Società

L’attualità della Grande Guerra cent’anni dopo la vittoria

 

 

di Francesco Marrara – Il 4 novembre 1918 si concluse in Italia il primo conflitto mondiale. A cent’anni di distanza da quel tragico – ma glorioso per tutti gli italiani - evento proveremo, in poche battute, ad avanzare alcune riflessioni di carattere storico, nonché a calare idealmente nell’Italia del XXI il sacrificio dei nostri soldati che furono impegnati sul fronte contro il nemico.

Sintesi degli avvenimenti storici

Il punto. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l’Italia - legata agli Imperi Centrali (Germania e Austria-Ungheria) dalla Triplice Alleanza – si proclamò neutrale, salvo poi arrivare ad un clamoroso rovesciamento di alleanze che la portò a schierarsi affianco dell’Intesa e dunque contro tedeschi e austriaci.

Lo scacchiere politico italiano. Da un lato, i neutralisti rappresentavano un vasto schieramento politico, in cui erano confluiti i liberali giolittiani, i socialisti riformisti e la maggioranza dei cattolici. Dall’altro, il fronte interventista, comprendeva gli interventisti di sinistra riuniti nel sindacalismo rivoluzionario, i futuristi, gli interventisti democratici, gli anarco-individualisti del settimanale «Guerra Sociale», i repubblicani, i nazionalisti, i liberali di destra, gli irredentisti e il più importante quotidiano italiano, il «Corriere della Sera».

Il retroscena. Colloqui segreti portarono, il 26 aprile 1915, alla firma del trattato di Londra. L’Italia si impegnò a entrare in guerra entro un mese in cambio del Trentino e dell’Alto Adige, dell’Istria - tranne Fiume che in verità nel Patto di Londra l’Italia aveva concesso alla Croazia con una imperdonabile leggerezza - della Dalmazia, di Valona in Albania e delle i sole del Dodecaneso.

L’epilogo. Il 3 novembre 1918 fu firmato, tra l’Italia e l’Austria-Ungheria, l’Armistizio di Villa Giusti (Padova) con il quale – 24 ore dopo la sua firma – cessarono le ostilità su tutto il territorio italiano. Tuttavia, l’insoddisfazione italiana relativa alla Conferenza di Parigi del 1919 portò all’affermazione dell’idea della “vittoria mutilata”, ovverosia l’Italia aveva vinto sul campo di battaglia una guerra nefasta ma, aveva perso al tavolo delle trattative.  Il governo italiano non seppe reagire con forza e Vittorio Emanuele Orlando fu sostituito da Nitti. Quest’ultimo tornato alla Conferenza di Pace, rinunciò alle proprie legittime rivendicazioni – una su tutte la città di Fiume - poiché l’Italia aveva bisogno degli aiuti internazionali per pagare i prestiti di guerra.

Il primo conflitto mondiale vide, per la prima volta nella storia d’Italia, una schiera di uomini provenienti da ogni parte della penisola remare tutti verso un’unica direzione. A differenza di quanto accadde nel 1861 – una storia ancora oggi da riscrivere dal punto vista degli avvenimenti e degli uomini che portarono alla tanto agognata Unità d’Italia - fu proprio nelle trincee che si venne a creare lo spirito, l’orgoglio e l’amore verso la Madre Patria. L’idea di Unità d’Italia, aldilà e al di sopra di ogni differenza e provenienza, si concretò proprio nell’eroismo dimostrato in quei giorni tristi – vedi la disfatta di Caporetto – e di enorme sacrificio e onore (battaglia di Vittorio Veneto).

Tale prospettiva ancestrale dovrà essere al giorno d’oggi reinterpretata secondo una nuova visione patriottica e comunitaria che tenga conto delle varie peculiarità e vicissitudini delle singole realtà territoriali. Solamente in quest’ottica potrà rinnovarsi quel faticoso legame popolo-nazione. Inoltre, bisognerebbe ricordare che la sintesi delle varie istanze – provenienti dal sindacalismo rivoluzionario, dal sindacalismo nazionale e dal non sottovalutabile anarco-sindacalismo - trovarono, nel maggio radioso del 1915, il loro collante nell’interventismo. Oggigiorno i nemici dell’Italia non sono più né il popolo austriaco, né il popolo tedesco. I nostri rivali hanno assunto nuove vesti, si sono rinnovati nello stile e nei mezzi. Oggi, la guerra non si combatte più con le baionette e i cannoni come cent’anni fa, bensì a colpi di spread e minacce – più o meno velate – da parte delle agenzie di rating e dei burocrati di Bruxelles. Gli antidoti a questi mali sembrerebbero essere le istanze – che pian piano stanno emergendo in seno al popolo italiano - populiste, identitarie-comunitarie che vedono nel fenomeno del sovranismo il loro collante. Tali forze, che oggi trovano più o meno ispirazione nel governo Lega-M5S, saranno in grado di condurre una sanguinosa battaglia contro i lor signori del potere economico-finanziario? Di una cosa siamo certi. Per evitare una seconda Caporetto, saranno necessari – come nel maggio 1915 - coraggio, sacrificio, unità di intenti ed impegno sublime da parte di tutti i componenti della nazione.

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