Politica Nazionale

Ideologia e armi di distrazione di massa, come muore l'Ars politica

di Luigi Iacopino - Mettiamoci la legge sulle unioni civili e lo ius soli, mettiamoci le proposte di legge Scalfarotto e Fiano, mettiamoci i provvedimenti a favore di banche e mercato, ed ecco che la marmellata governativa ideologica in salsa lobbistica è servita.

In perfetta continuità con le volontà del Presidente della Camera, Laura Boldrini, che vorrebbe cancellare dalla nostra memoria e dal suolo italiano i cosiddetti monumenti fascisti, la notizia degli ultimi giorni è che il Governo ha deciso di accelerare sul sempre utile fronte dell'antifascismo. Com'è ormai noto, è iniziata una discussione su una proposta di legge a prima firma di Emanuele Fiano, del Partito Democratico, con l'intento di punire, anche sul web, la cosiddetta propaganda fascista, tra l'altro, vietando la produzione e la vendita di immagini o contenuti di vario genere. Insomma, c'è da restare quasi commossi per un provvedimento di cui l'Italia intera sentiva la mancanza, nonostante il già presente divieto di ricostituzione del disciolto partito fascista e le leggi Scelba e Mancino in materia di apologia del fascismo e di discriminazione razziale, etnica e religiosa, con tanto di pene e sanzioni a corredo. Ironia a parte, tuttavia, la questione è delicata e forse i più sprovveduti ancora non riescono a cogliere il filo conduttore che lega questo provvedimento, ad esempio, a quello del “compagno democratico”, Ivan Scalfarotto, che qualche anno fa ha (per ora solo) proposto di punire il reato di omofobia, benché non sia ancora giuridicamente definito e la valutazione sia lasciata alla percezione personale e nonostante il nostro ordinamento già preveda la tutela dell'orientamento sessuale e delle condizioni personali, con tanto, anche in questo caso, di pene e sanzioni a corredo.

Viene spontaneo ammettere che, se reati e pene sono già previsti, le motivazioni di simili provvedimenti non possono risiedere nella volontà di tutelare qualcuno o qualcosa. Esiste, in realtà, un quadro multicolore, non rappresentativo del popolo italiano, che ha fatto dell'ideologia e della subalternità ai poteri che contano due tratti distintivi di un modello che con la vera ars politica non ha più nulla a che vedere. C'è il desiderio di promuovere due assi portati del mercato odierno, ovvero il pensiero unico e l'impostazione socio-economica liberista, rispetto ai quali le armi non possono che essere la creazione di categorie che colpiscono il pensiero e taluni provvedimenti di distrazione di massa che coprono, quasi affossano, con la complicità dell'intero apparato mediatico, questioni che per la loro gravità gridano vendetta.

E, allora, se provi a promuovere la famiglia naturale e sollevare dubbi sull'ideologia gender e sull'utero in affitto, sei omofobo. Se provi a contestare i disastri economici attuali, sempre più figli di un'Europa delle banche e dei mercati lontana dalla gente, sei populista. Se provi a proporre di aiutare gli immigrati nei loro Paesi ed evidenzi i problemi di natura sociale e culturale che discendono dall'accoglienza indiscriminata, oltre che essere fascista, sei anche xenofobo e razzista. Ufficialmente registrato sotto la voce “rispetto della dignità della persona umana (e del migrante)”, lo ius soli risponde alle logiche di un mercato aggressivo che, a fronte di una crisi economica che non accenna a cessare, necessita del cosiddetto esercito industriale di riserva, quello che inevitabilmente si piega all'esigenza delle diminuzione dei diritti e dello sfruttamento mascherato da solidarietà.

È una trappola dalla quale occorre guardarsi bene ma, allo stesso tempo, una logica alla quale mirano simili provvedimenti liberticidi di portata ideologica e di distrazione organizzata. In questi giorni, proprio mentre tutti siamo concentrati sulla “quaestio fascista”, il Governo ha deciso di porre la fiducia sul ddl Banche venete che prevede un regalino di ben 17 miliardi di euro, quindi soldi pubblici. 5 di questi miliardi andranno a Intesa San Paolo, una banca privata, per acquisire la Popolare di Vicenza e Banca veneta, in procinto di fallire, accollando l'acquisto agli italiani, mentre i restanti 12 sono a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti, come sottolineato da Alessandro di Battista e dal Movimento 5 Stelle. Il quadro ideologico è completo, il mercato esulta, l'ars politica muore.

 

 
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