Politica Estera

Elezioni in America: avanzano i progressisti ma Trump tiene botta

 

 

di Giorgio Arconte - Doveva essere un terremoto per Trump ed invece il presidente americano ha – come si sul dire – tenuto botta in queste elezioni di “metà mandato” o, in gergo, di “Midterm”. Al Senato i repubblicani consolidano la loro maggioranza ma, come era stato previsto, è alla Camera che i Democratici hanno ribaltato gli equilibri seppur di poco. I prossimi due anni, quindi, saranno un po’ più difficili per “The Donald” ma la “rivoluzione blu” (negli USA il blu è il colore dei democratici), nonostante l’enorme pressing mediatico contro Trump, non c’è stato. Dopo tutto l’economia americana è in continua crescita, la disoccupazione praticamente è inesistente e i meriti sono tutti della politica adottata da Trump e che è stata premiata al Senato dove si rafforza la compagine repubblicana. C'è da aggiungere, inoltre, che l'organo parlamentare veramente importante negli States è, appunto, il Senato.

Da queste elezioni, però, arrivano indicazioni molto più importanti, soprattutto per i riflessi che possono avere in Europa, in particolare il dato sull’avanzata dei Democratici a trazione progressista. La corrente neo-liberal della sinistra americana, infatti, sembra quasi annientata, mentre a cavalcare l’ondata vincente è la “nuova sinistra” di Sanders marcatamente statalista e progressista. Nei collegi che si sono tinti di blu, infatti, sono i candidati rappresentanti delle minoranze ad incassare la vittoria, fra cui si registra l’elezione di Rashida Tlaib; la prima donna musulmana ad entrare al parlamento americano; Jared Polis, il primo gay dichiarato a diventare governatore di uno Stato (nello specifico parliamo del Colorado); e l’elezione di Alexandria Ocasio Corèz, che con i suoi 29 anni è la più giovane mai eletta alla Camera dei rappresentanti. L’elezione della Cortèz è molto significativa (benchè avvenuta in un collegio molto semplice come quello di New York), perché, oltre ad essere la pupilla di Sanders, ha un programma fortemente progressista fra interventismo statale, assistenzialismo in materia economica, apertura su migranti e minoranze.

Tutto questo lascia immaginare che l’ideologia progressista, portatrice di una visione relativista e nichilista, avrà nuova linfa e nuova vitalità dopo le pensati battute d’arresto che sta conoscendo in Europa e in Sud-America con l’avanzata dei cosiddetti populismi e la vittoria stessa di Trump negli USA. C'è da aspettarsi un atteggiamento ancora più aggressivo da parte della nuova sinistra ma basterà questo a fermare il vento anticonformista ed identitario che soffia soprattutto nel vecchio continente? Probabilmente no, basti pensare che le elezioni americane non possono essere considerate una vittoria per i Dem, ma la sfida si fa ancora più difficile obbligando, così, il mondo identitario a dotarsi di sempre maggiori strumenti culturali a suo favore.

e-max.it: your social media marketing partner

Gazzettino Impertinente