Cultura

Educazione all'illegalità

di Giuseppe Giarmoleo (La Riviera) - Non è raro che esponenti delle Istituzioni ricordino ai calabresi che la lotta alla criminalità è anche questione di cultura: occorre cambiare mentalità, non dare alcuna forma di consenso al malaffare, affidarsi allo Stato e alla sua Giustizia, mettendo distanza dal potere informale segnato dai disvalori del favoritismo e della sopraffazione. Il motivo per cui tale esortazione venga rivolta quasi esclusivamente ai Calabresi rimane un mistero. Senza alcun vittimismo, ci limitiamo a osservare che il pregiudizio nei confronti della Calabria è sempre vivo e permesso, anzi quasi un dovere quando si toccano determinati argomenti. Ma la tesi che la criminalità sia anche un fenomeno culturale è triste realtà: vale per la Calabria e per il resto del mondo, pur nelle grandi e inevitabili differenze.

Assodata l'esistenza di una realtà culturale, in senso antropologico, che sostiene mafie e gruppi criminali, c'è da chiedersi: quale contrasto si attua nei confronti di questa subcultura? Il pensiero va alle manifestazioni antimafia e alla scolastica educazione alla legalità che, senza sminuire la buona volontà dei promotori, ha prodotto risultati modesti come dimostra l'espandersi delle mafie a tutte le latitudini, comprese le civili regioni del Nord Italia e dell'Europa. Forse film come "Il padrino" azzerano mille manifestazioni per la legalità, diffondendo valori antitetici al Diritto che fonda la nostra Civiltà. Si potrebbe obiettare: ma il cinema racconta la realtà, non la crea. Non vogliamo caricare ingiuste responsabilità sulle spalle di sceneggiatori, registi e attori, ma è pur vero che nel raccontare la realtà si possono scegliere molte vie: si può raccontare la vita di un gangster in modo tale che lo spettatore provi chiari sentimenti di condanna e di disprezzo, oppure sentimenti di ammirazione e, quindi, una certa identificazione con "l'eroe negativo", ma pur sempre eroe e modello, almeno sul piano valoriale. Sì, i film rispecchiano la realtà e spesso potenziano delle trasformazioni già in atto: aiutano a cambiare i comportamenti, a far accettare atteggiamenti e valori, o disvalori, considerati disdicevoli e confinati ai margini della società.

Gli studiosi dei Media conoscono bene la potenza della comunicazione, in modo particolare quando il prodotto è ben confezionato e affascina, pertanto anche un solo film ben riuscito, e Il padrino è considerato un capolavoro, può avere un grande impatto nell'immaginario collettivo. Si dà il caso che questo "capolavoro" appartiene a un filone cinematografico piuttosto florido che non mostra segni di crisi, infatti la proposta di "eroi negativi" procede a pieno ritmo sul piccolo e grande schermo: Gotti, I Soprano, Gomorra, solo per citare qualche titolo, influenzano l'immaginario collettivo, generando in tante persone normali assuefazione e ammirazione verso stili di vita violenti e autoreferenziali. Infine, come se il cinema non fosse già abbastanza destabilizzante, registriamo anche il successo di certa musica rap che, diretta soprattutto ai giovani, dà una mano alla diffusione di un modo di vivere che potremmo definire da selvaggi, anche se si vive nella moderna società tecnologica e in una città d'arte dalla storia millenaria. A tal proposito merita una citazione il video del bambino rom che inneggia al suo mondo, "disprezzando" il nostro, che ha ottenuto oltre cinque milioni di visualizzazioni.

Il video è una sintesi precisa di uno stile di vita che si commenta da sola: chissà perché i più importanti giornali italiani, pur riportando la notizia del successo mediatico del giovane rapper, hanno omesso qualsivoglia tipo di giudizio morale, compresi i giornali che hanno fatto della morale, o meglio del moralismo, la loro bandiera. Insomma, il problema sono solo i calabresi che ancora non si decidono a cambiare mentalità!

Articolo tratto da: http://www.larivieraonline.com/educazione-allillegalità

 

 
e-max.it: your social media marketing partner

Gazzettino Impertinente