Politica Nazionale

E se abolissimo la scuola pubblica?

 

 

di Giorgio Arconte – E se abolissimo la scuola pubblica? È una provocazione certamente ma… facciamola! Il livello dell’istruzione pubblica italiana è sempre più basso, complice uno staff di docenti sempre più demotivato e, probabilmente, nemmeno molto preparato a confrontarsi con le attuali giovani generazioni. Ma non è onesto né realistico addossare le responsabilità ai docenti. L’unico e vero responsabile del disastro scuola è la politica che nell’ultimo trentennio, per rincorrere mode ideologiche, ha distrutto uno dei migliori sistemi scolastici esistenti al mondo: quello italiano e gentiliano. Al grido di “modernizziamo la scuola” e per rispondere al diktat di dover “stare al passo coi tempi”, i vari Governi che si sono succeduti in Italia, sia di destra che di sinistra, hanno distrutto la scuola pubblica italiana a suon di riforme tanto da ridurla a cadavere. Questo è un fatto. Poi si può discutere sulle tante eccezioni diffuse sul territorio nazionale ma restano delle eccezioni sempre più isolate e sempre meno incentivate. Che fare allora? Abolire la scuola pubblica! O meglio, ridurla per ricondurla al suo spirito originario.

C’è una percezione sbagliata del pubblico e del privato. Il primo è considerato del “popolino”, mentre il privato dei ricchi, come se i ricchi non facessero parte del popolo tra l’altro. Non è così: il pubblico è di tutti ed in quanto tale anche per tutti. Ma questo “tutti”, nel caso della scuola ad esempio, non è un’apertura generica ma deve essere considerato come un’opportunità solidaristica e sussidiaria nei confronti di quelle famiglie che non hanno la possibilità economica di iscrivere i propri figli alla scuola che preferiscono. Bisogna capire che istruzione ed educazione sono due cose distinte e separate, e che la seconda è di facoltà esclusiva delle famiglie, mai dello Stato. Ecco che recuperare lo spirito originario della scuola pubblica significa che lo Stato deve garantire la possibilità a tutti di avere un’istruzione senza però intromettersi nell’educazione dei ragazzi, quindi la scuola pubblica deve rappresentare una scelta eccezionale solo laddove le famiglie da sole non ce la fanno.

Qualcuno può fraintendere questo ragionamento espresso anche in maniera superficiale - qui non interessa fare un trattato sulla scuola quanto lanciare una provocazione per un dibattito che vuole essere costruttivo - perché questa prospettiva fa pensare alla scuola pubblica come uno strumento classista e discriminatorio ma non è così, anzi, tutt’altro. Avere una scuola privata libera ed accessibile significa prevenire l’uso totalitario e ideologico dell’istruzione da parte dello Stato (vedi alcune dittature del ‘900), e garantire alla famiglia la propria libertà di scelta educativa, non creare delle piccole elites per aristocratici. La scuola privata, infatti, non è la scuola dei ricchi ma la scuola che garantisce a le famiglie di scegliere liberamente istituti in linea con i propri principi educativi, nonché avere maggiori possibilità di controllo e verifica sulla qualità dei progetti disciplinari e su quella del personale docente. La politica, in tal senso, dovrebbe assicurare un fisco agevolato per gli istituti privati – che oggi invece sono super vessati – in modo da poter garantire maggiore accessibilità alle famiglie. Parallelamente, questo comporterebbe una minore spesa pubblica (quindi una minore pressione fiscale a favore dei più poveri) sia per quanto riguarda il personale che per la cura del patrimonio immobiliare sempre più materialmente compromesso; e andrebbe a favorire nuovi stimoli e migliori retribuzioni per i docenti, oggi simbolo della precarietà. Non solo, complice un peso gestionale più lieve ed un’organizzazione più semplice, anche nella scuola pubblica si potrebbe tornare a garantire alti livelli di qualità. Livelli che oggi sono fortemente discutibili, quando inesistenti, creando così di fatto uno svantaggio per gli studenti e le condizioni per una società nuovamente classista e docile nei confronti di un Mercato sempre più aggressivo e amorale.

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