Storia

5 maggio 1981, il sacrificio di Bobby Sands per la libertà e la sovranità della sua Irlanda

 

 

Articolo tratto da lintellettualedissidente.it – L’isola di smeraldo, questo è il soprannome dell’Irlanda intesa come un’unica entità. Paese tanto bello quanto martoriato da secoli di invasioni, violenze ed ingiustizie perpetrate ai danni della popolazione, principalmente per mano degli eserciti britannici che si sono succeduti sull’isola. Queste terribili vicissitudini hanno colpito in particolar modo la regione settentrionale, la cosiddetta Irlanda del Nord ingiustamente strappata al resto del paese nel 1922, quando il Regno Unito decise di concedere un alto grado di autonomia alla parte sud – che nel 1937 dichiarò la sua totale indipendenza – ma nello stesso momento di mantenere la zona settentrionale – anche chiamata Ulster – nell’Unione. Questa decisione scatenò una guerra civile tra la fazione degli intransigenti che non accettavano questa divisione arbitraria e quella più moderata, che prese controllo del neo Stato. In Irlanda del Nord gli inglesi crearono uno “Stato protestante per una popolazione protestante” senza tener conto che allora un buon 35% percento della popolazione era di fede cattolica. Nel 1969 ci fu una scissione all’interno della storica Irish Republican Army che portò alla formazione della Provisional IRA il quale obiettivo fu inizialmente quello di difendere i cittadini cattolici di Belfast, vittime di attacchi continui da parte dei gruppi paramilitari protestanti e della polizia locale (RUC, composta dal 90% di protestanti). In seguito l’obiettivo della PIRA mutò e si decise di intraprendere una lotta armata con l’intento di arrivare al ricongiungimento dell’Irlanda del Nord con la Repubblica Irlandese (EIRE).

Oggi, il 5 maggio si ricorda il sacrificio di Robert Gerald Sands – detto Bobby – che nel 1981 insieme ad altri 9 militanti dell’IRA, decisero di avviare uno sciopero della fame con l’obiettivo di ottenere lo status di prigionieri politici e di non essere accomunati a semplici criminali, ladri, assassini o quant’altro. Infatti l’esercito repubblicano irlandese non solo considerava la sua lotta meritevole di questo riconoscimento in quanto aveva avviato una vera e propria guerra contro l’esercito britannico e la polizia “di parte” dell’Ulster, ma soprattutto i militanti si reputavano soldati adibiti all’unico scopo di cacciare l’invasore dalle proprie terre, lo stesso invasore che aveva creato delle condizioni disumane e antidemocratiche nei confronti della popolazione repubblicana.

Sands che era stato condannato a 14 anni di carcere nel 1976 per possesso di arma da fuoco – fu rinvenuta una pistola in una macchina dove all’interno si trovavano lo stesso Sands e altri 4 militanti – dopo essere stato nominato OC (Officer Commanding), ovvero ufficiale comandante dei prigionieri dell’IRA nel carcere di Long Kesh decise di intraprendere uno sciopero della fame, in quanto le precedenti proteste e azioni per il ristabilimento dello status di prigioniero politico erano fallite in seguito a promesse non mantenute da parte delle autorità inglesi. Il 1° marzo 1981, Bobby Sands rifiutò il cibo, in quel momento incominciò la sua ultima battaglia nel nome dell’Irlanda unita, contro l’intransigenza del governo inglese guidato dalla “Lady di ferro” Margaret Thatcher, che inoltre permise ad un membro eletto del parlamento del Regno Unito di morire di fame. Difatti nel periodo immediatamente precedente alla sua morte Bobby Sands venne eletto al parlamento britannico come rappresentante della provincia del Fermanagh-South Tyrone, in seguito al decesso del precedente membro. Come detto, Bobby Sands si spense il 5 maggio del 1981, dopo 66 giorni di sciopero della fame,  l’annuncio della sua morte diede il via a diversi giorni di rivolta nelle zone nazionaliste dell’Irlanda del Nord. Oltre 100.000 persone si schierarono lungo il percorso del suo funerale, dalla casa di Sands a Twinbrook, West Belfast, fino al cimitero cattolico di Milltown, dove sono sepolti tutti i “volunteers” dell’IRA di Belfast. Le reazioni dell’opinione pubblica internazionale furono ugualmente di condanna nei confronti della Thatcher, a Milano 5000 studenti bruciarono la “Union Jack” e urlarono “Libertà per l’Ulster” durante una manifestazione, a Parigi migliaia di persone marciarono dietro a grandi ritratti di Sands e diversi consolati britannici in varie parti del mondo vennero invasi. Successivamente, tra maggio e agosto dello stesso anno, altri 9 uomini morirono in seguito allo sciopero della fame. Tutti vennero in seguito considerati dall’ambiente repubblicano irlandese come dei martiri e la parte della popolazione repubblicana che disapprovava i metodi dell’IRA iniziò a simpatizzare per loro, soprattutto in risposta al atteggiamento esageratamente disumano e intransigente del governo britannico.

Paradossalmente questo drammatico episodio giovò alla causa repubblicana in quanto l’impatto mediatico fu molto forte e l’IRA ricevette molte richieste di adesione e numerosi finanziamenti. Il sostegno si tradusse anche in vittorie elettorali del “Sinn Féin” – braccio politico dell’IRA – e in seguito permise anche di concludere i famosi “Good Friday Agreement” del 10 maggio 1998, che segnarono l’inizio del processo di pace che si svolge tuttora in Irlanda del Nord.

In generale buona parte dell’opinione pubblica mondiale – influenzata dai media britannici – ha sempre considerato e lo fa tuttora, i militanti dell’IRA come dei terroristi. La spiegazione più efficace nel dimostrare un simile coinvolgimento degli attivisti e dei civili nella lotta armata si può certamente capire citando una celebre frase di Bobby Sands: “Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista”.  Nel 2005, la Provisional IRA si è detta pronta a distruggere tutte le sue armi e ha annunciato la fine della lotta armata e, pur affermando di non voler sciogliere l’organizzazione, ha dichiarato di voler usare mezzi esclusivamente pacifici per arrivare al suo obiettivo finale, la riunificazione delle sei contee del Nord con la Repubblica d’Irlanda. La strada per la pace è ancora lunga, ma l’auspicio è che le nuove generazioni di irlandesi non debbano provare sulla loro pelle quanto vissuto dai loro genitori.

Erin go Bragh!

Articolo tratto da http://www.lintellettualedissidente.it/editoriale/5-maggio-1981-il-sacrificio-di-bobby-sands/

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