Società

Cogito ergo... sono razzista

 

 

di Antonio Giuseppe D'Agostino - Il processo di squartamento, di sopraffazione prosaica e scientifica al Mondo, trova la sua matrice più abietta nella lunga lista inquisitoria che l'anti-razzismo sta provocando. Ogni giorno, infatti, la globalizzazione del pensiero unico e unificante non fa nient'altro che amplificare l'accusa di razzismo, che tenta di minare le differenze sostanziali delle popolazioni che, piuttosto, dovrebbero essere semplicemente riconosciute per essere accettate. Attraverso un gioco di disordine mentale, tipico delle stereopatie dissociative, tutto ciò che non viene riconosciuto come identico, amalgamabile al politicamente corretto, deve essere tacciato di discriminazione. Per fare questo, si utilizza come processo mentale lo storicismo marxista che vuole analizzare con i postulati della sua scienza, eventi, personaggi e immagini, lontani anni luce dalla realtà in cui operano e agiscono.

Ecco che ex abrupto, con un senso del ridicolo quasi insopportabile, i Simpson, Pippi Calzelunghe, Charlie Brown, J.K. Rowling (per Animali Fantastici e Dove Trovarli) diventano spauracchi per invocare lo spettro del razzismo. Non ultimo, perché certo si troverà in questa nuova inquisizione un altro argomento da mettere all'indice, Il Signore degli Anelli, colpevole di discriminare gli orchi.

Un articolo di Wired, richiamato dal Primato Nazionale, sottolinea l'esasperante quanto ridicola campagna anti-razzista che si sta portando avanti, per legittimare quell'ode alla diversità che accetta senza comprensione. In questo gioco-forza, voluto dalle élite mondialiste, l'unica prerogativa deve essere quella di non essere bianchi, cristiani ed eterosessuali, in qualche caso persino maschi. Perché l'unica accusa dalla quale è difficile difendersi è proprio quella del razzismo, portata alla sua massima potenza da un mondo in cui esprimere differenze personali e/o nazionali è diventato un oltraggio.

I campioni di questa teoria, tutta da neuro-psicanalizzare, tacciono però sui crimini che quel mondo in cui loro sperano sta commettendo ai danni di donne e uomini diversi da questo pensiero unificante. Il Medioevo - che fu un periodo tutt'altro che oscuro - era più tollerante di questa epoca in cui la tolleranza è prevista solo per alcuni gruppi sociali, razziali e politici, perché in nome di questa nuova ideologia, prosaica e materialista, l'avversario è diventato il nemico e le immagini che si abbattono su di esso sono tutt'altro che gratificanti. Sono, per lo più, le manifestazioni anti-razziste a trasformarsi in eventi dove si inneggia all'impiccagione del nemico politico o si creano danni alle cose o alle città in cui si manifesta, con giovani e meno giovani pronti a sputare il loro odio, difesi da quella classe culturale che li usa come servi del potere.

In altre parole, per sottolineare provocatoriamente il loro paradosso (contrario a chi riesce a ragionare al di fuori di ciò che viene veicolato come verità assoluta) diventa: sono per la famiglia naturale e contro l'utero in affitto (che qualcuno preferisce chiamare maternità surrogata)? Sono razzista. Mi piacciano i Simpson e rido quando vedo Apu? Sono razzista. Sono cristiano? Sono razzista. Amo le donne? Sono razzista. Mi piace la carne? Sono razzista, etc, etc.

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