Politica Nazionale

L'antifascismo fascista ... l'ipocrisia della sinistra

 

 

Di Antonio Giuseppe D'Agostino – Alla fine bisogna arrendersi, in Italia non è possibile nessun tipo di pacificazione storica che possa anche solo lontanamente basarsi sulla ragione e sul buonsenso.

Le recenti manifestazioni e gli allarmi sul pericolo fascista, sulla possibilità di un rigurgito nero, mettono in evidenza solo l'ipocrita isteria di una sinistra moderata e/o estremizzata, incapace di lasciare il passato alle spalle.

Un paradosso che deve fare i conti sempre e solo con il nemico pubblico numero uno, ossia quel Benito Mussolini, fondatore di quel fascismo che ancora pesa sulle spalle degli italiani.

Una contraddizione di fondo che fotografa una marcia in ricordo dei martiri di Acca Laurentia pacifica e composta, mentre le varie manifestazione antagoniste sono piene di rabbia e di brutalità.

Quello che è emerso negli ultimi mesi è la violenza dei famigerati pacifisti pronti a urinare sui manifesti degli avversari/nemici, disposti a svilire il lato femminile delle donne affermando che ci sono vagine chiuse per i fascisti ed aperte a tutti gli altri, capaci persino di distruggere le vetrine e le macchine delle città che ospitano le marce antifasciste e/o ad aggredire un indifeso carabiniere chiamato solo a fare il suo dovere.

Senza dimenticare il vilipendio dei morti italiani, in nome e per conto di quell'ideologia titina che annientò persino i “compagni” di Monfalcone accorsi per onorare la nuova Repubblica rossa della Jugoslavia.

Orrori storici di cui nessuno vuole avere memoria, altrimenti bisognerebbe ammettere che il comunismo, di qualsiasi colorazione e in qualsiasi area geografica, è stato crudele e violento proprio a partire da quella Rivoluzione di ottobre.

Aveva forse ragione l'autore Ennio Flaiano “in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”, solo che mentre i primi vengono sempre messi alla berlina, i secondi sono sempre stati difesi da un sistema che suscita particolari perplessità.

A partire dalle guerra fratricida che seguì la fine della Seconda Guerra Mondiale, passando per gli autonomi e i collettivi studenteschi degli anni 70 con le loro “Hazet 36”, per arrivare ai terribili anni di piombo dove la stella rossa delle “Brigate” mieteva vittime e importava in Italia la propaganda armata.

Tutto dimenticato, dai sedicenti pacifisti armati di tutto punto che manifestano in nome per conto di quella pace in favore di quell'Africa dove il marxismo-leninista e tutte le derivazioni del comunismo hanno causato danni fino agli anni 80 del secolo scorso e oltre.

Catastrofi che vengono dimenticate: lo Zimbabwe; l'Etiopia; il Sudan; l'Algeria, lo Zambia; la Somalia; il Togo; il Congo/Zaire; il Mozambico, sono alcuni degli stati africani in cui la propaganda e i partiti di chiara matrice comunista, in tutte le sue derivazioni e alienazioni, fra gli anni 60 e i giorni d'oggi hanno imperversato in Africa provocando guerre civili e massacri di inaudita violenza.

Senza dimenticare la ferocia sulle donne, i bambini soldato, gli stupri sistematici usati come mezzo di dominio, la magia nera, il cannibalismo rituale che ancora (ahi-noi, ndr) esiste in alcuni lande del continente nero in cui quel pensiero “sinistro” ha dominato e ancora padroneggia.

Tutto viene supinamente accettato, anche da chi si definisce un anarchico e sposa le idee che hanno portato al massacro i suoi stessi “compagni” osteggiati più dalla falce e dal martello che dal fascio littorio.

Difronte a questa infinita stupidità, davanti a un nonsenso che gioca solo con i fantasmi del passato, bisogna solo abbassare le armi del buonsenso e dell'intelligenza e affermare con Curzio Malaparte che “vedremo continuarsi nell'antifascismo, adattandosi alle circostanze nuove, molti dei metodi e della mentalità fascista. Si farà dell'antifascismo di natura fascista”.

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