Politica Nazionale

I garantiti e i globalisti contro il governo dei populisti

 

 

di Roberto Siconolfi - Avendo preso coscienza dei piani, anche i più occulti, della tecnocrazia UE, sarebbe il caso di analizzare lo schieramento di coloro che, volenti o nolenti, si schierano a favore di essa e contro il legittimo governo Conte. Dentro troveremmo elementi che comprensibilmente stanno dalla parte di BCE, Commissione Europea, Junker, Draghi, Merkel e speculatori vari, ma anche insospettabili (“rivoluzionari” e radicali da strapazzo). Solo chi non conosce bene il pensiero globalista, e tutto il suo collegamento dispiegato, può giudicare le scelte e le dichiarazioni di questi ultimi come inaspettate.

Ai piccoli e medi operatori della finanza, e ai garantiti della pubblica amministrazione che attaccano il nuovo governo vanno aggiunti: PD, sindacati, dirigenti di cooperative e organizzazioni del terzo settore, sindaci demagoghi, movimenti LGBT e organizzazioni del femminismo, migranti sobillati ad arte, centri sociali e “sinistra radicale”. Tutti questi elementi sono la quinta colonna del potere globalista sul territorio italiano, il ramo secondario dei poteri forti dal carattere essenzialmente anti-popolare ed anti-italiano. A tutti gli effetti essi sono i nuovi “nemici del popolo”!

Dal veto sul ministro Savona ad ora, tutto il tran tran di gazzettieri, manipolatori mediatici e impauriti dall’“ipotesi populista” non perde occasione per diffamare la maggioranza Lega-M5S.

Per quanto riguarda il ceto politico abbiamo il PD che da Bologna, a Firenze, a Caserta, ha manifestato in favore dell’atto eufemisticamente “inconsueto” del Presidente della Repubblica, un vero e proprio illecito costituzionale.

Per il PD Bolognese bisogna “allearsi con Berlusconi, il più governativo” – ovvero il nemico del mio nemico è mio amico, anche se l’ho odiato, o meglio invidiato per anni –, e perché c’è “rischio fascismo”. Adesso con una certa cognizione di causa, si dovrebbe osservare come è stata ridotta Bologna da questa mandria di ottusi funzionari di partito, sindacati e cooperative varie. Essi, per garantire a sé e ai propri figli uno stile di vita improponibile ai più, hanno distribuito clientele, raccomandazioni e patti taciti a chiunque. Posti di lavoro e commistioni per tutti gli amici e gli amici degli amici, in particolare ai centri del cosiddetto attivismo sociale, dispensatori di “accoglienza” ed ideologia meticcia. Il risultato finale è quello di un centro storico in preda a criminalità arabo-africana e bande di strada, oltre ad un degrado da apocalisse.

Questo esempio massimo è una cartina tornasole di quello che ha combinato il centro-sinistra in anni di governo e amministrazione sia a livello nazionale che locale. Ma, sempre rimanendo sul discorso delle città, veniamo all’altro campione del globalismo ideologico: il sindaco De Magistris. Questi animato anche da una vera e propria invidia personale verso i consimili Salvini e Grillo, ha apostrofato la scelta di Mattarella circa il veto su Savona, come tutto sommato lecita e ragionevole. Tra le sue motivazioni c’è la seguente: “smettiamola di far passare l’economista Paolo Savona come un bolscevico. Savona è in perfetta continuità con le politiche liberiste!”. Eh già! Adesso consegniamo il Ministero dell’economia nelle mani di Trotzky, o di qualche altro affamatore di popoli sul modello tipico del suo entourage (centri sociali e sette marxiste-leniniste)! Tutto ciò in un territorio già martoriato, dove adesso si incuneano anche le baby gang e la nuova e “intoccabile” criminalità “migrante” nei quartieri Vasto e Porta Nolana. Ma ancora non soddisfatto, dopo la fiducia al nuovo governo il capopopolo napoletano commenta: "Di fronte a questo governo, a un Ministro degli Interni di fronte a cui Scelba e Cossiga sembrano quasi dei 'sovversivi', noi siamo pronti. Perché quello che si sta prefigurando non è un governo che dà più sicurezza, ma un governo che dà più insicurezza fondato sul sentimento della paura". Come si può vedere, l’unico sentimento di paura è quello che diffonde De Magistris stesso. Quanto al “noi siamo pronti”, poi, occorre andarci piano. De Magistris sta sottovalutando il potenziale “difensivo” del popolo italiano e napoletano, quello che lui, pur di difendere il suo ego istituzionale e quelle quattro nicchie politiche che lo appoggiano, sarebbe capace di mandare in malora.

Passiamo poi alla CGIL, Susanna Camusso che sempre sul veto del Presidente della Repubblica afferma: “Mattarella è fedele alla costituzione e ai trattati”. La CGIL: un castello di burocrati ben stipendiati, i quali se il governo Berlusconi avesse fatto 1/10 di ciò che ha combinato Renzi avrebbe portato in piazza milioni di persone.

Ultimi in campo l’ANPI: “è allarme democratico. Massima unità e piena solidarietà al Presidente Mattarella”. Adesso, senza scendere nel dettaglio della giustezza o meno delle posizioni ideologiche del ’43/ ’45, ma quanti anni avevano questi soggetti allora? Cinque? E come fanno a richiamarsi ai partigiani? Essi sono i custodi delle oramai “divisive ed obsolete” radici antifasciste della Repubblica italiana insieme agli altri, che in un modo o nell’altro contestano a tutto spiano il governo giallo-verde: i movimenti della sinistra radicale. Questi gruppi sono l’ennesima sacca di apparente conflittualità che il potere “ordomondialista” concede al disordine per fingere il gioco delle parti e mantenersi in vita.

Venendo alle dichiarazioni parlamentari sulla fiducia al governo, poco corrette quelle di Liliana Segre, che rivendica il suo ruolo di deportata nel campo di sterminio di Auschwitz collegando il tutto ai “possibili” rigurgiti di razzismo della fase attuale.

O ancora Delrio che con tono infuocato ricorda il nome di Piersanti Mattarella a Conte, il quale l’aveva definito semplicemente “congiunto del presidente”. Anche qui i campioni di superiorità morale in esame, ci tengono a sottolineare la “paternità perpetua” delle vittime della storia.

E ancora attacchi di ogni genere e gradazione avvengono giorno per giorno dai vari Zucconi, Lerner, Servegnini, Scalfari oltre a tutto il blocco dei vari Junker, Oettinger e vari commissari UE: sono questi gli scribi e i farisei di cristiana memoria pronti ad idolatrare il nuovo vitello d’oro dei mercati e del pensiero unico.

Vergognoso è anche lo sciacallaggio di alcune formazioni politiche e sindacali che sulla morte del bracciante Sacko Soumayla a Reggio Calabria già addossano la colpa a Salvini, completando l’opera capillare di “preparazione alle colpe” di razzisti e retrogradi leghisti, effettuata da testate giornalistiche e televisive in queste ore.

Eliminando gli elementi filo governativi più palesi, su tutti gli altri in parecchi nel movimento populista/sovranista nutrono meraviglia per il loro far quadrato dietro la scelta di Mattarella e contro il governo Conte. In realtà questa “meraviglia” giunge perché non si considera che, per i soggetti elencati, l’oligarchia apolide e transnazionale non è un problema. Il vero pericolo viene da presunti fascisti e razzisti e, per i più radicali, dal Capitale stesso che va abbattuto in toto e non, invece, subordinato alla politica. Tuttavia, è proprio questa concezione che è figlia delle suddette oligarchie e da tempo immemore. Non a caso, esse spingono affinché venga attaccato “di più” il Capitale produttivo che quello finanziario.

In base a questo quadro è possibile vedere il fil rouge che collega i gruppi apolidi della finanza internazionale e coloro che concretamente sui territori lavorano per l’abbattimento delle identità, a partire da quelle nazionali e politico-comunitarie. Insomma un collegamento sottile e diversificato che inneggia allo slogan: globalisti di tutto il mondo unitevi!

e-max.it: your social media marketing partner

Gazzettino Impertinente