Cultura

Sconfitta azzurra: segno di un Paese in declino e senza identità

 

 

di Giorgio Arconte – La nazionale italiana di calcio non parteciperà ai mondiali che il prossimo anno si disputeranno in Russia. E non poteva essere altrimenti, non perché la partita con la Svezia non si potesse vincere, tutt’altro, ma semplicemente perché quando un Paese ed una società umana sono in crisi, quando una comunità è disgregata, la rovina è inevitabile. È la Storia! Cosa c’entra il calcio con la caduta di una comunità nazionale? Molto! Perché le crisi che attraversano popoli e nazioni non sono settoriali ma integrali: investono e travolgono tutto e tutti. La mancata qualificazione ai mondiali ne rappresenta solo un segno e anche abbastanza evidente perché, piaccia o no, il calcio in Italia e per l’Italia è un tratto identitario importante. Ecco cosa manca a questa Italia, del calcio come dell’imprenditoria e della politica: l’identità! Prendersela con l’allenatore Ventura, o dare la colpa ai troppi stranieri nelle squadre del campionato italiano, o immaginare complotti alla Moggi è solo un’analisi troppo parziale e che svia dal problema.

La crisi inizia da più lontano, da quando il calcio italiano pian piano ha perso la sua magia ed il suo fascino, da quando ha smesso di appassionare e scaldare i cuori per perdersi nel vortice del Mercato e del politicamente corretto. Come dimenticare gli anni bui in cui l’unica cosa che contava era far giocare e difendere l’inutilità di Balotelli? La crisi, con evidenza, comincia proprio da quando il discrimine per essere convocati in maglia azzurra non sono i meriti sportivi ma la propaganda politica e le logiche di marketing. Quella maglia azzurra che è ancora un simbolo che unisce, per una volta, i cuori di tutta una nazione senza differenze, e che rappresenta una storia anche di sofferenze ma soprattutto di gloria! Quella maglia da conquistare con sacrificio perché chi la indossava si faceva carico di una storia capace di emozionare gli spalti, adesso è solo un oggetto di marketing. Così, da anni, ciò che conta per le società calcistiche non sono più vivai dove un tempo crescevano talenti unici come Roberto Baggio, portieri magici come Zoff, difensori granitici come Baresi, bandiere come Del Piero. Che abisso fra questi nomi ed i capricci di un ragazzetto viziato come Donnarumma… Ma tanto ciò che conta sono solo i diritti TV! E le TV devono vendere partite in continuazione, tutti i giorni, tutte le ore: si gioca da lunedì fino a sabato più qualche partita la domenica, anche di mezzogiorno. L’importante è vendere uno spettacolo ormai diventato anche noioso perché non smuove più i cuori ma solo masse di denaro. Di fatto gli stadi sono sempre più vuoti ma per la Lega sportiva non è un problema, l’importante è che si faccia l’accordo con Sky. Persino le finali di Coppa Italia e Supercoppa Italia vengono giocate all’estero, possibilmente in Cina o in Arabia dove si vende meglio e dove c’è un’orda di spettatori che probabilmente non sanno nemmeno quello a cui assisteranno e che fanno piangere più che ridere quando sugli spalti si dividono fra i colori delle maglie che scenderanno in campo. E siccome tutto è mercato, come i maggiori marchi industriali un tempo orgoglio del made in Italy sono stati svenduti all’estero, anche le maggiori squadre di calcio prima sono diventate società per azioni per poi essere messe all’asta ed essere acquistate da anonimi presidenti asiatici con tanti capitali. Non c’è più un legame fra società sportiva e comunità locale, la dirigenza è in un altro continente in mano a gente che non capisce nulla di calcio ma solo di soldi e affari.

Parafrasando il grande poeta Ezra Pound, il calcio in Italia era sacro perché non era in vendita, ora invece è solo un grande mercato, senza anima, senza calore, senza passione, senza amore, senza comunità: senza identità. L’auspicio è che questa mancata qualificazione possa rappresentare il fondo da cui poter risalire, un riscatto totale, quindi una reazione sociale, economica, politica oltre che sportiva. Anche perché raschiare sarebbe diabolico.

 

 

 

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