Politica Estera

La Russia di Putin garanzia per un mondo plurale

 

 

di Francesco Marrara – Lo scorso marzo in Russia si sono svolte le elezioni presidenziali che hanno visto trionfare Vladimir Putin e il suo partito “Russia Unita” con il 76,6% dei consensi. Perché Vladimir Putin e il suo partito “Russia Unita” hanno ottenuto un risultato così schiacciante?

A distanza di qualche mese i risultati di queste elezioni dovrebbero far meditare gli osservatori internazionali e l’intero mondo occidentale, e proprio a quest’ultimo vanno mosse alcune critiche. Innanzitutto, l’Occidente è da ritenersi a tutti gli effetti come fenomeno storico e particolareggiato che è riuscito a penetrare quasi a livello globale attraverso un’azione pragmatica e anche per certi versi arrogante in quanto convinto di rappresentare il mondo e di essere portatore sano di progresso e di civiltà. Inoltre, ciò che per l’Occidente è sinonimo di valori e cultura, non può esserlo per il resto del mondo. Finché le élites occidentali non capiranno che il mondo non è una sfera uniforme ma, parafrasando papa Francesco, è piuttosto un poliedro dalle tante e differenti facce, gli occidentali non potranno capire pienamente il resto del mondo in quanto a tempistiche, strutture e soggetti; allo stesso modo le società che non fanno parte del resto del mondo, non potranno mai comprende pienamente i cosiddetti valori occidentali. Chi afferma il contrario, e si fa portavoce universale del modello Occidentale (globalizzazione, esportazione della democrazia e di un economia neoliberista), si dimostra semplicemente ideologizzato ed incapace di comprendere la realtà russa, dove certi modelli economico-culturali difficilmente riusciranno ad attecchire.

Fino a poco dopo la caduta dell’URSS, il comunismo rimase per qualche anno ancora l’unica ideologia dominante. Tuttavia, la classe dirigente post-sovietica iniziò ad occidentalizzarsi negli atteggiamenti: affarismo, carrierismo e privatizzazioni erano all’ordine del giorno nella Russia di Eltsin. Con la nomina di Vladimir Putin a presidente della Federazione Russa, il paese si trovò di fronte ad un grave crisi economica. Nel giro di qualche anno, grazie al pragmatismo del nuovo leader ed alle riforme sostenute da un alto spirito patriottico, la Russia ha raggiunto risultati stratosferici e impensabili fino a poco tempo prima. L’orso bruno, dopo il disastroso periodo eltsiniano, è tornato ad essere una grande potenza mondiale nonostante all’interno del Paese ancora esistano contraddizioni e diseguaglianze non completamente sanate. Aldilà della parentesi risalente al periodo degli anni Novanta del secolo scorso, l’ideologia liberista, di cui l’Occidente ne è il paladino, non è mai profondamente penetrata nel tessuto sociale russo. Lo stesso Vladimir Putin, pur affiancatosi da uomini provenienti dal cosiddetto mondo liberale, nel corso degli ultimi anni è entrato più volte in rotta di collisione con l’Occidente, dimostrandosi, però, il più delle volte un vero campione della diplomazia, come nel caso della guerra in Siria.

Il patriottismo, la sovranità nazionale, la visione imperiale, la tradizione, la religione cristiana rappresentano il collante tra la Madre Patria ed il popolo. Putin ha stravinto in quanto incarna nella propria figura di leader tali valori, e l’Occidente deve prendere contezza del fatto che i principi liberali non prenderanno mai piede nel mondo russo poiché totalmente avulsi ai principi tradizionali di un intero popolo.

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