Società

Il tiranno democratico: tutti lo stesso punto di vista (parte 3)

 

 

Il tiranno democratico: tutti lo stesso punto di vista (parte 3)

di Ryszard Legutko (Tempi.it) - La democrazia contiene un meccanismo intrinseco di politicizzazione perché coinvolge nel processo politico più persone di qualsiasi altro sistema. Non c’è nulla nella natura della democrazia che possa impedire al “demos” o alle élite dominanti di imporre il marchio della politica sulle faccende private per sottometterle ai culti politici del momento. Gli uomini democratici – come ha spiegato Tocqueville con superba precisione – tendono ad essere sempre più simili, e di conseguenza ad essere sempre più convinti che ogni persona sana di mente debba avere i loro stessi punti di vista. Pertanto sono sempre più indisponibili a riconoscere la legittimità di ciò che va al di là della loro immaginazione e a tollerarlo.

Per quanto riguarda il liberalismo, la cosa è ancora più ovvia. Il liberalismo ha sempre avuto due caratteristiche che lo rendono incompatibile con la neutralità, anche in questioni tradizionalmente considerate non politiche. In primo luogo, il suo concetto di natura umana è quello di una persona privata, in opposizione all’uomo politico, per usare un concetto aristotelico. In secondo luogo, il liberalismo è essenzialmente politico perché, nonostante le sue dichiarazioni in senso contrario, il suo scopo è di imporre il suo ordine alla totalità degli assetti umani; il liberalismo si colloca sempre al di sopra di altri tipi di assetto perché considera se stesso più ampio, più grande e onnicomprensivo, un meta-sistema, un sistema del secondo ordine, il più adatto a organizzare la vita degli altri. È intensamente politico anche perché è costruito e prende la sua forza da una dicotomia: autonomia contro autorità, libertà contro dispotismo, diritti individuali contro prerogative del governo.

Questa combinazione paradossale – da una parte un uomo liberale che è una persona privata che si occupa di obiettivi individuali (denaro, proprietà, carriera, piaceri privati), dall’altra la natura intrinsecamente politica del sistema –, non poteva che infrangere i bastioni che circondavano l’ambito del privato, e impregnarlo di contenuto politico. Pertanto la mia opinione è che il liberalismo, da John Locke in avanti, è stato il principale strumento che ha portato le faccende private sulla pubblica piazza e le ha rese altamente politiche. La rivoluzione sessuale, per fare un esempio ovvio, che ha attribuito un contenuto fortemente politico alla più privata di tutte le questioni, è figlia legittima del liberalismo (come anche del socialismo). Lo stesso dicasi dell’arte politicizzata, che i comunisti credevano dovesse svolgere un ruolo nella lotta di classe e che i liberali usano come un’arma nelle loro guerre legate al gender, e di altre simili imprese di emancipazione.

Una volta che abbiamo stabilito che ciò che rende simili il comunismo e la liberal-democrazia è un insolitamente alto grado di politicizzazione, ci troviamo di fronte a due possibilità. La prima possibilità è ammettere che i comunisti avevano ragione nella loro convinzione che un sistema politico dovrebbe dominare le nostre vite e permeare l’intero edificio sociale, ma hanno fatto un errore – certamente costoso – nell’indicare il comunismo come il sistema che avrebbe dovuto svolgere tale ruolo. In altre parole, non ci sarebbe nulla di sbagliato nell’onnipresenza della politica, purché il sistema politico sia quello buono. Dal momento che il comunismo non era buono, non lo era nemmeno la pervasività della politica comunista. La seconda possibilità è che i comunisti avessero torto sotto entrambi gli aspetti. Non solo il sistema era cattivo, ma la politicizzazione come tale è sempre una cosa sbagliata, a prescindere dal sistema. Se si sceglie la prima possibilità, la tesi del mio libro crolla. Si potrebbe dire che non c’è nulla di sbagliato nel fatto che ci siano somiglianze fra comunismo e liberal-democrazia, perché sono semplicemente formali e non sostanziali. Le forme possono essere simili – l’onnipresenza dell’ideologia e della politica – ma la sostanza di ciascuno dei due sistemi è differente: la politica democratica è buona mentre la politica comunista è cattiva.

Parte 1 al link http://www.stanza101.org/index.php/2016-08-28-09-16-16/societa/420-il-tiranno-democratico-quel-criterio-obbligatorio-parte-1

Parte 2 al link http://www.stanza101.org/index.php/2016-08-28-09-16-16/societa/422-il-tiranno-democratico-non-c-e-fortezza-che-regga-parte-2

Articolo tratto da https://www.tempi.it/il-tiranno-democratico#.WscNd00UlaQ

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