Politica Nazionale

La democrazia inversa italiana che manca di libertà

 

 

di Pasquale Morisani - Il nostro è un Paese strano. Dopo anni di governi tecnici presidiati da burocrati e sostenuti dalla fabbrica mediatica del politicamente corretto, finalmente il Popolo italiano ha espresso una volontà di cambiamento, un’inversione di rotta che possa generare vigore per una prospettiva alternativa. Eppure, di questo anelito insofferente alla autoreferenzialità dei poltronisti, di questa avversione alle logiche lobbistiche, di questa necessità di cambiamento e d’identità nazionale sui media si discute poco e malamente, anzi se ne è coniato un vocabolo quasi demoniaco: il Populismo.

Questo mostro bifacciale, un giano bicolore al momento gialloverde, ogni sera è soggetto alle tribune d’accusa che si susseguono nelle trasmissioni televisive e che, guarda il caso, riprendono pedissequamente i temi trattati il giorno prima da una squadra di quotidiani. Il tutto sintonicamente allineato sulle tracce dettate dall’imperante “pensiero unico”.

Ore che scorrono sino a tarda notte, alimentando un dibattito spesso a senso unico per martellare milioni di italiani che si ritrovano così costretti a subire le opinioni ricorrenti di una schiera di opinionisti benpensanti, vestendo ruoli di primo genitura intellettuale e dettame culturale.

Per contro, chi deve governare perché legittimamente voluto dal Popolo, si ritrova ospite bistrattato e coinvolto in continue provocazioni completamente staccate dall’auspicato confronto sul futuro della Nazione: in pratica chi deve spiegare come sia possibile un’alternativa è costretto a perdersi nel contrastare opinionisti ideologicamente schierati e refrattari ad ogni forma di dialogo condiviso. Insomma ogni giorno si assiste ad un circo mediatico che confonde, esaspera, enfatizza, accusa attraverso l’utilizzo dell’equivoco e del sospetto preconfezionato; il tutto, naturalmente, finalizzato al mantenimento di una supremazia culturale ed ideologica, patrimonio di potere della sinistra progressista e globalizzante, diventata sempre più aggressiva ed isterica dopo le recenti sconfitte elettorali.

Il problema serio, anzi, serissimo, è che dopo una disfatta che ha ridotto sinistroidi ed affini a circa il 20% del consenso popolare, gli stessi hanno ancora in mano l'80% del mondo dell'informazione. Una democrazia inversamente proporzionale. Luigi Iannone rende bene questa situazione quando nel suo libro "L'ubbidiente democratico" scrive: «Il lunedì Concita De Gregorio intervista Stefano Rodotà, Paolo Mieli, Roberto Vecchioni, Jovanotti, Lilli Gruber e Vito Mancuso. Quest’ultimo la sera prima era stato ospite da Fabio Fazio il quale aveva anche invitato Corrado Augias, Fiorella Mannoia e Andrea Camilleri. Augias nella sua trasmissione mattutina del martedì ha come ospiti Piergiorgio Odifreddi e Federico Rampini. Entrambi scrivono su Repubblica, il cui vice direttore Massimo Giannini conduce il mercoledì, su un canale nazionale, una trasmissione con ‘opinionisti’ Concita De Gregorio, Jovanotti e Paolo Mieli. L’ex direttrice dell’Unità era stata ospite da Fazio il sabato precedente, insieme ad Aldo Cazzullo che, per caso, aveva con sé il suo ultimo libro sulla Resistenza. Oltre a Fazio, Cazzullo veniva solleticato dai commenti arguti di Massimo Gramellini il quale scrive sulla Stampa di Mario Calabresi che, nella sua trasmissione del giovedì su Rai 3, intervista Andrea Camilleri e Stefano Rodotà. La puntata precedente Calabresi aveva presentato il penultimo libro di Veltroni e l’ultimo di Franceschini di cui ne aveva tessuto le lodi Gramellini su La Stampa e Cazzullo sul Corriere (dopo che entrambi avevano recensito positivamente i libri della Gruber, di Luciano Canfora, di Concita De Gregorio, di Roberto Vecchioni e di Stefano Rodotà) ma ne aveva parlato bene anche Serena Dandini nella trasmissione del venerdì notte dove erano ospiti Paolo Mieli, Federico Rampini, Jovanotti, Fiorella Mannoia e Lilli Gruber. Quest’ultima su La7 ha ospite in studio Corrado Augias, e in collegamento Giulio Giorello, Luciano Canfora e Daria Bignardi la quale nella trasmissione del giovedì aveva intervistato Stefano Rodotà e Vito Mancuso, e poi presentato i libri di Veltroni, Franceschini e Concita De Gregorio, non prima di aver parlato con toni elogiativi dell’ultima fatica letteraria di Lilli Gruber e del prossimo libro di Cazzullo sulla Resistenza».

Bisogna lavorare per invertire questa "supremazia" finalizzata alla gestione strumentale e distorta dell'opinione pubblica. Il primo centrodestra (quasi vent'anni di governi centrali e locali) ha sottovalutato questo aspetto rendendosi autoreferenziale, poltronista ma, naturalmente, vulnerabile. Il nuovo centrodestra (che non esiste più ma usiamo l'allocuzione per semplificazione), colorato o meno di gialloverde, oggi invece deve porsi questo obiettivo ed iniziare a spendere in “cultura” ed in intelligenze funzionali non solo in chiave elettorale, ma anche alla formazione di strutture e di una classe dirigente caratterizzata per idealità e competenze da contrapporre al dominio di una dittatura ideologica e massificante che, proprio nel potere mediatico, trova la sua forza distorta e prevaricatrice.

Se volessimo dare una definizione di Libertà, reale ed attuale, due aspetti risulterebbero indispensabili: uno è il Lavoro come dimensione umana e come sostegno di dignità sociale; l’altro è la pluralità nell’informazione e nell’opinione, in sintesi una “Cultura libera”. Nel nostro Paese si soffre su ambo gli aspetti, avvertendone una distorta e pericolosa insufficienza.  

e-max.it: your social media marketing partner

Gazzettino Impertinente