Politica Nazionale

La provocazione: cancelliamo le festività!

 

 

di Francesco Marrara – Le festività natalizie sono appena trascorse ed anche quest’anno nel dibattito pubblico è riemersa la proposta di legge (qui) - presentata dal Movimento Cinque Stelle con in testa Michele Dell’Orco primo firmatario - sulla chiusura degli esercizi commerciali almeno sei dei dodici giorni festivi previsti durante l’anno. Il ddl, approvato nel 2014 alla Camera, risulta ormai fermo da tre anni al Senato. Tuttavia essendo agli sgoccioli dello scioglimento delle Camere, la legge avrebbe potuto essere approvata in brevissimo tempo. È manca, però, la volontà politica di Pd e Forza Italia.

Il lavoratore italiano, dal 1997 – anno dell’entrata in vigore della legge Treu, la quale ha di fatto legalizzato il lavoro interinale - ha visto ridotti progressivamente tutele e diritti conquistati in anni ed anni di lotte politiche e sindacali - in nome di una presunta flessibilità voluta dai mercati. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aumento della disoccupazione giovanile e della precarietà, chiusura di aziende ed attività economiche, suicidi e disperazione generale. Nonostante ciò, politicanti e sciacalli del politicamente corretto parlano di ripresa e di aumento dei posti di lavoro. Secondo costoro, lasciare aperti i negozi anche nei giorni festivi e alla domenica significherebbe incentivare il commercio e l’occupazione. Tutto vero se non fosse per il fatto che all’interno dei negozi esista quel contenuto umano che si vorrebbe sostituire con macchine - prive di qualunque diritto e tutela giuridica - sempre operative ventiquattro ore su ventiquattro. Inoltre, con l’avanzare della New Economy (vedi Amazon, Google, Yahoo) le piccole e medie imprese - da sempre motore dell’economia italiana - rischiano nell’imminente di venire sconquassate a causa della loro impossibilità di reggere la concorrenza al ribasso. Quest’ultima leggasi come totale cancellazione dei diritti dei lavoratori italiani i quali, per rendersi competitivi con i lavoratori di altre nazioni in cui i diritti ed i salari sono decisamente più risicati che nel Belpaese, saranno costretti a rinunciarvi pur di poter mantenere il proprio posto di lavoro.

Il lavoratore, senza più tutele e diritti, è a tutti gli effetti un individuo atomizzato privo della gioia di poter godere degli affetti della famiglia. Quest’ultima nemica di quella stessa società materialista e consumista che da tempo le ha dichiarato una guerra senza tregua. Dunque, aldilà della bontà di una proposta di legge - idealmente condivisibile - bisognerebbe tuttavia convergere verso una nuova sintesi di carattere politico che avesse come fondamento la rinascita della potenza del lavoro produttivo. Ripensare il lavoro dal punto di vista umano e sociale, e non più in termini mercantilistici e schiavistici, significherà lanciare la sfida verso un futuro in cui le nuove tecnologie la faranno da padrona anche nel mondo del lavoro. In tal senso, per affrontare al meglio tale sfida, sarà opportuno incentivare coinvolgimento diretto dei lavoratori nei meccanismi di produzione e gestione aziendale.

 

e-max.it: your social media marketing partner