Politica Nazionale

Tra droghe, psicofarmaci e alcolici per l’Italia un quadro agghiacciante

 

 

di Roberto Siconolfi - Sembra stupire la dichiarazione di Matteo Salvini, nei primi giorni di consultazioni per il nuovo governo, sul 20% di Italiani che fanno uso di psicofarmaci. In realtà la preoccupazione del Ministro degli Interni ha un suo perché e può essere estesa ad un’analisi verso tutto il sistema di anestesia ed evasione mentale in atto.

Innanzitutto occorrerebbe venire meno al paradigma economicista, per cui gli unici problemi di una società derivano dalla carenza di lavoro e dal disagio economico. Noi viviamo una crisi, nell’accezione più ampia del termine, e questa crisi investe anche, o forse soprattutto, la sfera psicologica e in una dimensione superiore la sfera dei valori e quella spirituale.

Sì, è vero che le motivazioni di una scarsa sicurezza economica, o peggio ancora della povertà, inducono uno stato d’animo “particolare”, ma il passaggio che da qui porta alla medicazione e agli psicofarmaci non è automatico.

Di conseguenza è chiaro che solo una mobilitazione delle forze migliori dello spirito, della cultura e del lavoro del nostro paese potrà rilanciare anche un benessere psicologico di massa. Ciò facendo ripartire l’economia, ma soprattutto riportando dignità alla persona umana nella sua accezione più alta.

In una situazione del genere la psichiatria ci sguazza, ed è sotto gli occhi di tutti che la maggior parte delle persone medicalizzate in tal senso, in realtà, non hanno bisogno di psicofarmaci.

Sarebbe il caso, poi, di iniziare a fare dei discorsi che riportino la medicina ad approcciarsi con la persona nella sua interezza, e a vedere la malattia come meccanismo di squilibrio tra corpo ed anima come nella concezione platonica.

Le università e tutto il mondo accademico professionale, come sintomo di un positivismo, oramai, morente, vedono ancora l’Uomo come un ammasso di organi e tessuti vari, senza porsi il problema che forse c’è di più.

Questo piano della discussione ci rimanda immediatamente a un altro: l’abuso di alcolici e stupefacenti soprattutto in ambito giovanile. Dalle fonti Osservatorio Europeo sulle droghe, Doxa, Istat, Nomisma e Unipol, i dati sono più che allarmanti. Infatti il 20% dei giovani tra i 15 e i 34 anni consuma frequentemente alcolici, una parte addirittura tra gli 11 e i 15 anni di età. Inoltre sempre maggiore diffusione ha il “binge drinking”, ovvero bere sei o più bevande in un’unica occasione. Per quanto riguarda il tabacco il 16% fino ai 24 anni già fuma, mentre il 19% ha consumato cannabis nell’arco di un anno. Di questi ultimi il 50%, la usano ogni giorno, mentre della parte adolescente il 17% diventa dipendente. 

Più in generale, considerando la percentuale di persone tra 15 e i 64 anni hanno assunto droghe nell’ultimo anno, l’Italia è terza dopo Repubblica Ceca e Francia. Riguardo il consumo di cannabis siamo invece secondi, a distanza ravvicinata dalla Francia, e siamo quarti per uso di cocaina.

Praticamente un bollettino di guerra, una invisibile, costante e tagliente guerra neurotossica ai danni del popolo italiano. L’abuso di queste sostanze costituisce una delle più preziose armi in favore delle oligarchie contro i popoli e mirante, consapevolmente o meno poco importa, allo snaturamento della qualità naturali dell’Uomo.

Non a caso la “Soros Foundation” e la “MacArthur Foundation”, stanno puntando sul business della droga, in particolare su quello che sembra diventato un cavallo di battaglia del progressismo contemporaneo: la legalizzazione della cannabis!

Adesso al netto di ogni visione moralistica, non c’è cosa più inutile, fuorviante e dannosa della legalizzazione della cannabis. Essa insieme a molte altre “pretese” di minoranze più che altro di “costume” è diventata uno dei tanti argomenti dei quali ci si riempie la bocca per mostrare una certa superiorità intellettuale, tutta fittizia come vedremo.

Innanzitutto legalizzare la cannabis per motivi medici, talvolta giusti, è inutile, per il semplice fatto che già esistono farmaci a base di Tetraidrocannabinolo (THC), il suo principio attivo. Tutt’al più serve renderne meno complicato e costoso l’approvvigionamento, ma a vantaggio di chi soffre di determinate ed esclusive patologie (glaucoma, sclerosi multipla).  Inoltre, sarebbe anche importante rilanciare l’industria della canapa per motivi tessili, o ad esempio in sostituzione dei materiali in plastica.

Ma da qui a legalizzare, anche per il consumo, il balzo è notevole. La cannabis in questione poi, è una produzione a carattere industriale dai contenuti altissimi di THC, nient’a che vedere con la caratteristica piantina di Marijuana auto-coltivata. E anche su quest’ultimo punto, possiamo dire che non ha praticamente senso, in un paese mediterraneo, favorire la diffusione di un prodotto di terre esotiche (centro-sud America ed estremo oriente). Molto meglio promuovere e difendere la cultura del vino, dalle ingerenze UE e dalle multinazionali.

Facendo un ragionamento che investe lo stile di vita, siamo ancora vittime di quella grande catastrofe dello spirito che è stata la rivolta generazionale e dei costumi degli anni ’60-’70. A partire da questo periodo, in virtù di slogan dolci o seducenti, si sono aperte dannosissime crepe a svantaggio dell’integrità dell’individuo e della società occidentale.

Rivolte tutte eterodirette da centri di potere come la CIA, come ci spiega l’esperta in questione Enrica Perucchietti, sul ruolo di Timothy Leary il guru “intellettuale” degli hippy che avrebbe voluto fare una rivoluzione a colpi di LSD. Per non parlare, poi, di tutto quel mondo di apprendisti stregoni vari che sono nati sempre a quell’epoca col New Age e la Chaos Magick.

Siamo ancora circondati da personaggi semicolti, famosi o della strada, che pensano che dietro l’uso di droghe ci sia un principio di libertà da rispettare, un simpatico modello aggregativo e ricreativo, o una “fica” esperienza verso altri piani esistenziali.

Ultimamente, poi, tutti a giocare a fare i Castaneda, o i McKenna con l’Ayahuasca, un potente allucinogeno che dalla serissima tradizione sciamanica è passato nelle mani di “quattro fighetti occidentalisti”. Bisognerebbe spiegare a questi soggetti che il cervello umano produce di per sé, durante l’attività onirica notturna, la Dimetiltriptamina (DMT), il principio attivo che permette di effettuare i famosi “viaggi sciamanici”.

Allo stesso modo quasi tutte le sostanze psicotrope sono già prodotte in maniera endogena dal corpo, di conseguenza, non c’è bisogno di introdurle dall’esterno, a meno che non ci sia un processo di malattia e quindi il veleno si tramuta il farmaco.

Ultimo appunto davvero allarmante è il consumo di droghe in settori fondamentali della vita lavorativa. E’ davvero inaccettabile che in posti chiave come il mondo dell’economia, della scuola e delle educazione oppure nei servizi, a partire proprio dai comparti sanitari, vi siano persone che facciano uso di droghe.

Chi potranno mai educare o che potranno mai apportare di migliorativo individui che, dal punto di vista strettamente molecolare, hanno il veleno che gli circola in corpo? Stiamo giungendo a livelli di assurdo tali per cui l’educatore andrebbe rieducato, e l’operatore di servizi è divenuto il vero destinatario di cure e assistenza.

Ritornando alla vita giovanile, fa impressione l’uso sempre maggiore di droghe sintetiche e in contesti che oramai vanno anche al di là delle serate in discoteca e dei rave party. Alla già dannosissima Ecstasy, si aggiunge in maniera imponente l’uso della Ketamina, una sostanza utilizzata “normalmente” nelle anestesie per animali di grossa taglia (cavalli, elefanti). Immaginiamo gli effetti di questa “droga”, che non offre nemmeno il piacere “artificiale” dell’alterazione dello stato d’animo, o comunque lo porta a livelli incomprensibili. Praticamente cianuro in altre forme.

Infine, dato allarmante nella vita di strada e delle periferie riguarda l’abuso di crack, altra droga fortemente neurotossica, oltre alle più conosciute eroina e cocaina. Queste sostanze vanno molto a danno dei settori popolari della società, come un’ulteriore azione di stroncamento di possibili riscatti sociali e di emersioni di personalità valide. Oramai la prerogativa tipica delle oligarchie del “godimento illimitato delle risorse”, in questo caso quelle fisiche del corpo, passa in modo massificante anche ai popoli.

Insomma altro che cure mediche, libertà ed esperienze mistiche varie, qui siamo in presenza di guerra di sterminio, e a danno di vastissime aree della popolazione che nel giro di pochi anni dovranno essere scaricate manco al cimitero ma al deposito rottami, come le macchine!

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