Politica Nazionale

Un 2 giugno rinnovato dal populismo nella speranza

 

 

di Pasquale Morisani - Un 2 Giugno diverso, un momento di sintesi istituzionale all’indomani dell’insediamento di un Governo sofferto da molti ambienti ma voluto e sentito nell’immaginario collettivo come la proiezione di una speranza, di una nuova stagione.

L’attore di questa giornata di festa, dunque, non può essere uno sbiadito tricolore reduce da anni di governi tecnici distanti dal paese reale, attenti ad una politica europea sbilanciata sui diktat esterofili e funzionale a quei poteri finanziari che hanno soggiogato l’economia nazionale.

La Repubblica colora la sua bandiera di una tonalità accesa, d’italianità, nonostante taluni, adusi alla guerra delle parole, continuano a demonizzare il populismo come il nuovo pericolo che ne minaccerebbe le fondamenta.

Si convincano i soloni del pensiero unico, gli interpreti della dittatura demagogica e globalizzante, tutto cambia e questo vale anche per loro; per la prima volta la guerra delle parole è vinta, con moto libero e spontaneo, dalla Comunità nazionale, angustiata dalle incertezze del vivere quotidiano e mutilata nella prospettiva di un futuro, con voto legittimo ha sancito un necessario ed improcrastinabile rinnovamento.

Il valore dell’idea di Popolo, che per un secolo è stato il leit motiv di una sinistra incattivita ed avvezza alla “guerra di classe”, oggi diviene per la stessa fabbrica culturale e sinistroide la panacea di ogni male, lo spettro di ogni pericolo, il male assoluto.

Per gli Italiani, quelli che credono in una realtà di valori condivisa e non rivendicata, quelli che  amano la Famiglia come l’hanno conosciuta da sempre; quelli che non hanno bisogno di reclamare su ogni diritto disconoscendone i corrispondenti doveri; quelli che onorano il lavoro e lo costruiscono per loro figli; quelli che amano la loro Patria come luogo di cultura ed identità; quelli che vogliono sentirsi sicuri in strada e nelle loro dimore; quelli che sono stanchi di vedere la loro Italia mutilata di quella Sovranità che, per dignità nazionale ed autorevolezza economica, non può essere soggiogata alle lobby internazionali globaliste e finanziarie; quegli italiani che da millenni si sono sentiti cittadini del Mondo attraversando oceani e deserti avventurandosi per la scoperta di nuove terre ma anche emigrando con sacrificio e dignità; per tutti questi italiani, che sono stati e sono la maggioranza della Repubblica, oggi il Populismo è la bandiera, il tricolore di questo 2 giugno, che parla con il vocabolario della gente rappresentandone ansie e paure,  interpretandone il malessere e la ribellione, perché, in una parola a noi cara, sa essere Impertinente nel suo sguardo al Futuro.

Certo, anche se impegnati e distratti dal necessario quotidiano, i cittadini non possono essere sprovveduti e coltivare la speranza di un cambiamento semplicemente delegando responsabilità e ruolo di partecipazione politica a nuovi attori del palcoscenico istituzionale e di governo; sarà, parimenti, ancor più necessario coltivare quei luoghi, quegli spazi culturali, di opinione e di confronto sui temi della società e della politica.

Comunque vogliamo, dobbiamo credere a questa opportunità di rinnovamento, ma bisognerà essere partecipi, attenti e consapevoli che il potere di un Popolo non si delega soltanto con il voto ma lo si deve esercitare anche con una condivisione di obiettivi, di lotte e di sacrifici e, qualora questo schieramento, che in atto rappresenta un Populismo vitale e rigenerante, possa tradire lasciandosi ammaliare dal fascino del potere e della autoreferenzialità, beh allora in quel caso nessuna scusante; dovrà il Popolo, con i suoi movimenti culturali il suo fervore di partecipazione civica  presentare il conto a debito per quei cattivi interpreti della sovrana speranza  che oggi ha ridato vigore al tricolore, un simbolo a cui, da generazioni, si affida forza identitaria e militanza Politica.  

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