Politica Estera

Protesta dei gilet gialli: in Francia la periferia si rivolta al mondialismo

 

 

di Giorgio Arconte – Emmanuel Macron, la stella che avrebbe dovuto salvare l’Europa dal “pericolo” sovranista, ormai è diventata un grosso buco nero che sta risucchiando tutte le speranze dell’area progressista internazionale. Non sono bastati gli incensi di tutta la stampa radical-chic per consolidare la vittoria di Macron sulla Le Pen, adesso c’è la politica reale che in questi giorni si sta scontrando con la sempre più montante protesta dei cosiddetti “gilet gialli”. Centinaia di blocchi stradali in tutto il Paese e poderose manifestazioni a Parigi sugli Champs Elisées hanno letteralmente paralizzato il Paese d’Oltralpe e stanno mettendo a dura prova il governo iper-liberista e progressista guidato dall’enfant prodige Macron. A far scoccare la scintilla è stato l’annuncio di un aumento delle accise sui carburanti: 6,5 centesimi in più per il gasolio e 2,9 centesimi per la benzina a sostegno delle nuove politiche ecologiste del governo. Costi che nell’ultimo anno sono lievitati di oltre il 20% tanto da suscitare la mobilitazione dei “gilet gialli”. Una protesta che parte dalle periferie, da quella Francia rurale sempre più vessata e che non può permettersi un’auto nuova non inquinante, così come non può permettersi un ulteriore aumento dei carburanti. Ma chi pensa che la protesta sia contenuta a zone limitrofe si sbaglia perché il malcontento si è subito esteso in tutto il Paese, tanto che un sondaggio della tv nazionale francese ha rivelato come oltre il 74% della popolazione supporta i “gilet gialli”.

Sbaglia anche chi pensa che la protesta si limiti semplicemente al caro benzina perché nei giorni scorsi il comitato organizzativo dei “gilet gialli” ha diffuso un documento - che ricorda i cahiers de doléances di epoca rivoluzionaria - dove sono esposte tutta una serie di rivendicazioni. In questa lista si trova: l’eliminazione del fenomeno dei senzatetto; il diritto a un salario minimo a 1300 € e pensioni a 1200 €; la proibizione delle delocalizzazioni per proteggere l’industria francese; la promozione delle piccole imprese insieme allo stop alle grandi aree commerciali; lotta all’austerità: la lotta all’immigrazione di massa; e infine la nazionalizzazione dell’industria energetica. Insomma, un vero e proprio programma “sovranista” che si rivela come una sfida all’attuale governo francese nonché al sistema liberal-capitalista sostenuto da Macron e gli amici di Bruxelles.

La protesta dei “gilet gialli” non sembra essere destinata a finire nel breve termine e probabilmente risulterà un ulteriore grimaldello per scardinare l’€urocrazia. Infatti, benchè quest’onda di dissenso non sia strumentalizzabile politicamente, è facile immaginare come ci saranno importanti ripercussioni soprattutto in vista delle prossime elezioni europee.

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