Politica Nazionale

Referendum costituzionale, i media e la propaganda a senso unico

di Alessandro Cilione - Con l’approssimarsi del 4 dicembre, giorno in cui i cittadini italiani saranno chiamati a votare per il referendum costituzionale le cui sorti sono fondamentali per il futuro politico della nostra nazione, la campagna elettorale entra nel vivo senza esclusioni di colpi. Mentre i Comitati di ambo gli schieramenti scendono nelle piazze di tutta Italia per convincere gli indecisi, in televisione non si può dire che ci sia la stessa concorrenza. In Italia, nella lunga estate caldissima 2016, possiamo dire che è cambiato tutto e non è cambiato niente; tranne la propaganda di Stato renziano. La maggior parte dei mass media nazionali (o di regime se preferite) sono spudoratamente dalla parte del SI, basti solo pensare che a metà agosto l’Agcom dichiarava che Tg1, Tg2, Tg3 e Rainews24 avevano concesso a Renzi e alla sua maggioranza il 41% di spazio televisivo, prova ne siano i faziosi servizi televisivi che invece dovrebbero essere super partes. Il fronte del NO, invece, non solo non gode di ampi spazi mediatici ma addirittura viene presentato spesso semplicisticamente come un fronte eterogeneo composto da gente che ha come unico scopo quello di mandare a casa il Governo e che non vuole tagliare gli sprechi della politica né ridurre il numero dei parlamentari. A dare apparente credibilità a questa teoria riduzionistica è la presa di posizione di molti veterani della politica nazionale a favore del NO. Infatti, se è vero che la riforma costituzionale ha diviso buona parte dei cittadini italiani dall’altra sta riunendo, seppur per motivi diversi, molti personaggi politici di diversa estrazione e fazione i quali, fino a pochi mesi fa, nessuno avrebbe mai pensato di vederli viaggiare sulla stessa lunghezza d'onda. È il caso, ad esempio, di D’Alema e Berlusconi, due ex Presidenti del Consiglio dei Ministri, da sempre storici avversari ma oggi impegnati sulla stessa barricata. C’è da scommettere che un domani non li rivedremo insieme nella stessa coalizione. Ma è chiaro che l’intenzione dei promotori della riforma è quella di giocare sporco e di servirsi dei media per mettere in cattiva luce dinanzi all’opinione pubblica l’agguerrito fronte del NO e soprattutto i politici che guidano o sostengono questa fazione. Ormai sono abbastanza noti i termini “parrucconi” e “gufi” che vengono gridati dalla maggioranza Dem nei comizi e nei talk show all’indirizzo degli oppositori alla riforma anche all’interno del PD stesso. Nei mesi scorsi Renzi e la Boschi, i due promotori della riforma costituzionale, avevano ribadito a più riprese che qualora il popolo avesse bocciato il referendum si sarebbero ritirati dalla politica: «Se perdiamo è doveroso trarne le conseguenze, è sacrosanto non solo che il Governo vada a casa ma che io consideri terminata la mia esperienza politica» (12 marzo 2016). Intanto l’enfat prodige Matteo Renzi, su suggerimento dell’americano Jim Messina, ha cambiato strategia di propaganda spersonalizzando il referendum costituzionale al fine di accaparrarsi il voto di chi non lo sostiene: «Dicono che io ho sbagliato a dire che se perdo vado a casa: e secondo voi io posso diventare un pollo da batteria che perde e fa finta di nulla? Pensano forse che io possa diventare come loro?» (29 giugno 2016). Per chi non lo conoscesse Jim Messina, oltre ad essere uno stretto collaboratore di Renzi, è un volpone della politica con un curriculum di tutto rispetto: ha lavorato con Obama nel 2012 (vincendo) e con l’ex premier britannico David Cameron (per il Referendum sull’indipendenza della Scozia e le elezioni del 2015, vincendo, poi per la Brexit, perdendo). Ma nonostante questo cambio di tattica continuano le promesse agli italiani Pil del 6% in 10 anni pari a circa 10 miliardi l’anno, l’abolizione di Equitalia e il lancio di bandi di concorso per diverse professioni. Insomma proprio uno scenario degno di Cetto La Qualunque, il celebre personaggio politico corrotto interpretato da Antonio Albanese, che dal palco dei comizi prometteva lavoro e prosperità in modo molto singolare: «Tu mi voti, ti trovo nu lavuru e ti sistemu. Tu non mi voti, nto tuculu a tia e a tutt’a famigghia!».

 

 
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