Politica Nazionale

Quegli stupri non sono figli di una mentalità mafiosa, ma di una società in decadimento

Di Antonio Giuseppe D’Agostino – Salerno, bloccata e trascinata in un garage per essere violentata dal gruppo; Napoli, “stai con i miei amici o finisci sul web”; Varese, educatrice stuprata da 4 minori del centro accoglienza; Savona, violenza di gruppo su una ragazza, arrestati tre minori; Rimini, abusata dal gruppo in una casa di campagna; Melito Porto Salvo, il branco stupra una 13enne per anni.

Storie di ordinaria follia o la quotidiana discesa verso l’inferno di una generazione che non ha più le basi e gli ideali, minata al suo interno da una corrosiva identità nullificante?

Sia chiaro, non si vuole in nessun modo giustificare azioni repellenti e abominevoli che vanno condannate senza se e senza ma.

Comprendere non vuol dire giustificare, soprattutto dopo l’eco mediatico e la legittima critica scatenata dal caso di Melito Porto Salvo, oggetto di biasimo anche in relazione alla presenza del figlio di un boss di ‘Ndrangheta.

Melito Porto Salvo è un piccolo paese al Sud di Reggio Calabria, a Sud del Sud, in quel Mezzogiorno d’Italia dove tutto, anche buttare la spazzatura fuori dai cassonetti, diventa criminalità organizzata o frutto di quella mentalità che da essa deriva.

I fatti descritti, all’inizio dell’articolo, danno una visione diversa della realtà delle cose.

Fatti non interpretazioni o inutili ermeneutiche anti-meridionaliste, perché in molti di questi casi, soprattutto quelli che riguardano il web e i social network, in molti sapevano e hanno taciuto, definendo un nuovo tipo di omertà diversa da quella mafiosa.

Da Campione d’Italia a Noto, le nuove generazioni e quelle immediatamente precedenti sono vittime di una libertà che sconfina in libertinismo e che è frutto di quella mentalità rivoluzionaria che distrugge tutto senza creare.

40enni, 30enni, 20enni e giù in basso fino ai minorenni, sono il risultato di una mancata educazione delle differenze e delle responsabilità, grazie all’idea che tutto sia possibile, che le leggi vincolano l’essere umano e per questo si è arrivati a un punto di non ritorno che ha coinvolto più generazioni.

Non è una questione di Nord contro Sud, non è un condizionamento mafioso o omertoso (anche se il silenzio di quella cittadina, Melito Porto Salvo, fa male tanto quanto lo stupro continuato) è la degenerazione di una società che non conosce più l’educazione, anche se troppe persone (autorevoli e meno autorevoli) dal Sud e del Sud hanno voluto, con piacere quasi pornografico, dare questa visione in parte distorta della realtà delle cose.

Lo sanno bene gli educatori e i professori, che giornalmente lottano e combattono contro tribù di trogloditi contemporanei, sia che si tratti dei ragazzi sia dei loro genitori.

La lentissima deflagrazione della società, operata al suo interno da forze ostili a qualsiasi identità, il graduale stordimento di tutti i valori e di tutti gli ideali, sono il frutto malato di un idealismo che può definirsi annichilente, ma che nulla ha a che fare con il nichilismo.

L’affermazione nietzscheana “Dio è Morto”, non voleva assolutamente preludere alla morte dell’identità religiosa, ma aprire a una trasmutazione valoriale, a una desquamazione che doveva ricreare valori nuovi, nuovi uomini capaci di andare “Al di là del Bene e del Male” definito dai secoli precedenti.

La scarsa capacità di interpretare questo messaggio ha portato a un annientamento di tutto, per mano di quelle forze laiciste che vedevano nella stessa religione un ostacolo al cambiamento della società.

Dio e la spiritualità morale e ideologica (che non va confusa con la Chiesa, ndr) sono stati sacrificati sull’altare della rivoluzione, dove i cardini di un’educazione hanno dimenticato il contingente dove “la misura di ciò che può esser ancora salvato dipende invece dall’esistenza, o meno, di uomini che ci siano dinanzi non per predicare formule, ma per esser esempi”.

Queste affermazioni, scritte da Julius Evola in “Orientamenti”, sono state disattese ele generazioni figlie della fallita rivoluzione hanno creato mostri di falsa tolleranza storica, sociale, religiosa e sessuale.

La confusione imperante del nostro Secolo, ha prodotto i mostri che Karl Popperdenunciava, permettendo che “la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza”.

Dio è morto”, non era una categoria immutabile, perché aveva la possibilità di risorgere e ripresentarsi all’essere umano, ma c’è chi ha voluto che il suo spirito, che è lo spirito del tempo, morisse con lui, insieme a quei valori che l’idea portava con sé.

Perso tutto, tutto diventa possibile; l’assenza di limiti (anche spaziali), ha permesso che l’uomo degenerasse, regredisse, nonostante il progresso della comunicazione e dell’informatica.

Il 2.0, in altre parole, sta segnando il punto più alto della degenerazione umana e sociale che afferma di volere guardare all’altro, senza appropriarsi di quelle radici che distinguono il mio sé da quello del mio vicino.

La cultura massificante di oggi, le mancate distinzioni sociali (non in senso di classi) e sessuali, il depauperamento di qualsiasi valore inerente alla cultura di un popolo e di una Nazione, non ha fatto nient’altro che produrre degrado e mancata percezione delle responsabilità.

Stuprare una donna, singolarmente o in gruppo, diventa facile come giocare con una consolle, un tristissimo gioco di ruolo, dove l’essere scompare in nome di quella bestia che è stata liberata.

Salerno, Napoli, Varese, Savona, Rimini e Melito Porto Salvo, sono facce di una stessa realtà che nulla ha a vedere con il Sud, con la ‘Ndrangheta o con la criminalità.

 

 
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