Interviste

L'intervista a O. Arconte: "Se non c’è diversità non c’è stimolo e senza stimolo non ci può essere crescita"

 

 

Abbiamo voluto intervistare Oreste Arconte, commediografo, regista, sindacalista in pensione, nonché autore di “Ciccio e il suo cavallo” andato in scena martedì 28 marzo 2017 all’interno di una manifestazione di “Stanza 101”.

Come mai hai deciso di riprendere il “Diario di un viaggio a piedi” di Lear e renderlo un testo teatrale?

Da anni utilizzo il teatro come strumento di comunicazione efficace per fare conoscere la storia, il carattere e la poetica del popolo calabrese e del reggino in particolare. Così un giorno un amico mi disse: “perché un facciamo una riduzione del ‘Diario di un viaggio di Calabria - 1847’, di Edward Lear?”. Ho letto il libro, mi è molto piaciuto ed ho tratto una lettura drammatizzata che arricchita di immagini, canzoni, detti e scioglilingua calabresi. Il risultato è stato uno spettacolo ricco e credo anche gradevole da vedere.

Perché questo titolo “Ciccio e il suo cavallo”?

Ciccio, così come Lear stesso scrive nel suo diario, era originario di Gallico (Reggio Calabria). Un gallicese come me. Così ho fatto delle ricerche ed ho scoperto che si chiamava Francesco Casciano ed abitava alla Rinazza sotto il cimitero, nel quartiere di Troncovito. Il titolo è un omaggio al mio compaesano che, accompagnato dal suo cavallo, fu una guida turistica anti litteram.

Lear resta il più noto sostenitore della bellezza calabrese, oggi come descriveresti la nostra terra?

La Calabria rimane tra le regioni più belle d’Italia dal punto paesaggistico e culturale. Basta pensare che la nostra Calabria è il parco archeologico più grande e più ricco d’Europa e forse del mondo. È stata la cerniera tra la civiltà classica greco-latina e il mondo occidentale-cristiano. Oggi la Calabria, pur conservando con il suo mare e le sue meravigliose montagne con tutto il suo fascino, è una terra emarginata e fuori dai flussi economici e culturali nazionali ed europei. Calabria: terra depressa e dimenticata perché malgovernata.

Fra eccessi di semplicità e una visione arcaica, il viaggio di Lear può considerarsi un’apertura ai moti del 1847 e alla successiva invasione del Sud da parte dei garibaldini e dei Savoia sostenuta proprio dagli inglesi?

I moti risorgimentali del 2 settembre del 1847 avvenuti a Reggio per opera dei fratelli Domenico e Gianni Andrea Romeo di Santo Stefano in Aspromonte, falliti in seguito ad un tradimento, non vengono nemmeno menzionati nella storia ufficiale del Risorgimento Italiano. Il sacrificio di Domenico Romeo, ucciso e decapitato nei pressi di Podargoni, non fu minimamente riconosciuto neanche dai piemontesi che per opera di Garibaldi conquistarono nel 1860 il Regno Borbonico.

L’Italia certamente non è stata fatta con il Risorgimento ma è precedente ai moti unitari, addirittura con il 1860 si apre la questione meridionale ancora oggi irrisolta. Cosa manca per fare gli italiani?

Prima dell’Unità d’Italia non esisteva una questione meridionale, esisteva il Regno delle due Sicilie dove, pur avendo un sistema economico di tipo feudale, si garantiva una “grossolana prosperità, che rendeva la vita del popolo meno tormentosa di ora”. Oggi, a distanza di circa 150 anni dall’Unità ancora manca una coscienza nazionale unitaria e la cultura del rispetto delle diversità. Forse l’Italia unita doveva nascere come confederazione e non come uno stato centralizzato di stampo piemontese. Solo così si sarebbero garantite le diversità economiche e produttive che le varie popolazioni esprimevano per tradizioni e cultura.

Lo spettacolo “Ciccio e il suo cavallo” è un tuffo nella storia e nell’anima reggina, in un mondo che ci vorrebbe tutti uguali ha senso ancora parlare di identità?

Se non c’è diversità non c’è stimolo e senza stimolo non ci può essere crescita, sviluppo o semplicemente creatività ed arte. Oggi la globalizzazione vuole gli uomini e i popoli omologati ai loro modelli di produzione. Pensiero e modello unico che Dio, per il bene dell’umanità, ha distrutto abbattendo la Torre di Babele. “Ciccio e il suo cavallo” ci ricorda che viviamo in una terra meravigliosa fatta di antiche tradizioni e ricca per cultura.

 

 

 

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