Politica Nazionale

Decreto sicurezza: sindaci ribelli o sindaci antidemocratici?

di Antonio Virduci - In queste ore tv, carta stampata e web ci stanno raccontando di sindaci sprezzanti che intenderebbero sfidare il governo, non applicando il “decreto sicurezza” ormai legge. Fra questi possiamo leggere il nome di Luca Orlando, sindaco di Palermo, di De Magistris, sindaco di Napoli, di Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria. Insomma tutti sindaci di città che hanno certamente problemi più importanti da affrontare.

Ragli d’asino perché, al di là di qualche consenso ideologico, certe sortite non hanno poi un reale effetto, se non quello di esasperare i toni del dibattito. Un aspetto da non sottovalutare affatto, ma non solo. Sarebbe anche opportuno che qualcuno rammenti a questi sindaci, e più in generale agli esponenti della sinistra, che in Italia siamo in democrazia e pertanto la delegittimazione delle istituzioni, come governo e magistratura, potrebbe rappresentare l’anticamera di derive pericolose e che potrebbero degenerare senza controllo. Insomma, pacifisti a parole, arroganti e mistificatori nei comportamenti, tanto da infuocare un clima politico già problematico e da domandarsi se ci troviamo di fronte ad una bandi di sindaci ribelli o di sindaci antidemocratici.

In questo atteggiamento palesemente antidemocratico di “disobbedienza civile”, c’è un precedente che sembra non voler morire: Mimmo Lucano. Il sindaco sospeso di Riace, perché indagato, e sui cui pesano pesanti accuse da parte della magistratura, continua la sua tournée di incontri pubblici come se fosse una grande celebrità. Ultima di queste tappe, è la trovata della dirigente dell’ITT Panella-Vallauri di Reggio Calabria, Anna Nucera, che, al rientro delle vacanze, ha pensato bene di invitare Mimmo “il curdo” Lucano a parlare agli studenti della sua scuola. La preside Nucera vanta un bel passato dentro il defunto PCI mentre il fratello è attualmente consigliere regionale ovviamente eletto a sinistra. Insomma, un vecchio vizietto ormai collaudato.

Ma la cosa più scabrosa risulta essere il fatto che l’incontro è stato ideato “all’interno dell’alleanza educativa per la formazione alla cittadinanza attiva e alla legalità”. Siamo al paradosso: in nome della legalità, agli studenti sarà propinata la presenza di una persona su cui gravano pesanti accuse fra cui associazione a delinquere, truffa e abuso d'ufficio. Pare proprio che Mimmo Lucano non sia proprio il migliore testimonial per la legalità, tra l’altro in una terra come la Calabria dove non si può speculare ideologicamente su questo concetto e sulla sua applicazione.

Legalità vera cercasi, verrebbe da dire, e se resta il tempo a chi tira le fila in questa scuola, lo usi per trovare delle maschere perché c’è solo da vergognarsi!

 

 
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