Politica Estera

Aumento dei poteri del Parlamento europeo: soluzione o peggioramento?

 

 

di Andrea Tenuta - Un recente sondaggio di Eurobarometro fa emergere che il 42 % degli italiani desidera che il Parlamento europeo acquisti un ruolo più importante (link in fondo). Ma questa può essere la vera soluzione a tutte le deficienze dell’Ue, in primis sull’assenza di solidarietà tra Stati? Proviamo a vederlo.

Il principale argomento degli euroscettici è quello di denunciare il processo decisionale all’interno dell’Ue – che porta all’emanazione degli atti comunitari – poiché viene svolto in gran parte dal Consiglio e dalla Commissione europea, le quali hanno ingenti poteri ma carenza di legittimazione democratica, almeno diretta. Parallelamente, il Parlamento europeo, che è espressione degli interessi dei cittadini europei che ne eleggono i deputati, in realtà resta privo di effettivi poteri. L’assemblea parlamentare europea, quindi, sembra avere poco e niente in comune con la classica figura del “Parlamento”, quale organo dove sono rappresentate le diverse istanze sociali con la funzioni di indirizzo e di controllo nei confronti dell’Esecutivo (la Commissione europea) e, soprattutto, detiene con il potere di iniziativa legislativa.

Le istituzioni che svolgono il nocciolo duro delle funzioni all’interno dell’Ue lo fanno in maniera poco trasparente, senza i giusti pesi e contrappesi, hanno poca legittimità democratica, e, comunque, il ruolo di controllore del Parlamento nei confronti dell’Esecutivo è molto esiguo e modico. Questo deficit democratico è stato in qualche modo ridotto nel corso degli anni ma non si è mai definitivamente superato.

Ciò che si vorrebbe portare all’attenzione è come sarà l’Ue con un Parlamento europeo con più poteri e competenze e, dunque, a tutti gli effetti un “Parlamento”.

Secondo un’analisi dettata dal buon senso, e tenendo conto delle forze che sono presenti in Europa, poco cambierebbe qualora si procedesse ad aumentare i poteri del Parlamento europeo. Al limite, il cambiamento potrebbe addirittura “acuire” le ostilità dei cittadini nei confronti dell’istituzione europea nonostante le decisioni verrebbero prese da un parlamento con maggiore legittimità democratica e trasparenza, sebbene possa sembrare un paradosso.

Potrebbe non cambiare nulla perché l’Europa, per forza di cose, è composta da Stati che sono – inevitabilmente – in concorrenza fortissima e costante fra di loro. Basti pensare ai valzer degli “asse” bi-laterali (Parigi-Berlino, Roma-Parigi, Roma-Berlino, Roma-Madrid, ecc.) fatti in modo da penalizzare il “concorrente” comune e di turno: ora la Germania, ora la Francia, ora – come di frequente accade – l’Italia. Dunque, le decisioni espressione di alleanze più o meno sotto banco, come accade oggi, emanate dagli organi privi di una legittimazione democratica, verranno soltanto trasferite all’interno del Parlamento europeo ottenendo addirittura legittimazione democratica. Tra l’altro, ogni Stato ha una propria quota di parlamentari che varia in base alla popolazione e, dunque, vi è una rappresentanza anche territoriale che determina molti equilibri in fase di votazione dando maggiore peso agli Stati più grandi. Questo comporta anche che gli Stati “alleati” potrebbero riunire i parlamentari, anche di forze politiche diverse, appartenenti agli Stati dell’accordo, coalizzandosi in massa in assemblea per votare provvedimenti a danno dello Stato “nemico”, o comunque il provvedimento che arrecherebbe meno danni al proprio Stato di appartenenza. È difficile pensare che un parlamentare voti provvedimenti sfavorevoli al suo Paese.

Un esempio: discussione in aula di una proposta di legge che prevede di dare agli Stati di primo approdo una competenza esclusiva riguardo l’immigrazione (accoglimento, mantenimento ed eventuale rimpatrio). È evidente che la deliberazione sarà frutto non di un analisi razionale e di un sano dibattito parlamentare, bensì di una contrapposizione (egoistica e non solidale) tra i parlamentari degli Stati più esposti al fenomeno e parlamentari di Stati che non vogliono sentire minimamente parlare di immigrati. In tal caso si potrebbe creare una coalizione degli Stati del centro-nord Europa che sovrasterà, in termini di voti al momento della deliberazione, i Paesi più esposti (Spagna, Italia, Grecia, Malta e Cipro) che nulla potranno per respingere il provvedimento proposto. Infatti, gli Stati mediterranei, più esposti al fenomeno migratorio, hanno appena 160 seggi al Parlamento europeo su 750 del totale.

Dunque, l’Europa (e non Ue, che è solo una creazione giuridica) vive di competizione. La solidarietà non basta enunciarla nei Trattati: dove c’è competizione non può starci solidarietà e altruismo.

Sondaggio Eurobarometro:

http://www.europarl.europa.eu/atyourservice/it/20180523PVL00117/Eurobarometer-2018-Democracy-on-the-Move

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