Politica Estera

Referendum in Catalogna: riflessione per una nuova Confederazione Europea

 

 

di Francesco Marrara – Domenica 1 ottobre si è svolto il referendum per l’indipendenza della Catalogna. Le urne, chiuse alle ore 20, hanno visto trionfare il SI con il 90% dei voti favorevoli ma c’è da dire che solo circa il 40% degli aventi diritto ha votato. A prescindere dal risultato, però, il governo spagnolo ha sancito l’invalidità del referendum poiché in contrasto con i principi della Costituzione la quale prevede l’unità e l’indivisibilità della Spagna. Tuttavia, l’inaudita violenza nei confronti di donne, uomini ed anziani messa in campo dal Governo centrale spagnolo guidato dal centrista Rajoy, ne ha completamente legittimato la validità agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. Le scene viste in molti seggi catalani risultano essere un segno evidente di come la repressione e la violenza rappresentano, oramai palesemente, un volto delle democrazie europee.

Si parta da un presupposto fondamentale. Il diritto all’autodeterminazione non può e non deve essere negato a nessun popolo ma molto spesso nel corso della storia, anche più recente, la comunità internazionale è stata contraddittoria in merito. Si prendano ad esempio i “casi” Crimea, Palestina, Fiume, Irlanda del Nord, Kosovo, solo per ricordarne alcuni e per palesare una assoluta mancanza di coerenza nell’atteggiamento della comunità internazionale. Il caso della Catalogna comprende, oltre il sacrosanto diritto all’autodeterminazione, delle rivendicazioni di stampo separatistico. In tutto ciò subentrano non solo motivazioni culturali, identitarie, storiche, tradizionaliste – anch’esse sacrosante e legittime – ma anche e soprattutto questioni prettamente economiche e geopolitiche. Affrancarsi dal governo spagnolo ponendosi sotto l’ala protettrice dell’UE, della NATO e dei vari potentati finanziari, non è, e non sarà mai la migliore delle soluzioni. L'Ingerenza del filantropo Soros e della sua fondazione in merito alle spinte indipendentiste e secessioniste catalane (vedi qui), rappresentano una constatazione di fatto. Paradossalmente il vero "complotto" sarebbe quello di sminuire il valore del SI maturato dal referendum. Questo, ha lanciato un chiaro e forte segnale sia contro una classe politica sempre più succube ed incapace, sia contro la coercizione dello Stato e della dittatura schiavista del pensiero unico dominante. Questo è uno dei presupposti più importanti da cui ripartire, per comprendere evoluzione e risvolti dei processi storici. Inoltre, occorre ricordare a chi se lo fosse dimenticato, che in democrazia il popolo è sovrano, basterebbe solo questo per mettere a tacere qualunque tipo di obiezione!

La vicenda catalana dovrebbe far riflettere sull’attuale ruolo dello Stato-Nazionale. È evidente che esso si evolverà sempre più nel corso dei prossimi anni. Sarebbe auspicabile, dunque, un’evoluzione dello stesso in maniera tale da favorire un sistema sussidiario che sappia coniugare unità nazionale con autonomie locali. La prospettiva potrebbe anche essere riproposta a livello europeo. L’UE ha completamente sottovalutato le Nazioni, i popoli. Essi rappresentano un baluardo importante della nostra società, soprattutto se visti nella prospettiva della difesa delle sovranità e delle singole identità. Ecco perché ripensare l'UE come una Confederazione di Stati sovrani, completamente sganciata dalle attuali logiche americanocentriche, bancarie e mercatistiche, rappresenterebbe una valida alternativa all’attuale centralismo europeo.

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