Cultura

Il libro. E io ci sto ancora, Rino Gaetano raccontato da un amico

di Giorgio Arconte – Rino Gaetano non è stato un cantautore qualunque. C’era qualcosa in lui di particolare, qualcosa che se da un lato non lo ha mai fatto arrivare nell’Olimpo della musica italiana come tanti altri suoi colleghi più fortunati, dall’altro lato lo ha comunque reso immortale, tanto che la sua musica, così particolare con i suoi testi fra l'ermetico e l’humor, dominano ancora le playlist di tanti giovanissimi nonostante i vari Fedez e Rovazzi purtroppo dominino ogni rete. Io sono uno di questi giovani, anche se non più giovanissimo. Forse ho scoperto Rino con l’intramontabile “Gianna” ballata in qualche festa ma, nonostante tutt’oggi non sia la mia canzone preferita, tanto è bastato per farmi appassionare ed aprire a tutta l’opera di Rino sin da giovanissimo. È stato, quindi, molto emozionante leggere “E io ci sto ancora – Rino Gaetano raccontato da un amico”, la testimonianza di Enrico Gregori che ha voluto raccogliere in un libro edito per i tipi della “Giubilei Regnani”. Il piccolo volume, o forse sarebbe meglio dire, il piccolo diario, è una finestra sulla vita di Rino dalla quale finalmente chiunque può affacciarsi per scoprire la persona di Rino, quella persona che continua ad accompagnare le giornate, i pensieri miei e di tanti altri, con la sua musica impertinente.

Il libretto del giornalista Gregori è una preziosa raccolta di episodi, aneddoti e testimonianze di amici vicini al cantautore calabrese, della sorella e della fidanzata, facendone emergere il lato umano ancora prima di quello artistico e portandoci un Rino Gaetano inedito, in tutta la sua straordinaria semplicità e genuinità. È il racconto diretto di un amico che gli è sempre stato vicino, sin dai primi giorni, e che pagina dopo pagina ci fa scoprire e apprezzare il genio di Rino nella sua quotidianità, nelle taverne ad ascoltare l’ultimo disco in uscita fra una battuta, un pensiero ed una buona forchettata di matriciana. Rino era un tipo riservato, intimo ma allo stesso tempo aveva una grande naturalezza ed un umorismo capace di riscaldare i cuori, oltre che le menti: «Lui era controcorrente in maniera naturale e forse per questo la sua spontaneità piaceva. Perché non era una posa, una maschera», racconta il giornalista Gregori.

 

 

Le canzoni di Rino Gaetano riflettono spesso questi due lati del suo carattere, quello che, però, che sorprende, è scoprire che molte canzoni nascevano quasi per caso: «Capitava che da una battuta, da una chiacchierata potesse nascere una canzone». Chiunque ascolti Rino Gaetano puntualmente si è domandato almeno una volta come scaturiva ïil “nonsense” delle sue canzoni, quali ragionamenti e quanti studi ci fossero dietro la sua sferzante e criptica ironia.E invece quelli di Rino erano semplicemente guizzi di genio nati dalla sua quotidianità e dalla sua sensibilità.

Leggendo questo libro sembra che Rino, in fondo, riesca ancora ad essere presente, perché le scenette riportate sono quelle di ognuno di noi, di amici che si incontrano la sera sotto casa, che vanno al bar e che si raccontano fra una battuta scherzosa e qualche confessione. Il ritratto che si ha di Rino è quello di un ragazzotto semplice, marcatamente meridionale e straordinariamente strapaesano. Voleva sposarsi in chiesa ed ammirava la bellezza di un prete e di una suora che passeggiavano a Roma, amava le trattorie, la serenità della campagna, la compagnia degli amici con i quali era un generoso. Ma era anche un genio disincantato e nelle sue canzoni questo tratto, seppur criptico, è rivelato. Lo si può percepire in uno dei racconti del libro:

«Agapito, quale parola greca ti viene in mente?»

Fui colto di sorpresa, on me l’aspettavo. «Oh! Agape», esclamai.

«Bravo. E che significa?»

«Amore […] E quindi Agapito è uno che prova amore, in generale, anche per il genere umano».

Pensai anche a ‘La locomotiva’ di Francesco Guccini e lo dissi a Rino.

«Bellissima! – fece – La canzone di Guccini è micidiale. Però il suo ferroviere è uno incazzato, politicizzato. Il mio è un povero Cristo come tutti quelli che provano amore».

Rino sembra non aver mai perso il contatto e l’orientamento con la realtà. Nelle canzoni di Rino, anche quelle più sferzanti e politicizzate, non c’è mai nulla di ideologico ed è per questo che riesce a piacere trasversalmente a tutti. Forse complice la sua semplicità, forse complice il suo essere calabrese, forse complici i problemi affrontati nella vita tanto da fargli esclamare che «La vera rivoluzione, in fondo, la si fa con i sentimenti. Il mondo se ne frega dei predicatori e dei filosofi, figuriamoci dei cantanti».

Sperando di non fare un torto a Gregori, vorrei concludere con le parole dell’autore di questo libro davvero emozionante. Un libro che ti presenta l’”amico” Rino nella sua straordinaria umanità: «‘Per generazioni canteranno le mie canzoni’, aveva detto Rino pur nella sua immancabile ironia. Un presagio. Nulla di tutto ciò, invece. Rino non era un tipo da profezie, soprattutto su se stesso. Era uno semplice, era un amico. E, da amico, è come se se ne sia andato lasciandoci le sue canzoni come si lascia sul fuoco un pentolino di latte. Da riscaldare per riscaldarci quando sentiamo freddo».

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