Società

Esistono ancora i cattolici (non democristiani) impegnati in politica?

 

 

di Giorgio Arconte - Esistono ancora i cattolici impegnati in politica? Sono quelli che hanno approvato le unioni civili (o matrimonio gay) e il divorzio breve? Sono quelli che aspettano di votare la liberalizzazione delle droghe e l’eutanasia? Sono questi i valori non negoziabili dei cattolici impegnati 2.0? O meglio, dei democristiani 2.0. È evidente che, ad essere generosi, c’è un po’ di confusione, o forse no se si considera che le prime leggi laiciste (aborto e divorzio) sono state fatte proprio in piena Dc. Vengono, allora, alla mente le parole di Benedetto XVI quando ammoniva che «senza verità la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti».

La politica «è - usando le parole di papa Francesco - una forma alta di carità» ma l’impegno dei cattolici non può prescindere da <una coscienza ben formata» che, come spiega sempre Bergoglio, «non è la coscienza del ‘quel che mi pare’». Senza questa formazione attinta dal magistero, in particolare nel Catechismo e nella Dottrina sociale della Chiesa, i cattolici non potranno mai esprimere una visione comune e propositiva della società. Piuttosto si perderanno fra proposte ideologiche e compromessi alienanti. È uno scenario attuale, basti pensare al dibattito sul recente referendum dove i cattolici sono stati molto tiepidi e divisi nonostante la riforma costituzionale affossasse il principio di sussidiarietà, uno dei punti cardine della Dottrina sociale della Chiesa. Questo atteggiamento di retroguardia e, per certi versi, anche di ambiguità è indicativo e preoccupante.

L’Italia sta attraversando un periodo di forte crisi ed in questo contesto c’è bisogno di un rinnovato impegno dei cattolici con una fede che sappia fare uno «sforzo per inoltrarsi con maggior impegno nella costruzione di una cultura che, ispirata al Vangelo, riproponga il patrimonio di valori e contenuti della Tradizione cattolica». Queste parole sono espresse dall’allora cardinale Ratzinger in una nota dottrinale sull’impegno dei cattolici in politica del 2002. La stessa nota chiarisce che «La fede non ha mai preteso di imbrigliare in un rigido schema i contenuti socio-politici, consapevole che la dimensione storica in cui l’uomo vive impone di verificare la presenza di situazioni non perfette e spesso rapidamente mutevoli». Ed ancora, «la Chiesa insegna che non esiste autentica libertà senza la verità. ‘Verità e libertà o si coniugano insieme o insieme miseramente periscono’, ha scritto Giovanni Paolo II. In una società dove la verità non viene prospettata e non si cerca di raggiungerla, viene debilitata anche ogni forma di esercizio autentico di libertà, aprendo la via ad un libertinismo e individualismo, dannosi alla tutela del bene della persona e della società intera». L'Italia ha bisogno di questi cattolici, non certamente di nuovi democristiani.

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