Politica Nazionale

Campo Hobbit 40. Il rientro, le emozioni, le riflessioni, le proposte

 

 

di Pasquale Morisani – Dopo il caldo, le discussioni politiche e le belle serate musicali (degne della miglior piazza metropolitana) si concludono le giornate di Campo Hobbit 40.

Da Montesarchio (Bn) sino a casa ore e chilometri dedicati alla riflessione, su ciò che questa esperienza ha rappresentato, su quello che non è stato e, soprattutto, su quello che può rappresentare nell’immediato futuro.

In viaggio, nonostante la discussione oscilli tra il pensiero adrenalinico e l’abbiocco da calura, siamo un po’ tutti concordi di come le grandi esperienze siano irripetibili nonostante la buona volontà degli organizzatori; non vi è dubbio, infatti, che ogni evento abbia in sé un’energia propria non duplicabile, quindi nessuna reminiscenza sui tempi andati produce utilità o alimenta forza, dal Campo questa l’ennesima riprova a fugar ogni dubbio, qualora ve ne fosse ancora bisogno.

Capire cosa è stato quaranta anni addietro Campo Hobbit, nonostante tutto, può ancora servire e risultare utile per un nuovo corso. Abbisogna prendere atto di come nello scenario politico e culturale sia indispensabile una inversione di percorso, senza rinnegare o mettere in discussione radici ed esperienze, cercando di metabolizzare ciò che è stato per generare nuove categorie che nascano da una matrice identitaria. Non solo riunioni coalizzanti di stampo elettorale, niente ricostruzioni dal gusto stantio, bisogna trovare lo slancio per rinnovare.

Campo Hobbit, proprio per quello che è stato, rappresenta una possibilità sconvolgente in termini culturali e politici; nel ‘77 da quella esperienza si avviò la trasformazione di una Comunità, erede e testimone di una battaglia di sopravvivenza, in un movimento innovatore che, nel segno della Tradizione, riuscì a saldare la spinta e l’entusiasmo giovanile con una identità politica cercando oltre le etichette di una Destra troppo spesso isolata come conservatrice, elitaria o liberticida. Dal sociale al diritto allo studio, dal lavoro all’ambiente, spazi da affrontare con proposte e suggestioni contaminanti per aggregare su una visione dell’impegno politico presente nei dibattiti sui problemi dell’attualità ma caratterizzato da quel bagaglio valoriale europeo che ha rappresentato la traccia di lotta e identità.

Questa suggestione di ciò che fu, la si ritrova nella bella lettera a firma di Flavia Perina, che Junio Guariento, uno dei protagonisti del gruppo musicale “La Compagnia dell’Anello”, ha letto al Campo.

Dunque: cambiare è possibile. Evolversi ed innovarsi, immutando la via ideale della nostra Comunità e valorizzando nelle sintesi culturale ciò che è stato e ciò che, in avanti, deve essere; lo è stato allora lo può essere oggi. Non è una questione di consensi elettorali, se saremo aderenti alla realtà superando l’autoreferenzialità verranno anche questi, è una questione di visione e di capacità creativa e suggestiva. In questo vogliamo impegnarci e su questo Campo Hobbit 40 può tracciare il passo, aprendo al dialogo con diverse realtà impegnate in territori diversi ma animate dal comune intento.

Bisogna innovare! La sfida è ardua ma siamo allenati per questo; dritta di navigazione: allontanarci dalle retoriche, dalle reminiscenze, dalle critiche tout court, riuscire ad abbandonare alcune parole e definizioni che richiamano posizioni distanti dal sentire della gente e, soprattutto, dei giovani a cui indirizzare messaggi semplici, diretti ed efficaci.

Uno sforzo; meno parola “destra” e più contenuti identitari, individuando i temi qualificanti di una battaglia epocale che bisogna affrontare contro nemici forti ed implacabili. Contrapporre al potere finanziario, alla informazione massificante, all’edonismo sociologico, ai gender ed alla deriva migratoria il valore della Famiglia e delle categorie naturali, della Libertà che affianca la Responsabilità, del Lavoro che sostiene la Previdenza, e, su tutte, la difesa delle Comunità nazionali non in contrapposizione ai Popoli d’oltremare ma in piena disponibilità di sostegno con progetti di sviluppo solidale da esportare nei loro territori.

Su come fare e da dove iniziare, le nostre due proposte a Campo Hobbit 40:

  • una pubblicazione che raccolga tutti gli articoli (positivi e negativi) su Campo Hobbit 40, prima e dopo l’evento, corredati da una prefazione e una postfazione;
  • una piattaforma nazionale sul web in cui aggregare le comunità militanti, le realtà culturali, le case editrici, le testate giornalistiche, e tutta una diversificata area metapolitica per un’opera di raccordo, di confronto e di sintesi innovative. In un certo senso, anche un’opera di lobbing verso un mondo della politica che risulta essere sempre più in balia di mode piuttosto che di quelli che dovrebbero essere i propri riferimenti culturali.

Bene, dopo chiacchiere e chilometri, siamo tornati a casa nella nostra Reggio Calabria; svuotato lo zaino mi ritrovo l’acquisto fatto al Campo: “Un Samurai d’Occidente, Il breviario dei Ribelli”, di Domique Venner. Apro una pagina a caso e leggo: “rispetto ad una destra essenzialmente reattiva, non interessata che all’urgenza, vi è l’importanza di un lento lavoro di azione risoluta ed ostinata portata avanti coscienti degli obiettivi e, soprattutto, ideologicamente strutturati”. Un segno, trasmette forza e mi fa pensare anche a Marina Generoso, ispiratrice del Campo e figlia di Generoso, il militante che organizzò il primo Campo Hobbit nel ’77. Lei ha preso il testimone. Una bella persona di grande valore e grande cuore, non poteva pensare ad un regalo più bello e più prezioso per continuare a far vivere il suo papà e le nostre Idee.

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