Cultura

Red land, il film sulle foibe perturbante... censurato!

 

 

di Giuseppe Quattrone - Ancora una volta la cieca furia ideologica non ha permesso, o sta tentando di ostacolare, che la verità dura e cruda venga a galla, grazie alla pellicola Red Land, il film che finalmente racconta l'orrore delle foibe e la violenta morte di Norma Cossetto ad opera dei soldati titini. Dopo “Magazzino 18” (spettacolo di Cristicchi sulle foibe e l'esodo istriano-dalmata), la targa di Giuseppina Ghersi, il cantante Povia,  i libri di Pansa o il nuovo “Compagno Mitra” di Gianfranco Stella, la foga comunista si abbatte nuovamente sulla storia, svelando il vero aspetto di un cultura volta alla menzogna e all'inganno.

Il film non deve essere rappresentato, almeno secondo gli eredi di quella ideologia che con il mitra in mano guardava con ammirazione ai carnefici Stalin e Tito, e per questo motivo molte sale non proietteranno la pellicola. Tutto a discapito della vera cultura storica che, nei meandri delle aule universitarie e negli scaffali delle librerie, ha  iniziato già a raccontare la verità su quello che è accaduto a fine guerra, su quel processo storico che voleva imporre in Italia il pensiero comunista a suon di mitraglietta.

Per anni gli apologeti della stella rossa, della falce e martello e del pugno chiuso, hanno avuto campo libero per pubblicizzare e teorizzare i loro paradossi: amanti della libertà, ma amici di dittatori e di carnefici come Stalin, Tito, Mao Tse Tung, Pol Polt . La loro logica sponsorizzata da una informazione ormai ben collaudata, atta a modificare la verità fra le masse, vorrebbe far credere all'umanità che avere il coraggio di affermare i loro crimini sia un delitto, perché per loro sono stati perpetrati in nome della libertà, mentre qui si tratta solo di raccontare, anche e soprattutto alle generazioni future, la storia senza interpretazioni di parte.

L'unica excusatio ammessa è che in loro la violenza - rappresentata nei libri, nelle manifestazioni e nei film censurati dal loro pensiero e dalla loro inquisizione - sia relativa al concetto freudiano das unheimliche, in italiano tradotto come il perturbante: “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che è familiare”, ma che volutamente abbiamo nascosto e oggi ricompare agitandoci e sconvolgendoci. Per anni, infatti, queste verità storiche sono state sottaciute, negate, nascoste (grazie a troppe complicità intellettuali) ed ora riaffiorano dagli scrigni della memoria, mettendo in evidenza come per troppo tempo quello che ci è stato raccontato è stato solo ed esclusivamente “ad usum delphini”.

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