Società

La chiacchiera e il gossip complici del politicamente corretto

 

 

di Antonio Giuseppe D’Agostino – L’epoca dei media del 2.0 è caratterizzata dal gossip e dalla chiacchiera, da quel “si dice” che rende tutto comprensibile attraverso il principio della superficialità.

Un processo di smembramento ontologico che nega persino quel voyerismo kierkegaardiano che nascondeva una purezza etica ed estetica, da contrapporsi al puro calcolo e dell’interesse, caratteristiche tipiche del mondo contemporaneo.

La chiacchiera, che oggi è stata assorbita totalmente dal gossip, ha assunto la sua valenza negativa, trovando una sponda nel mondo della morale e introducendo argomenti di carattere collettivo che stanno destrutturando la società.

La televisione e i mezzi di informazione, giornalmente, vengono inondati da personaggi e da programmi che aprono a tematiche che tentano di modificare il mondo.

La promiscuità morale viene veicolata attraverso la propaganda di “attori” che poco hanno a che fare con quegli esempi, civili e religiosi, di cui la società ha bisogno, soprattutto in un’epoca in cui la destrutturazione diventa il paradigma fondamentale.

Si discute, anche attraverso i giornali più blasonati, degli amori dei vari “personaggi in cerca di autore”, dei loro capelli, delle loro beghe familiari, dei loro gusti sessuali e del loro stile di vita, piuttosto che interrogarsi sullo stato attuale della “società aperta” che ha imposto un totale allontanamento dalla morale da risultare, oggi, vaporizzata.

Vittime e carnefici sociali vengono così confusi, i ruoli si scambiano con agilità e frequenza, imponendo modelli culturali dannosi e nefasti per le giovani generazioni e per la società stessa.

In altre parole, grazie alla chiacchiera e al gossip è stato possibile creare ad hoc modelli immaginifici che condizionano per la loro “totale infondatezza”, complice una vasta eco sostanziale.

Come sosteneva Martin Heidegger, la chiacchiera rappresenta “la possibilità di comprendere tutto senza alcuna approssimazione preliminare della cosa da comprendere”; un’arma che serve al potere dominante per veicolare quel “pensiero unico” che ha lentamente svincolato il politicamente e il moralmente corretto.

 

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