Politica Nazionale

Quel golpe finanziario... madre di tutti i mali

di Luigi Iacopino - Sette anni fa, in quel lontano 13 novembre 2011, l’allora Capo di Stato, Giorgio Napolitano, affidava a Mario Monti l’incarico di formare il nuovo esecutivo, a seguito delle dimissioni rassegnate da Silvio Berlusconi. Si concretizzava un vero e proprio Golpe finanziario orchestrato dalla Commissione europea, d’intesa con la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale. In barba a ogni aspettativa democratica, un governo legittimo veniva defenestrato e l’Italia veniva consegnata a una serie di governi tecnici che sarebbero dovuti andare incontro alle richieste delle Istituzioni europee ormai prone a logiche finanziarie e lobbistiche.

Crisi sociale e perdita di sovranità

Speculatori senza scrupoli, agenzie di rating e fondi di investimento sono riusciti nell’impresa di annullare la sovranità del Bel Paese che è stato trasformato in un vero e proprio discount. Settori economici strategici sono stati letteralmente svenduti, le piccole e medie imprese sono state soffocate da una concorrenza sleale pilotata, il mondo del lavoro e il sistema sociale sono stati stravolti da politiche di austerità che hanno espresso riforme scellerate ordinate a Berlino e confezionate a Parigi, con il benestare di Washington.

 

 

Un’altra musica

A distanza di sette anni, tuttavia, la musica è cambiata. Le elezioni politiche dello scorso 4 marzo hanno reso possibile la formazione di un governo che, al netto delle differenze, si sta caratterizzando per una spiccata impronta sovranista. Se, da un lato, gli equilibri politici nel vecchio continente molto probabilmente saranno stravolti alle prossime elezioni europee, d'altro lato, gli scenari internazionali sono già stati stravolti e stanno salutando una rinnovata presenza dell’Italia che gode di buoni rapporti sia con gli Stati Uniti di Trump che con la Russia di Putin.

La vera sfida

La vera sfida, tuttavia, deve ancora palesarsi ed è in primo luogo culturale. Il fronte sovranista deve affrontare un nemico agguerrito, quello progressista sorto sulle ceneri del socialismo reale, in grado di riciclarsi costantemente. E per farlo deve fare fronte comune con le sane forze popolari e con quelle conservatrici:  dei valori s’intende, non dello status quo.

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