Società

La Modernità che attrae e delude i giovani islamisti

 

 

di Franco Cardini (Barbadillo) - Ancora una volta, la Modernità attrae e delude, promette benessere ma procura infelicità. Questa islamic trash europea, da certi quartieri londinesi a certe banlieues parigine, è la protagonista della più ripugnante tra le guerre, la “guerra tra poveri”. Questi miserabili che mitragliano e sgozzano a caso, muniti di false cinture esplosive, infierendo a tradimento tra la gente di tutti i giorni, la gente comune e innocente che passeggia o si diverte, sono tragicamente caricaturali: eppure uccidono e, da lontano, il califfo in via di rottamazione perché “mollato” dai suoi padroni (che sono anche i primi e più preziosi alleati dell’Occidente in terra araba)  “rivendica” ringrazia e benedice. Sconfitta di Daesh e sua cancellazione territoriale appaiono direttamente proporzionali all’incrudelirsi di questo sanguinario e grottesco neoterrorismo straccione. Nel suo ultimo libro, Generazione ISIS (Feltrinelli), Olivier Roy inquadra bene questo fenomeno che in realtà non è neppure nuovissimo, quello dei giovani che scelgono Daesh, vale a dire il Nulla, per combattere l’Occidente che li ha delusi, li ha rifiutati, li ha respinti, non ha mantenuto nei confronti loro e di tanto come loro quella “felicità” il diritto alla quale i suoi Padri Storici hanno pur blaterato da circa un secolo e mezzo di proporre. Il punto, argomenta impeccabilmente Roy, non è tanto capire una degenerazione musulmana, quanto una degenerazione occidentale: quel che deve preoccuparci non è tanto la “radicalizzazione dell’Islam”, quanto “l’islamizzazione del radicalismo”: un radicalismo nihilista e disperato che è l’altra faccia della sazia e bovina soddisfazione di chi invece nel “nostro Occidente” si sente sazio e appagato, di chi crede che questo sia il Migliore dei Mondi Possibili e che “gli altri” ci odino perché no siamo i virtuosi difensori della Pace e della libertà, perché “amiamo la vita” mentre loro “amano la morte”. E’ il disagio della seconda o della terza generazione dei musulmani in Europa e dei cascami dei nostri stessi giovani postcristiani che guardano all’Islam come a una sorta di “ritorno selvaggio di Dio”. E’ il risultato del corto circuito che in loro è stato originato dal rapporto tra le lontane radici di una cultura alla quale sono appartenute le loro famiglie e che non è più la loro, che magari è profondamente mutata, e quella di un paese che è pur loro ma nel quale essi si sentono marginali, subalterni, disadattati. D’altronde, la loro ignoranza anche a proposito dell’Islam denunzia il fatto ch’essi siano anche dei salafito-wahhabiti “immaginari” (un po’ come i “marxisti immaginari” o i “fascisti immaginari” dei quali si parlava anni fa).

Le loro gesta non servono e non serviranno – perché, non illudiamoci, continueranno – a salvare il califfato jihadista di Daesh. Tuttavia, serviranno a chi tale califfato ha per lunghi mesi sostenuto e a uno dei  suoi scopi primari: la diffusione del wahhabismo in Occidente, alla quale stanno fornendo un massiccio contributo i fondi elargiti da organizzazioni come la Wa’ba wahhabi o la Islam charity alla costruzione di nuove moschee e al radicamento in Europa di imam propagandisti della loro dottrina. Alla nuova dottrina giova ogni nuovo attentato perché semina nuovi occidentali convinti che “i musulmani sono tutti uguali” e che “con l’Islam non si ragiona”: il che serve egregiamente ai predicatori salafito-wahhabiti, scopo dei quali è accalappiare i musulmani devoti ma impreparati e disorientali mostrando loro che tutto l’Occidente “cristiano” è nemico del profeta e della sua legge.

Come combattere questa piaga? Non certo con l’abbandono del politically correct del quale irresponsabilmente sta blaterando Trump. Antislamismo di massa e bombardamenti a tappeto non servono. Occorre un qualificato e ramificato lavoro d’intelligence, che individui i nuclei terroristici; e una sistematica paziente opera di conoscenza reciproca, d’integrazione pratica e quotidiana, d’incontri e di scambi, che consenta la costruzione giorno per giorno, dal basso, di un Islam europeo. Ma attenzione: se questa scelta si affermasse, e desse segni di essere la strada vincente, i colpi di coda del terrorismo sarebbero almeno per un certo periodo ancora più rabbiosi. I nemici dei terroristi non sono i sostenitori che i musulmani sono dei “bastardi”, secondo l’etichetta scelta mesi fa da un giornalaccio milanese; son, al contrario, quelli che credono che la vera convivenza nasce dal mantenimento delle sacrosante differenze e dal rispetto reciproco di quanti ne sono portatori.

Estratto dell’articolo tratto da http://www.barbadillo.it/66414-focus-di-f-cardini-la-sconfitta-dellisis-alimentera-il-neoterrorismo-in-occidente/

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