Politica Nazionale

Il voto populista che cambia l'Italia

di Giorgio Arconte - Come avevamo previsto (qui), queste elezioni, con questa legge elettorale, non garantiranno un Governo: non basterà, infatti, al centro-destra un pur ottimo 37% per riuscire a governare in autonomia. Ma delle considerazioni importanti possono essere fatte, soprattutto una: la politica italiana è finalmente cambiata sotto il segno dei temuti "populismi". La netta affermazione del Movimento 5 Stelle e della Lega segnano uno spartiacque storico facendoci entrare di fatto nella “Terza Repubblica”. Come tutti i passaggi, anche questo verrà vissuto con gradualità ma ormai il cammino è segnato. Il PD di Renzi è stato definitivamente rottamato con un risultato addirittura al di sotto del 20%; Forza Italia è stata ampiamente scavalcata dalla Lega segnando la fine della leadership di Berlusconi nel centro-destra; le ali più o meno “estreme” sia a destra che a sinistra hanno raggiunto risultati irrilevanti. Questi tre dati segnano la fine di un passato: adesso la scena è tutta per il M5S e la nuova Lega di Salvini, il primo a rappresentare la nuova sinistra progressista, il secondo a rappresentare la nuova destra sovranista. Non sarà facile per nessuno dei due soggetti definirsi chiaramente, soprattutto in questa fase di ingovernabilità, ma, come già detto, è un cammino ormai avviato e anche auspicato perché l’Italia ha bisogno di rinnovarsi per uscire dal pantano. La storia è sempre un divenire, il passato deve fare da bagaglio e non da zavorra, per questo le urne ci consegnano finalmente la speranza di riuscire a tornare a camminare senza più discutere di fascismi, di comunismi, di moderati e democristiani di cui ormai restano solo insignificanti tracce. La dialettica politica è cambiata e chi vuole continuare a far politica deve sapersi confrontare con nuove categorie, con un disagio economico pesante e con una rabbia popolare crescente. La promozione della cultura in questo percorso rinnovatore giocherà un ruolo fondamentale, per questo Stanza101 si pone già come avanguardia ed interprete della realtà e dei tempi. Non può esistere azione politica che prescinda da una visione culturale forte, di questo la “nuova destra” a spinta sovranista deve farne ammenda e porsi sin da subito come interlocutore per non rischiare di morire appena nata: sarebbe un’occasione sprecata.

 

 
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