Politica Estera

Il piccolo Charlie è stato condannato a morte. Con lui muore l'Europa!

 

 

di Giorgio Arconte – Ne avevamo detto qualche tempo fa (qui) e purtroppo siamo costretti a parlare nuovamente della storia del piccolo Charlie Gard, a raccontarvi l’ultimo capitolo di una vita che durerà ancora pochi giorni e non supererà gli appena 10 mesi. La Corte Europea orwellianamente chiamata dei Diritti Umani, nel significativo e assordante silenzio di tutti i media occidentali, ha decretato la condanna a morte per il piccolo affetto da una rara malattia che né i medici inglesi, né i giudici britannici ed europei intendono curare.

Il verdetto di morte è arrivato, ancora non si conosce il testo con le motivazioni ma già si possono immaginare: quella di Charlie non era una vita degna di essere vissuta. Perché Charlie era solo un malato cronico e in quanto tale non poteva diventare un meccanismo di quel sistema economico che livella tutti a consumatori di consumo. Il sillogismo della nuova civiltà nichilista è: se non consumi non vali. Non ci deve essere speranza.

D’ora in poi tremino i malati e gli anziani, questi sono inutili, costosi e per tali motivi devono essere eliminati. Addirittura sono pericolosi benché fragili ed indifesi perché ci ricordano costantemente che la vita è piena di miserie e di sofferenze mentre l’umanità deve vivere dentro una bolla illusoria di piacere illimitato.

Charlie è stato condannato a morte e con lui morirà tutta la Civiltà europea. Quella Civiltà costruita sulle spalle del pensiero greco, del diritto romano e della cristianità e che aveva riconosciuto la centralità del soggetto umano elevandolo a persona, ovvero a membro di una comunità che afferma la dignità di ognuno solo per il suo essere vita, per la sua esistenza. Era questo il presupposto che aveva consentito in Europa lo sviluppo di società ordinate, belle, solidali. Certo, non sono mancate le guerre, i furti e gli omicidi ma anche il male fa parte dell’esistenza. Sempre. Inevitabilmente. Un male che, nel momento in cui non lo si riconosce perché tutto si rende liquido, tutto si dissolve in un dissennato relativismo etico, non crea felicità ma genera solo altro male, tremendamente e orridamente mascherato.

Quando staccheranno la spina a Charlie come se fosse una macchina, quella Civiltà a misura d’Uomo non esisterà più. Lascerà il posto al nulla, al niente. Tutto il resto è da scartare. Ma come può una civiltà che si definisce progressista guardare al futuro se uccide i suoi figli (con l’aborto), impedisce la generazione (con i matrimoni gay), spegne ogni impulso (con la droga) ed ha come prospettiva solo la morte (con l’eutanasia)? Non può! E di fatto non lo fa! Ciò che conta è solo il presente in un godimento senza limiti: libertà (o presunta tale). La realtà, però, è ben diversa e prima o poi ci si dovrà scontrare. Sta a quei pochi uomini e a quelle poche donne ancora in piedi in mezzo alle rovine, riuscire a restare saldi e a continuare a coltivare il seme della speranza. Missione non facile né esistono ricette. Forse la strada migliore è quella di creare ambienti e piccole comunità che non si isolino dal mondo - cosa impossibile - ma che creino reti e relazioni solidali e identitarie tanto forti da resistere all’assalto del mondo. La speranza vive di speranza e la natura insegna che un filo d’erba, con la sua esile forza, riesce anche a spaccare e bucare l’asfalto di un manto stradale per poter uscire fuori e guardare la luce del sole.

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