Società

Scuole ed atenei tornino ad essere il vero motore della comunità nazionale

 

 

di Francesco Marrara – Scuole ed università italiane sono ormai divenute delle vere e proprie S.p.A. Lo studente non è altro che un mero utente di un servizio; la cultura è un prodotto da commercializzare. Assistiamo ad una crescita esponenziale del cosiddetto analfabetismo di ritorno, il quale sta producendo una nuova società strumentale e passiva, formata da consumatori che hanno solamente il compito di acquistare prodotti ed idee preconfezionate. Risultato? Il sistema formativo italiano sta creando dei nuovi polli in batteria: individui soli, senza cultura né radici. Insomma, cittadini del mondo a cui verrà sottratta definitivamente la possibilità di apprendere discipline di primissimo ordine: la storia, la geografia, la letteratura, la lingua greca e latina hanno da sempre contraddistinto il nostro cammino all’interno di scuole ed università

Viviamo in una società di analfabeti funzionali dove nessuno è più in grado di esprimere un parere o un giudizio. Tuttavia, la formazione omologata degli studenti è spesso dettata dall’incapacità del corpo docenti di saperli coinvolgere e suggestionare. Gli insegnanti, soprattutto all’interno degli atenei – un tempo fortilizi all’interno dei quali si forgiava la nuova classe dirigente – , sono soggetti autoreferenziali e non in grado di trasmettere passione ed interesse verso la propria materia di insegnamento; segno che essere degli affermati e rispettabili professionisti non significa al tempo stesso essere in grado di interpretare il linguaggio delle giovani generazioni. Queste ultime, per le suddette ed altre vicissitudini, molto spesso abbandonano prematuramente il proprio percorso di studi poiché scoraggiati e demotivati. Inoltre, bisognerebbe anche denunciare con piena tranquillità che un’alta percentuale dell’odierno corpo insegnanti è figlia del Sessantotto e della laurea conseguita mediante il cosiddetto diciotto politico.

Una volta finito il proprio percorso didattico lo studente italiano si trova di fronte ad una questione drammatica ed esistenziale sintetizzabile con la seguente domanda. Che fare della propria vita? Aldilà dell’attuale crisi economica che imperversa in Italia oramai da parecchi anni, il giovane studente italiano sostanzialmente si ritrova ad essere un vero e proprio suddito. Non essendo stato abituato a pensare e allo stesso tempo a conoscere pienamente le proprie attitudini, il proprio ambiente, il proprio gruppo, le proprie istituzioni, esso si trova disorientato ed in balia degli eventi. A causa della disperazione, si ritrova di fronte a due scelte: vendersi al primo offerente di turno o prendere la valigia e partire verso nuovi ed incerti orizzonti. Quest’ultima ipotesi, purtroppo, è spesso quella più gettonata.

Le incertezze sul futuro non mancano. La classe politica dirigente dovrà – prima o poi – rimboccarsi le maniche e prendere realmente atto dell’attuale fragilità del sistema formativo italiano. Lo studente deve ritrovare se stesso attraverso percorsi didattici che lo coinvolgano e lo facciano divenire fulcro della comunità scolastica e universitaria. Dunque, non più un semplice numero di matricola vuoto e privo di coscienza. Le scuole e gli atenei, devono ritornare ad essere i luoghi della formazione e dell’educazione, ossia i luoghi della crescita dello sviluppo delle potenzialità dei singoli come forza e motore dell’intera comunità nazionale.

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