Società

La morte del padre nella società e il senso delle boldrinate

 

 

di Giorgio Arconte – Durante una recente seduta della Camera dei Deputati, la presidente Laura Boldrini ha inviato "un saluto molto sentito a Celeste Costantino, la nostra collega che ha fatto una bambina che si chiama Bianca e che sta bene: un saluto a mamma e bimba". Dall'Aula sono arrivati i giusti applausi per la neo madre ma il deputato Antonio Palmieri ha subito chiesto perché escludere dagli auguri il padre della bambina. La domanda ha trovato la pronta risposta della Boldrini: "Come dice? Il papà e non è parte in causa in questo caso. Scusate, la bambina è stata fatta da Celeste Costantino, è nostra collega e noi ci rivolgiamo a lei, essenzialmente a lei". Una replica che non ha convinto proprio tutti i presenti in aula e che ha suscitato la reazione ironica di Daniele Capezzone il quale ha chiesto la parola "per fare gli auguri anche al marito o al compagno della nostra parlamentare, visto che crediamo, dopo ampia riflessione, che anche il papà abbia avuto un qualche ruolo nella nascita della bimba".

Insomma, l’ennesima “boldrinata” alla quale ormai siamo tristemente rassegnati. Ma cosa ha lasciato realmente intendere la presidente della Camera con quella infelice affermazione? Il passaggio non è affatto da sottovalutare perché rivela un atteggiamento socio-culturale ormai diffuso nel decadente Occidente: la morte del padre (celeste e terreno).

Il parricidio dell’Occidente, ed in particolare dell’Europa inizia già con la Rivoluzione del ’68, quando uno degli slogan più diffusi fra i giovani era “vietato vietare”. Quegli anni furono per molti una stagione esaltante che in realtà provocò un forte strappo nella società segnando la trasformazione del Capitalismo da borghese-conservatore ad uno liberale e consumistico, da una società del risparmio a quella del desiderio e del consumismo. Chi analizzò bene questa trasformazione fu il filosofo marxista Michel Clouscard il quale, in questa metamorfosi, ravvisò anche una trasformazione della morale in cui lo sballo ed il piacere dovevano ridare vivacità alle nuove esigenze del Mercato. Il Capitale non si poteva più sostenere su una deregolamentazione economica ma aveva bisogno anche di una liberalizzazione della morale, poiché qualsivoglia regola rappresenta di fatto un freno alla creazione di nuovi mercati, tra cui quelli molto fruttuosi dell’alcool, droghe e sesso. Clouscard aveva ben capito l’alto costo di una tale liberalizzazione - per questo in quegli stessi anni venne ostracizzato a sinistra e tutt’oggi la sua opera ai più è sconosciuta - uccidere simbolicamente il padre significa negare qualsiasi rapporto con la radice, con la visione della realtà e con il senso del limite. Lo aveva capito molto bene anche l’intellettuale nostrano Pier Paolo Pasolini, il quale scriveva che «la condanna radicale e indiscriminata che essi [i figli] hanno pronunciato contro i loro padri - che sono la storia in evoluzione e la cultura precedente - alzando contro di essi una barriera insormontabile, ha finito con l'isolarli, impedendo loro, coi loro padri, un rapporto dialettico. Ora, solo attraverso tale rapporto dialettico - sia pur drammatico ed estremizzato - essi avrebbero potuto avere reale coscienza storica di sé, e andare avanti, ‘superare’ i padri. Invece l'isolamento in cui si sono chiusi - come in un mondo a parte, in un ghetto riservato alla gioventù - li ha tenuti fermi alla loro insopprimibile realtà storica: e ciò ha implicato - fatalmente - un regresso».

Le parole della Boldrini, alla luce di due pensatori impertinenti come Clouscard e Pasolini, cominciano a prendere un senso ed una forma prima celati dalla goffaggine di certe affermazioni: checché ne dicano femministe incallite ed i nuovi sacerdoti del gender, bisogna riconoscere che questa volontà di sciogliere ogni rapporto di autorità ha una sua lucida logica determinata da precise esigenze del Mercato. Infatti, i cittadini più sono isolati e chiusi nel loro egoismo, più sono vulnerabili al condizionamento sempre più immorale e aggressivo del marketing. Non solo, se l’autorità - il padre - non sa più comandare, né i subalterni - i figli - sanno più obbedire, allora ci sarà anche sempre meno società, vivremo in una Babele. Eppure, anche una partita di pallone ha bisogno di regole e di un arbitro che le faccia rispettare senza, per questo, essere considerato un tiranno. Al massimo può essere un “cornuto” e infatti ci saranno sempre gli arbitri meno capaci e anche quelli corrotti, ma questi casi non riescono a compromettere minimamente l’importanza e la necessità di questa figura. Evidentemente il caos è funzionale al Mercato perché, come intuì Pasolini, «Il potere è divenuto un potere consumistico, infinitamente più efficace nell'imporre la propria volontà che qualsiasi altro potere al mondo. La persuasione a seguire una concezione edonistica della vita ridicolizza ogni precedente sforzo autoritario di persuasione». Ma non solo, come sostiene lo psicanalista Luigi Zoja, «ogni perdita di paternità è perdita di civiltà».

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