Società

Immigrazione: arma per un conflitto sociale

 

 

di Giuseppe Fontana – Uno degli aspetti socio-economici più analizzati, ma allo stesso tempo (volutamente?) mal gestito, e di cui purtroppo si sottovalutano pesantemente le reali conseguenze a lungo termine sulla nostra società, è il fenomeno legato all’immigrazione ed il conseguente ruolo che determinati “poteri forti” pare detengano nella pianificazione di quest’ultimo. Del resto è innegabile che da più di un decennio, innanzi a questa problematica, le varie istituzioni europee e nostrane abbiano decretato ed inculcato nelle menti dell’opinione pubblica, l’impossibilità di una pur minima risoluzione di tale annosa questione. Per meglio avvalorare tali tesi ideologiche, bande garibaldesche di “eminenti scienziati sociali”, attraverso l’uso sistematico dei media, hanno veicolato per anni negli animi di noi “comuni mortali” la rappresentazione mentale che all’immigrazione, essendo una caratteristica insita nella storia umana, non solo non si possa porre rimedio, bensì rappresenti il “sale della terra”.

Ciò che però puntualmente viene volutamente omesso da costoro è che, in realtà, ripercorrendo le tappe storiche della società umana, il fenomeno dell’immigrazione non sempre è stato viatico di accrescimento per gli autoctoni che la subirono. Del resto, come non ricordare che l’estensione del diritto alla cittadinanza romana, voluto da Caracalla nel 212 d.c., non solo non sortì l’effetto coadiuvante desiderato, bensì comportò l’inizio di una considerevole pressione alle frontiere ad opera delle popolazioni “barbare” che, desiderose di poter aver accesso al “benessere imperiale”, alla fine ne decretarono l’implosione dello stesso due secoli dopo.

La verità, quindi, è che l’immigrazione di per sé, se incontrollata o mal gestita, può rappresentare una seria minaccia per la stabilità di ogni società che la subisce. Non di rado, difatti, dietro la vesti degli immigrati, pontificati come “risorse” dai radical-chic, spesso si celano stupratori, omicidi, spacciatori e delinquenti che ultimamente, grazie alle trascorse politiche lassiste della sinistra italiana, pare abbiano assunto ormai il controllo totale di determinate aree urbane in cui lo Stato ha cessato di fatto di porre la propria autorità.

A riprova di tutto ciò vi sono le stime fornite dal Ministero della Giustizia* che, a fronte di una popolazione carceraria totale di 50.803 unità, ben 20.189 risultano essere non italiane.

La statistica, non essendo - per sfortuna della sinistra - opinabile e relativizzabile, ci mostra che le patrie galere risultano occupate per il 39,73% da detenuti extracomunitari. Se teniamo in considerazione che quest’ultimi rappresentano solo il 8,3% della popolazione residente in Italia, si fa presto a dedurne che essi delinquono, in proporzione, ben 5 volte di più di un cittadino italiano. Di tutto ciò guai a parlarne! Si è giunti al punto che il solo commentare gli imponenti dati provenienti dai vari istituti o Ministeri sia esso stesso un “deplorevole atto razzista”.

La verità è che, per poter ottemperare alle direttive provenienti dai poteri forti (Soros in testa), non contenti di quella autoctona, abbiamo “importato” perfino la mafia nigeriana, considerata tra le più efferate al mondo. È evidente che dietro l’attuale fenomeno dell’immigrazione vi sia un’occulta regia, il cui fine è la destabilizzazione delle strutture sociali nazionali.

Per il turbocapitalismo, infatti, qualsiasi valore di riferimento che possa rappresentare un’àncora identitaria in un mondo sempre più globalizzato, si tramuta in un ostacolo da abbattere. L’immigrazione, unita alla non integrazione, rappresenta l’arma perfetta attraverso la quale più facilmente tali dinamiche nazionali possono, sotto il peso del relativismo e del cosmopolitismo, essere scardinate. Il Ministro Salvini, reo di aver mostrato al mondo che il fenomeno dell’immigrazione possa esser affrontato e risolto fin dalla radice con semplici strumenti, rappresenta per i mondialisti una grave minaccia da estirpare ad ogni costo.

Ma al semplice cittadino un interrogativo sorgerebbe spontaneo: è casuale che, nonostante il drastico calo dell’immigrazione e il vertiginoso aumento dei rimpatri voluti dal coriaceo Ministro, si registri un aumento diffuso su tutto il territorio nazionale di delitti e reati commessi da clandestini fatti giungere in Italia senza controllo?

* https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST149073&previsiousPage=mg_1_14

* https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST149079&previsiousPage=mg_1_14

 

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