Politica Nazionale

Dal Tribunale del Riesame il nobel per l’ipocrisia a Mimmo Lucano

 

 

di Giorgio Arconte - «Se sapessi per certo che qualcuno sta venendo a casa mia col deliberato proposito di farmi del bene, scapperei a gambe levate», così parlava l’anarchico David Thoreau ma si sbagliava, era troppo morbido perché di fronte a chi specula sulla sofferenza della gente (che prescinde il colore della pelle) bisogna alzare si le gambe ma per dare bei calcioni sul culo! E forse anche una bella condanna penale, ma questo lavoro lo lasciamo ai giudici. Intanto il Tribunale del Riesame ci consegna un’immagine nuova dell’ultima star della galassia progressista radical chic, Mimmo Lucano, sindaco sospeso di Riace ed esiliato perché coinvolto nell’inchiesta Xenia. Nelle quasi 200 pagine della relazione del Tribunale l’immagine romantica del sindaco “anti-sistema”, campione dell’accoglienza e della disobbedienza alle legge “ingiuste” sarebbe smontata pezzo per pezzo. Ne esce, infatti, una figura moralmente corrotta che costringe tutti a ritornare alla realtà ed al buonsenso, dopo essere stati mortificati dall’isterismo arcobaleno e coperti dalla dittatura del pensiero unico.

Facciamo parlare la relazione. Nella stessa il Tribunale parla di «un Lucano afflitto da una sorta di delirio di onnipotenza e da una volontà pervicace ed inarrestabile di mantenere quel sistema Riace rilucente all’esterno, ma davvero opaco e inverminato da mille illegalità al suo interno». È da notare come il Tribunale non parli di “modello Riace” ma di “sistema”, ed ha ragione perché in una terra segnata dalla criminalità come la Calabria, l’illegalità non può essere elevata a modello politico di riferimento. E la relazione continua affermando che Lucano «ad un certo punto ha perso la bussola ed il senso dell’orientamento della legalità, tanto da far prevalere sugli scopi e le ragioni umanitarie la voglia di apparire e di presentare all’esterno un sistema che era tutt’altro che perfetto. Le condizioni dell’indagato, affioranti dalle carte, sono molteplici e creano certamente sconcerto».

Insomma, parole chiarissime che non lasciano spazio all’interpretazione buonista e per chi ancora volesse arrampicarsi sugli specchi del presunto superiore principio dell’accoglienza, si legge che «se la questione dei lungo permanenti, ossia del numero rilevante di immigrati che Lucano manteneva a Riace con i soldi pubblici pur non avendo più costoro alcun titolo per rimanervi, potrebbe rappresentare, pur nella evidente violazione di legge, espressione di nobili motivazioni», tuttavia essa «perde appeal umanitario sol che si ascoltino i dialoghi nei quali Lucano con fastidiosa fredda faceva della questione un fatto di numeri». In altre parole: «le persone, la cui sofferenza e il cui terribile vissuto verrebbero da Lucano portate a vessillo del suo agire, si trasformano contraddittoriamente in freddi numeri».

Il giudizio del Riesame continua e racconta «sul brulicare di stratagemmi, emerso a piene mani dall’indagine, al fine di coprire i buchi contabili e giustificare le spese a seguito della chiesta rendicontazione da parte della Prefettura. Non si ferma Lucano e trascorre intere giornate nella sede dell’associazione Città Futura con i suoi collaboratori per mettere pezze su pezze ed ottenere i finanziamenti che, in mancanza di documentazione giustificativa, non sarebbero stati erogati». Dalla relazione emerge chiaramente come Lucano ammetta di aver artatamente disposto delle prestazioni occasionali mai effettuate benché negli ultimi tempi non potesse più farlo perché altrimenti «La sua immagine pulita verrebbe sporcata ed il mondo intero avrebbe visto un Lucano immiserirsi in trucchetti che avrebbero nuociuto alla sua immagine».

E i famosi laboratori che avrebbero animato il Paese ed impegnato gli immigrati accolti? I giudici raccontano che «Quanto ai laboratori, che Lucano tanto decanta, lascia sconcertati l’emergenza intercettativa dalla quale si evince che, in occasione della visita a Riace di un ministro greco, l’indagato non solo organizzi un pranzo, caricando i relativi costi sul progetto dei Minori non accompagnati, ma dia disposizioni affinché vengano aperti tutti i laboratori». Nella relazione ci si chiede perché i laboratori avrebbero dovuto essere aperti alla bisogna «se questi rappresentavano una delle decantate essenze del modello Riace di accoglienza integrata e, quindi avrebbero dovuto funzionare costantemente». Si scopre così che «né la bottega ecosolidale né la bottega del cioccolato risultavano operative, tanto che Lucano ne disponeva l’apertura al fine esclusivo di fare bella figura col ministro greco e con tutta l’opinione pubblica». Non solo, si legge che Lucano avrebbe affermato: «Mettiamo due alla bottega e una al laboratorio del cioccolato che faccia finta là che imbratta quelle cose».

Da quanto sopra, ancora una volta si prende atto che la realtà vince sempre sull’ideologia e che a Mimmo Lucano non resta altro che ritirare il premio nobel per l’ipocrisia piuttosto che quello per la pace. Il mondo dei media stavolta farà davvero informazione ristabilendo la verità giudiziaria, o continuerà la sua martellante propaganda di cui a farne le spese sono i contribuenti italiani e gli stessi migranti diventati ormai solo uno strumento, un mezzo fatto di carne ed ossa per sostenere interessi politici?

 

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