Politica Nazionale

Il ministro Fontana suona la carica per la famiglia naturale

 

 

di Giorgio Arconte - «Le famiglie gay? Non esistono. Ora più bambini e meno aborti». Sono bastate queste poche parole di sano buonsenso per scatenare le violente polemiche dei soliti prezzolati al pensiero unico. La citazione è tratta da una dichiarazione al “Corriere della Sera” del neo ministro alla famiglia, Lorenzo Fontana, che poi in una sua lettera al giornale “Il Tempo” (qui) rilancia: «Mi batto per la normalità, ci sono mamma e papà. L’odio delle élite non mi spaventa». Insomma, Fontana si presenta subito come un impertinente e non si lascia intimidire dal puntuale e brutale attacco mascherato da quell’ipocrita sentimentalismo di chi, predicando a favore dell’utero in affitto, vorrebbe ridurre le donne a mero ingranaggio di una catena produttiva che sforna bambini su misura e secondo un preziario. Possiamo dirlo a gran voce: Fontana ci piace!

Ma i proclami, sebbene dai toni che hanno il sapore dell’ovvietà, lasciano il tempo che trovano, anzi, rischiano solo di accendere polemiche strumentali che distraggono da un’azione che per essere reale ha bisogno di strategia, non di urla isteriche. Anche perché non è tempo di rivoluzioni, piuttosto, oggi è tempo di contro-rivoluzione, ovvero, di fare il contrario di quella rivoluzione che sta sconvolgendo la grammatica naturale dell’essere umano. Così, se la velocità è tipica di ogni moto rivoluzionario, allora noi, insieme al ministro Fontana, dobbiamo contrapporre la concretezza della lentezza. Chi crede sia possibile cancellare la legge 194 sull’aborto, insieme alla legge sulle unioni civili, con un colpo di spugna in Parlamento, o è un illuso o è in malafede, non solo perché sui temi etici non esiste una maggioranza parlamentare, ma soprattutto perché il problema prima ancora che essere politico è di natura culturale ed antropologica. Per il momento, e nemmeno da subito, ci si può accontentare di rimuovere la gratuità dell’aborto per le maggiorenni; inserire l’obiezione di coscienza nella legge sulle unioni civili ed eliminare il rito nella celebrazione di queste, una firmetta in una fredda stanza di un anonimo ufficio è più che sufficiente. Già sarebbero due piccoli-grandi passi.

Il vero fronte su cui lavorare non è quello “contro” ma è quello della “promozione” della vita e della famiglia naturale. Urge in Italia un’imponente opera di incentivazione economica e fiscale della natività (e su questo il ministro Fontana ha espresso ottimi impegni precisi): mettere su famiglia stabilmente e fare figli deve “convenire”. Non è possibile, però, limitarsi ad un impegno materiale, che certamente è opportuno ed urgente, ma se non viene accompagnato da una forte opera di sensibilizzazione culturale, rischia di restare un’azione monca e senza effetti duraturi. Bisogna capire che siamo di fronte ad una sfida antropologica, pertanto ciò che deve riemergere ed affermarsi è il valore della famiglia in sé, non semplicemente la possibilità di beneficiare di un assegno in più. La famiglia è la culla di ogni società, a cerchi concentrici da essa nasce ogni tipo di relazione e, quindi, di organizzazione ed equilibrio. Riscoprire questa realtà significa vivere la bellezza e sgretolare pezzo per pezzo quell’individualismo imperante e quella mentalità commerciale diffusa principalmente fra le giovani generazioni che passano le loro giornate dietro lo schermo di uno smartphone a costruire rapporti virtuali ed usa-e-getta.

Ricentrare la politica sulla famiglia deve significare innanzitutto attivare processi culturali molto lunghi e lenti atti ricostruire il tessuto antropologico di una società oggi sempre più nichilista, soltanto dopo si potranno abrogare con successo definitivo tutte le nefandezze legislative. Nella famiglia si vive la primordiale relazione con i genitori, i figli, i fratelli e le sorelle, i nonni. Da questo nucleo nasce il rapporto con il vicino, da questo poi la comunità di quartiere e così via fino alla costituzione dei corpi sociali intermedi e al vivere la comunità nazionale. Processi, dunque, che hanno bisogno di una buona politica orientata alla realtà e del determinante apporto dell’associazionismo culturale, metapolitico e civico.

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