Politica Nazionale

Riace (RC), Mimmo Lucano davvero in esilio?

di Antonio Virduci - Mimmo Lucano come Napoleone? Il piccolo sindaco di un paese della provincia di Reggio Calabria, quella Riace fino a qualche anno addietro famosa nel mondo solo perché nel mare antistante furono scoperte le statue dei famosi Bronzi, è stato appena mandato in esilio, così come titolano i grandi media del mainstream. In realtà, in queste ore è stato semplicemente disposto dal Tribunale del riesame il divieto di dimora a Riace, misura cautelare che sostituisce quella precedente degli arresti domiciliari. A prima vista un passo a favore di Lucano, ma in effetti non è così, perché allontanare (non si sa ancora a quanta distanza) Lucano da Riace fa ancora più male, in primis a lui stesso, ma rappresenta anche una brutta tegola su capo e collo per tutti coloro che si sono levati a furiosa difesa dell’utopia arcobaleno. E cosi stamattina si parla di esilio, volutamente amplificando e drammatizzando nelle parole la portata di una semplice misura disposta da quella magistratura che una stessa parte di magistratura (la solita, ovvero Magistratura Democratica) contesta.  L’opera di martirizzazione (preludio alla fase successiva di beatificazione) di questo uomo di non eccelsa cultura e di pessima dizione ma, dicono, di grande umanità, persiste e insiste cercando di farsi spazio in mezzo alla protesta generale delle persone normali, insomma di una pubblica opinione che come non mai non si trova rappresentata in ciò che pensa dai media, per la stragrande maggioranza schierata in forze a sostegno del “sistema Riace”. Un’informazione di parte, pubblica e privata, trasversale e incurante a gettone dei più semplici principi di legalità. Avete mai visto dei giornalisti in posa per le foto ricordo con una persona ristretta in regime di arresti domiciliari? A Riace è successo. E una marcia sotto casa dell’arrestato con la regia mobile che riprende di spalle il saluto dello stesso ai presenti a pugno chiuso? A Riace è successo anche questo. Roba da sinistro furore ideologico degli anni ’70, ma a differenza del passato non tutti cadono nel tranello di individuare in coloro che sono scesi in strada a Riace la scorsa settimana e poi in alcune piazze italiane a sostegno del “sistema” delle semplici persone in buona fede. Chi scende in piazza a difesa dell’occupazione di Riace lo fa per dei motivi ben precisi, in primis coloro che beneficiano in soldoni (pubblici) del sistema Sprar. Il caso, insomma, è ben lungi dall’essere risolto in un modo o nell’altro. Oggi si segna soltanto una nuova tappa nell’“affaire” Riace, dove solo una cosa appare chiara ma non per questo accettata dagli urlatori di professione. Nel piccolo e una volta ridente paesino della locride l’immigrazione non ha sviluppato risorse, ma semmai ne ha prosciugate, visto che si è nutrito a dismisura di esclusivo denaro pubblico e creando nel contempo dei passivi senza alcuna ricaduta economica per il territorio e per i riacesi che oggi come nel passato sono costretti ad abbandonare la propria terra. Lucano in esilio (sic!); magari a Sant’Elena già si stanno preparando ad accoglierlo, ove volesse...

 

 
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