Cultura

La folle guerra dell’Onu all'olio e al parmigiano: cosa potrebbe nascondersi dietro?

di Luigi Iacopino - Ma cosa vuole l’Onu dalla Dieta Mediterranea? La domanda, forse, non troverà mai una risposta se non utilizzando le categorie del politicamente corretto e – come direbbe Diego Fusaro – dell’eticamente corrotto. La questione va approfondita perché dietro il paravento della lodevole e imprescindibile lotta alle malattie non trasmissibili, come il diabete, il cancro, l'infarto, potrebbero esserci altre motivazioni del tutto strumentali, non solo attinenti a un'eventuale (e pure probabile) guerra economica al "made in Italy". 

Il punto

Sta di fatto, ormai, che la notizia ha fatto il giro del mondo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha messo sul banco degli imputati le malattie non trasmissibili e, sulla base di valutazioni del tutto mediocri e superficiali, ha deciso di dichiarare guerra ai cibi che potrebbero contribuire alla loro diffusione. E, cosi, il Parmigiano Reggiano, l’olio extravergine d’oliva, il prosciutto di Parma, la pasta e, persino, la pizza potrebbero finire in una sorta di “lista nera” potenzialmente oggetto di future demonizzazioni al pari delle sigarette e della Coca Cola. Verrebbe da ridere e urlare alla follia ma la questione è drammaticamente seria tanto che ha già scatenato la dura reazione dell’intero settore agroalimentare. In questa sede valuteremo la faccenda da una prospettiva diversa, a noi molto cara, 

Il riconoscimento dell’Unesco

Iniziamo col dire che per noi si tratta di alimenti che compongono appunto la Dieta Mediterranea che non è proprio una dieta qualunque: dal 16 novembre del 2010 è stata inserita nella Lista dei patrimoni culturali immateriali dell'Umanità, generando l’esultanza di Paesi come l’Italia, la Grecia, la Spagna e, persino, il Marocco, il Portogallo, Cipro e la Croazia. Quasi tutti Paesi del Sud Europa. Ma quel che più conta è che quello fu il risultato di un percorso che mise in evidenza non solo i dati scientifici  ma anche l’impatto antropologico e valoriale: la Dieta Mediterranea (e, dunque, gli alimenti che la compongono e che oggi sarebbero sotto accusa) veniva e viene, infatti, associata alla salute come anche all’identità culturale mediterranea.

“Mangiamo insieme”: Dieta Mediterranea e identità

Si legge, infatti, nel sito dell’Unesco che “la dieta mediterranea comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e consumo di cibo”. “Mangiare insieme” diventa, quindi, non solo un’espressione che racchiude in sé un modo di essere e di vivere ma anche “la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo”. Una base che “enfatizza i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività e rappresenta un modo di vivere guidato dal rispetto della diversità”.

Una guerra ideologica

“Essa – si legge infine – svolge un ruolo vitale in spazi culturali, festival e celebrazioni riunendo persone di tutte le età e classi sociali; include l’artigianato e la produzione di contenitori per il trasporto, la conservazione e il consumo di cibo, compresi piatti di ceramica e vetro. Le donne – dulcis in fundo d'avanguardia – giocano un ruolo fondamentale nella trasmissione delle conoscenze della dieta mediterranea”. Insomma, dinanzi a questo magnifico mosaico ogni altra valutazione rischierebbe di perdere di significato. Quella dell’Onu rischia di assumere i contorni di una guerra ideologica dai tratti antropologici e culturali, fondata su analisi e valutazioni superficiali espressione di quel relativismo che, nella confusione, crea la palude dove costruire i soliti castelli di sabbia. Da questa prospettiva assume la portata della messa in discussione di un mondo – il mondo delle identità e delle tradizioni, delle comunità e dell’ospitalità – che da decenni ormai subisce ipocriti attacchi da parte di chi vorrebbe sostituirlo in nome del nulla della “società aperta” senza identità, culture, comunità e tradizioni. Chissà se la nuova guerra ideologica dell’Onu - che prende di mira cibi e alimenti - non rientri in quest’ordine di idee folli e perverse. Chissà...

 

 
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