprattutto per un vero lettore impertinente che se ne infischia della copertina e vuole scoprire la sostanza di un libro. Per capire la spinta propulsiva lanciata dall’autore bisognerebbe staccarsi dall’attuale visione politico-culturale la quale vede contrapposti i cosiddetti movimenti populisti ai potentati economico-finanziari. Tale quadro viene completamente ribaltato in virtù di una vera e propria rivalutazione del ruolo delle élites.

Giubilei riprende in tal senso la “teoria delle élites” già formulata da Mosca, Pareto e Michels nel ‘900. Questa teoria si propone di spiegare come «in ogni società e in ogni epoca, una frazione numericamente ristretta di persone concentra nelle proprie mani la maggior quantità di risorse esistenti – ricchezza, potere e onori – e s’impone alla quasi totalità della popolazione». La teoria, divisa in quattro fasi, viene esposta dall’autore attraverso un breve e comprensibile excursus storico.

In Italia, secondo Giubilei, la delegittimazione dell’élites – avanzata in modo particolare con l’aggravarsi della crisi economica – è dovuta principalmente dal fatto che il popolo italiano non perdona, all’attuale classe politica dirigente, il malgoverno degli ultimi decenni: ruberie, corruzione e malversazioni sono oramai divenute all’ordine del giorno. Da queste premesse si è diffuso il luogo comune secondo cui è meglio un politico onesto ma incapace anziché un politico capace ma poco onesto. Il populismo, all’interno di questa distorta e superficiale concezione della politica, ha avuto terreno fertile nel potersi diffondere e radicare nelle fondamenta dei partiti e dei movimenti politici (vedi anche qui).

Legata al populismo è l’idea della democrazia diretta che tanto sembra affascinare il popolo. Tuttavia, bisognerebbe prendere atto che questa forma di governo in Italia non è applicabile in quanto essa è realizzabile solamente in quelle comunità dotate di un ristretto numero di abitanti. Inoltre, il populismo stesso genera confusione qualificando le élites con il termine casta, ovvero l’insieme di persone che ricoprono una carica pubblica con il fine di difendere privilegi individuali e di gruppo. Confusione generata anche dal fatto che le attuali élites sono spessissimo asservite al potere economico-finanziario apolide: esse tutelano i propri interessi, non più quelli dei cittadini.

Quale futuro per le élites? Viviamo nell’epoca del 2.0 in cui ognuno di noi, attraverso Internet ed i social network, può esprimere liberamente la propria opinione senza avere la preparazione necessaria per affrontare tematiche di una certa caratura. Le opinioni delle masse spersonalizzate entrano così in contrasto con il ruolo delle élites. Dunque, alla visione populista – reale e virtuale – dovrà essere contrapposta una concezione elitista mediante la formazione di una nuova classe politica dirigente sana, seria e competente.

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