Politica Nazionale

Vittorio Emanuele III torna in un'Italia incapace di confrontarsi con la storia

 

 

di Giorgio Arconte – Chi scrive non ama assolutamente i Savoia. Chi scrive è un critico del Risorgimento e attribuisce all’ex casa regnante le responsabilità dei crimini perpetrati durante l’invasione del Meridione d’Italia. Chi scrive reputa Re Vittorio Emanuele III un vile per aver acconsentito al tradimento dell’8 settembre 1943 mentre fuggiva – insieme a Badoglio – da Roma per riparare a Brindisi lasciando allo sbando l’esercito regio. C’è da aggiungere che l’armistizio con gli “alleati” fu firmato il 3 settembre e reso noto solo giorno 8. Nel mio immaginario un Re dovrebbe incarnare virtù ben più eroiche ma dopo tutto la storia di Casa Savoia – nonostante una disonesta ma imperante storiografia – non è fatta di grandi vittorie, ad eccezione per l’epopea di Vittorio Veneto. Chi scrive, però, è contento del rientro della salma di Re Vittorio Emanuele III e vorrebbe anche vedere la sua sepoltura nel Pantheon di Roma, tomba dei Re d’Italia, con una celebrazione ufficiale di Stato, un po' come è successo per le esequie di Michele I (Mihai) ex re di Romania.

La premessa era necessaria per capire che in queste righe non c’è nessuna intenzione apologetica o celebrativa nei confronti di Re Vittorio Emanuele III e della sua casata, e si rende necessaria a fronte delle stucchevoli e ritrite polemiche che stanno montando in questi giorni. Una necessità ridicola ma tant’è. Siamo in Italia e purtroppo questo Paese fa fatica a far i conti con la propria storia. Eppure siamo uno Stato abbastanza giovane, dovremmo avere sete di storia. Certo, come Nazione – cosa differente dallo Stato – siamo molto più vecchi di una decina di secoli, ma l’Italia “moderna”, così come la conosciamo e viviamo noi, può contare appena poco più di 150 anni. E invece la storia per gli italiani è una questione molto problematica. Quella precedente al 1860 è avvolta da un mito di grandezza - che spesso vive ancora nelle chiese, nei palazzi, nelle piazze delle nostre città - ma in realtà sono molto pochi quelli che conoscono ciò di cui ogni italiano dovrebbe essere orgoglioso. Colpa del sistema scolastico sempre più superficiale ma soprattutto di un clima culturale decadente dove ciò che conta è l’istante presente e fuggente nella frenesia del quotidiano: nell’era della post-modernità non c’è tempo per il passato. La storia italiana post 1860 è ancora più bistrattata perché non è semplicemente ignorata ma viene strumentalizzata dalla propaganda politica. Le conseguenze di questo approccio ideologico alla storia non possono che essere di disonestà intellettuale e di grave danno per la formazione di una coscienza nazionale unitaria. Massimo D’Azeglio 150 anni fa affermò la celebre frase «abbiamo fatto l'Italia adesso facciamo gli italiani» ma da allora non si rivelano grossi passi in avanti se non in occasione dei Mondiali di calcio.

Non sarà il calcio a fare gli italiani né tanto meno l’odio. Certe polemiche non dovrebbero esistere e la loro insistenza rivela come l’Italia non sia una Nazione pacificata perché non riesce a fare i conti con la propria storia, nel bene come nel male. Il rimpatrio della salma di Re Vittorio Emanuele III dovrebbe, invece, essere occasione per strappare di mano la storiografia ai sentimenti (e ai risentimenti) ideologici e consegnarla all’onestà della ricerca scientifica. Solo così sarà possibile compiere un passo concreto nella costruzione e acquisizione di quella memoria che è capace di segnare l’identità degli italiani e, finalmente, unirli pacificamente secondo l’auspicio di D’Azeglio e di tutti quei patrioti – sia vinti che vincitori – che hanno sacrificato la propria vita perché l’Italia arrivasse fino a noi oggi e per sempre.

*foto tratta dal sito del Corriere della Sera

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