Politica Nazionale

Acca Larentia è un simbolo vivo e carico

 

 

di Pasquale Morisani - Acca Larenzia è un simbolo, il titolo di quella che è una via di un quartiere romano e si è trasformato in una suggestione carica di idealità e tristemente colorata di rosso sangue. Un 7 gennaio di tanti anni fa, quasi mezzo secolo e tanta storia, una data che è divenuta una ricorrenza, un pomeriggio che porta ancora il sapore dell inverno del freddo e del calore ancora vivo delle ricorrenze natalizie e che ha trasformato la passione di tanti giovani e giovanissimi, di tanti di noi, in un momento di consapevolezza estrema di quei momenti che nella vita ti fanno conoscere il dolore indomito e il sentire ribelle politico e generazionale.

Sono trascorsi tanti anni, ma si sente ancora il magone di quella sera vissuta ad ascoltare, a raccogliere da ogni voce le notizie che giungevano da Roma, da quella via che non ci ha mai lasciato e forse ha segnato anche il vissuto di molti, allora militanti, diventati adulti e che sono stati chiamati a rappresentare le idee per le quali quella sera Franco, Francesco e Stefano si trovavano lì a presenziare quel marciapiede, quella sezione, quella croce celtica che ad Acca Latenzia, da sogno rivoluzionario, è divenuto il simbolo di una lotta forgiata nel sangue versato per l'attacco da parte dei violenti a servizio di una brama ideologica senza logica se non quella di uccidere un nemico. Eppure erano ragazzi, giovani come noi che in Italia, negli anni di piombo, sprezzanti delle minacce e del pericolo, credevamo fosse giusto stare dalla parte di chi non voleva nè poteva accettare le emarginazioni fisiche ed intellettuali di tanti che non volevano abbandonare il sogno di un mondo migliore e che non aveva nel sistema la sua ragion d’essere, ma nelle nostre battaglie ideali la sua forza e la sua carica umana. Per noi la sezione era la casa della nostra comunità, il luogo dove le bandiere albeggiavano anche nei giorni grigi e la fratellanza di un Fronte della Gioventù aveva il fuoco del tricolore e le mani sporche di bomboletta spray rigorosamente nera, come il ciclostile che insozzava le mani nei pomeriggi che preparavano i volantinaggi per le strade.

Eravamo sempre lì, invece di studiare, eravamo presenti e pronti a sostenere l'amico triste, ad accompagnare chi rimaneva indietro, ad esaltare la bellezza di valori tramandati. Eravamo giovani e lottavamo per un futuro di cui non si intravedeva l'alba ma di cui conoscevamo la forza dei crepuscoli secolari al suono di cornamuse e della forza suggestiva del Signori degli Anelli. Avevamo i nostri libri, poesie e canti, romanzi e letture storiche e, su tutti, scritti carichi di testimonianze di vite dedicate all'Idea per cui valeva, nonostante tutto e tutti, la pena di lottare. Eravamo giovanissimi ed ammiravamo le gesta dei giovani più grandi con entusiasmo e rispetto gerarchico, eravamo pronti ad ascoltare, a volte criticando, ma sempre rispettando, le parole degli adulti che ancora nel nostro immaginario rappresentavano l'avanguardia di un mondo senza tempo, senza età, perché forgiato dalla storia e dalla nostalgia di quel futuro che mai avremmo abdicato a niente e nessuno se non al nostro destino. 

Quella sera del 1978 il destino aveva il rumore di una mitraglia skorpion e le sembianze di assassini senza volto e senza coraggio. Noi avevamo lì le nostre bandiere e i loro custodi, Franco, Francesco e Stefano, a segnare il passo cadendo sotto i colpi vigliacchi di assassini vili ed impuniti. Siamo rimasti, pur senza esserci fisicamente, in quella via. Ad Acca Larenzia, in tutti questi anni, ci siamo tornati con il pensiero e con il senso di una responsabilità che abbiamo voluto rappresentare, quando ne abbiamo avuto la possibilità, anche nelle istituzioni, nello Stato e per la Nazione in cui ancora crediamo. Alcuni non lo hanno fatto ed hanno tradito prima se stesi e poi la Comunità. 

Ma noi siamo qui a voler rappresentare l'avanguardia sempre viva, fedeli testimoni di quell'idea che nella sofferenza si innalza solare e luminosa anche in un giorno di sangue e dolore, di freddo inverno come il 7 gennaio.

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