Politica Nazionale

Quella A che rappresenta un'asfissia cerebrale

 

 

Di Antonio Giuseppe D'Agostino – Mettiamoci un po' di ironia, magari attraverso quelle “opinioni da clown”, che permisero allo scrittore Heinrich Boll di affermare “vi sono dei limiti oltre i quali l'idiozia dovrebbe essere controllata”.

Nell'epoca della liquidità etica, storica e sociale, dove la caccia alle streghe avviene solo e soltanto a senso unico, l'idiozia “trova sempre nuovi seguaci” e diventa capace di distruggere tutto e tutti.

Maledetti”, avrebbe sicuramente tuonato Giorgio Soriano, proprio mentre si festeggiano i cent'anni della mostruosa dittatura, di quel maxismo-leninismo che nel mondo non portò nessuna liberazione, ma solo il trasmutarsi di un regime in un altro regime, che sterminò migliaia di individui in nome dell'uomo nuovo comunista.

Ci si difende contro un fascismo che sembra una boa psicologica necessaria più agli orfani di Marx e compagni, non rivolgendo lo stesso sdegno per i morti che quella falsa ideologia ha provocato nel mondo, in nome e per conto della sua presunta rivoluzione.

Mascherando tutto con il nome di libertà assoluta, si determina una nuova etica sessuale, annullando tutte le differenze e creando un essere umano privo di identità, capace di mutare i suoi gusti al solo scopo di appagare la sua insana voglia di oscenità.

Tutti quei postulati, necessari per non elaborare il lutto della caduta del Muro di Berlino, cozzano con i comportamenti sociali che da sempre distinguono le differenze e rendono credibile qualsiasi tipo di approccio politico e sociale.

Accade nell'epoca del 2.0, nell'era del superamento dei valori necessari, che qualsiasi valore venga trasmutato in pura bestialità, trasformato in un voyeuristico simulacro da mostrare in pubblico.

Non stiamo parlando di fascismo e comunismo (nonostante l'incipit), immagini di un passato che andrebbe rimosso e superato, ma di quel concetto di anarchia che oggi sembra essere rappresentato da qualche invertebrato mentale che non esita ad insozzare le statue e le piazze delle città.

In nome di una delle più nobili ideologie del secolo scorso, di quel pensiero che venne oscurato da tutti i regimi totalitaristi, qualche insipido essere umano non esita a macchiare con la di anarchia mura, steli, statue e qualsiasi altra cosa che il suo sguardo incontra e trova ributtante.

Nessuna arte, nessuna forma di protesta, ma l'insana mania di sporcare e vilipendere tutto ciò che incontra il suo non essere un perfetto idiota, soltanto perché la perfezione non esiste.

Non serve citare Proudhon, Stirner, Bakunin, Gori o il calabrese Bruno Misefari, perché nell'occhio di questa fantomatica figura di “anarchico” tutto si trasforma in un atto di ribellioni all'ordine, dimenticando come “questa calunnia, che i dizionari hanno sanzionata, è che anarchia significhi disordine”.

A costui, o costoro, che rimangono ancora liberi di insozzare le nostre le città in nome e per conto di un simbolo che non accetta nessun marchio e nessuna posizione, a tutti questi imbecilli della bomboletta, non resta che un solo monito, una sola sentenza “l’anarchismo ha come scopo la più completa realizzazione dell’individualità, congiunta al più alto sviluppo dell’associazione volontaria in tutti i suoi aspetti, a tutti i livelli possibili, per ogni scopo immaginabile”.

 

e-max.it: your social media marketing partner