Politica Nazionale

Analisi sull’attuale ‘destra’ italiana

 

 

di Roberto Siconolfi - Il campo della destra politica, in Italia, va analizzato facendo opera di discernimento tra il positivo e il negativo. Innanzitutto partiamo dalle elezioni politiche che hanno portato la Lega ad essere il primo partito tra tutta la coalizione di centro-destra.

La Lega si conferma come forza nazionale, talvolta nazionalista, e popolare, o più precisamente identitaria e sovranista. Essa è a tutti gli effetti il volto nuovo della destra italiana, in quell’operazione di svecchiamento effettuata negli schieramenti politici in campo, e che prevede il Movimento 5 Stelle come “nuova sinistra”. Forza Italia, e in generale tutto il movimento politico berlusconiano, non riesce più a rappresentare in maniera corrispondente tutta una serie di istanze di una certa base sociale italiana. Non a caso poco gradevoli sono state le aperture pre-elettorali “europeiste” proprio di Silvio Berlusconi, ad esempio con la Merkel. E ancora in corso sono operazioni di disturbo verso politiche dispregiativamente definite “populiste”, minando una possibile intesa governativa col Movimento 5 Stelle.

Sempre sulla Lega possiamo distinguere, da un lato, una base portatrice di giuste istanze riguardo la regolamentazione dell’immigrazione, la difesa dalle politiche strangolanti dell’Eurosistema, il sostegno al sistema di piccole e medie imprese. Dall’altro una dirigenza, rappresentata da Matteo Salvini, troppo facile a cessioni demagogiche, securitarie, xenofobe e anti-meridionali, tutto sommato inutili. Una serie di questioni sono già percepite come “vere” dagli italiani, anche di estrazioni politiche diverse, e quindi varrebbe la pena lasciarle così, senza calcare ulteriormente la mano.

Riguardo lo schieramento più complessivo del centro-destra, la presenza di Silvio Berlusconi è diventata davvero di troppo. La parabola politica del Cavaliere è oramai discendente, ma certo è che ci sono indubbi interessi aziendali da difendere e il suo “gruppo” può essere messo in crisi dai poteri finanziari in breve tempo. Non dimentichiamo, infatti, che già poco prima dell’instaurazione del governo Monti, quasi 400 milioni furono “bruciati” in un’unica seduta e il titolo di Mediaset crollò del 12% in una giornata.

Sempre su Berlusconi e Forza Italia è opportuno fare delle precisazioni. Innanzitutto che non c’è stato movimento politico più idiota dell’anti-berlusconismo: un coacervo di ipocriti, arroganti e tutto sommato invidiosi del Cavaliere. Ma bisogna ammettere che rimpizzare le televisioni di futilità e ragazze denudate, facendo diventare il fenomeno da marginale a “normalizzante”, non è stato un passaggio da poco. Negli anni si è creata sempre più una similitudine tra il “capo”, le sue televisioni e l’italiano medio, al centro della quale vi è il “culto dell’evasione”, anche fiscale.

Tuttavia possiamo fare delle importanti precisazioni, riguardo il carattere “produttivo” e, inevitabilmente, utile della parte del “capitale” rappresentata da Fininvest, poi Mediaset. Una notevole differenza con la frazione prettamente “finanziaria” e “apolide”, sostenuta dal centro-sinistra. Se i governi Berlusconi avessero fatto solo 1/3 di ciò che han fatto Renzi e il PD, la CGIL avrebbe portato permanentemente nelle piazze milioni di persone.

Ciò a testimonianza del fatto che, direbbero gli Agnelli, “in Italia per fare politiche di destra ci vogliono governi di sinistra”. Infatti, meglio di tutti, le forze della sinistra italiana, e non solo, hanno favorito proprio le mosse del finanz-capitalismo, realizzando un abbraccio trasversale e “mortale” contro i popoli e le identità. Importante anche tutta la politica estera, al netto degli appoggi a George W. Bush e alla sua guerra, in favore della Russia e della Libia.

Altro partito minore, ma che ha tenuto bene alle politiche è stato Fratelli d’Italia. E qui si spezza una lancia se non fosse almeno di simpatia verso Giorgia Meloni, per l’essere diventata il bersaglio preferito del finto antagonismo di sinistra, del giornalismo mainstream alla Formigli, e di quella banda di “annebbiati mentali” degli psicopoliziotti internettiani.

Tutto il campo della destra, come abbiamo visto si avvia verso un rinnovamento, delle istanze politiche quanto della sua dirigenza. La sfida sta proprio nel saper interpretare questa nuova fase, senza incappare nelle trappole dell’establishment, pronto ad incanalare questo nuovo corso in binari morti.

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