Società

La società della Rivoluzione informatica, com'è cambiata la vita dell'uomo

di Luigi Iacopino -Esistere è essere percepito? Se la accettassimo, nella cosiddetta società informatizzata – quella in cui, tanto per intenderci, le attività umane hanno socialmente senso soltanto se sono rappresentate all'interno di sistemi informatici attraverso modalità adeguate – questa premessa diventerebbe “esistere è essere percepiti dai sistemi informatici”. Cerchiamo di riflettere. Sono lontani i tempi della rivoluzione industriale, quasi preistorici se consideriamo i balzi in avanti consentiti dalle nuove tecnologie informatiche. Negli ultimi decenni la nostra vita è cambiata completamente, dall'ambito delle scelte individuali a quello delle relazioni interpersonali, dalle modalità di svolgimento di diverse attività economiche a quelle delle attività politiche, dal modo di comunicare a quello di produrre. L'utilizzo (forse) esagerato dell'espressione “ci becchiamo online”, che ha progressivamente sostituito le classiche, e ormai vetuste, “ci vediamo in piazza, in Chiesa o anche al bar”, può dare il senso della misura di un cambiamento che ha molte sfaccettature.

Un cambiamento che ha portato all'affermazione di un nuovo modello di società dove l'informazione è tutto. Abbattimento delle distanze geografiche, comunicazione e interconnessione facilitate a arricchite, sono soltanto alcuni degli aspetti che riguardano la cosiddetta “rivoluzione informatica”. Detto in altri termini, le nuove tecnologie, soprattutto con l'avvento di internet, hanno potenziato le competenze che l'uomo già possiede e ne hanno determinate altre che hanno gradualmente ampliato le possibilità di intervento e la capacità di creare e innovare. Il mondo virtuale – quello della musica e dei filmati, dei software e dei videogiochi, quello degli smart contract e della gestione informatizzata di uffici e registri di archivi, del commercio elettronico e delle funzioni di organizzazione e direzione elettronica di organizzazioni private e pubbliche, nonché di enti locali, quello delle produzioni digitali e di veri e propri mondi paralleli fatti a propria immagine e somiglianza – è in grande espansione e rischia di soppiantare quello reale, con tutto quello che ne consegue.

La capacità di intercettare i flussi di informazione – quindi di raccogliere e utilizzare informazioni – e determinarne i contenuti – quindi di fare informazione – è irrinunciabile e determina l'inclusione (o l'esclusione) nei rapporti sociali che contano. Se non sei in grado di intercettare informazioni e utilizzarle, in poche parole, sei fuori. Da questo dipende la capacità, successiva, di creare contenuti – in modo individuale o collettivo – e di diffonderli attraverso una comunicazione efficace ed efficiente. Esiste un legame – quello tra informazione, produzione e comunicazione – tanto più socialmente pervasivo quanto più economicamente proficuo.

Nuove frontiere, inoltre, si stanno via via facendo largo. I servizi di geo-localizzazione, la possibilità di connettere in rete oggetti materiali, in grado di trasmettere messaggi e segnali, nonché la realizzazione di vere e proprie intelligenze ambientali caratterizzate dalla presenza di dispositivi intelligenti in grado di comunicare e interagire, condizioneranno inevitabilmente la nostra vita in misura ancora maggiore. Le conseguenze dono diverse. Perché, se è vero che sarà possibile facilitare lo svolgimento di attività umane importanti, come anche adattare ambienti esterni alle complesse esigenze dell'uomo, è altrettanto vero che aumenteranno anche i problemi sul piano della privacy e del diritto all'oblio, della libertà di informazione e della cosiddetta “profilazione”, dell'individualismo e del sempre più problematico processo di estraniazione dell'essere umano.

 

 

 

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