Politica Nazionale

Ius soli: non è l’anagrafe a creare i popoli ma la loro cultura

 

 

di Francesco Marrara – In Italia lo ius soli è ormai divenuto uno dei temi centrali del dibattito politico nazionale. Nonostante le note divergenze interne, il centro-sinistra italiano sembrerebbe essere unanimemente concorde in merito alla concessione della cittadinanza italiana agli stranieri, quasi fosse una vera e propria questione d’onore. Tuttavia, bisogna notare che nelle fondamenta della “sinistra” classe dirigente sussiste non solo un profondo disprezzo nei confronti delle identità ed in particolare per quella italiana, ma anche una profonda ed evidente incapacità di comprendere che se il ddl sullo ius soli dovesse essere approvato anche in Senato, nel prossimo futuro ci troveremo a fronteggiare una situazione disastrosa che avrà forti conseguenze dal punto vista culturale, sociale ed antropologico.

Quanta malafede o consapevolezza ci sia a sinistra non è facile determinarlo, certamente, però, risulta poco convincente l’opposizione allo ius soli proveniente dal centro-destra. Il tema è ben più serio di quanto si possa pensare. Occorrerebbe analizzarlo e contestualizzarlo alla luce di un contesto culturale sempre più complesso e delle vere esigenze sociali ed economiche del popolo italiano. Quest’ultimo, infatti, è ormai in preda ad una crisi identitaria ed economica senza precedenti e, ancor peggio, senza una prospettiva d’uscita. Crisi della quale è responsabile tutta la classe politica trasversalmente intesa e senza distinzione partitica. Inoltre, la cecità di cui i politici italiani soffrono, impedisce di constatare che lo ius soli è stato un totale fallimento in tutti quei paesi europei dove esso tutt’ora vige. Vedi la Francia più volte colpita da attentati terroristici e ormai divenuta una delle nazioni europee più insicure per via delle forti tensioni sociali. Considerati l’europeismo e l’esterofilia delle formazioni politiche italiane, ci sarebbe piuttosto da augurarsi di fare tesoro di quanto è accaduto negli ultimi tempi nel Vecchio Continente al fine di evitare delle devastanti ripercussioni anche sulla nostra penisola.

Lo ius soli, continuando il ragionamento di cui sopra, non è una questione di diritti civili (per nulla negati agli stranieri residenti in Italia) ma ha come vero obiettivo quello di omologare i popoli e renderli conformi alle necessità del Mercato. Il capitalismo ha bisogno di individui apolidi, senza radici, senza identità, pronti a spostarsi laddove lo richieda la domanda di forza lavoro. Un esercito industriale di riserva pronto a fare qualsiasi tipo di mestiere, senza garanzie sociali ma pronto a rispondere presente alle logiche finanziarie e mercatistiche. Questa è l’unica e reale ragione per la quale, diverse forze spingono per l’approvazione dello ius soli, ma se tutti gli stranieri divenissero tutti di un colpo cittadini italiani, il concetto stesso di cittadinanza – fatto di un legame profondo con la propria Patria, le proprie tradizioni, i propri valori, le proprie tradizioni – verrebbe meno nella sua stessa essenza. Come ebbe a dire l’antropologa Ida Magli: «non è l’anagrafe a creare i popoli, è la loro cultura».

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