Viaggio in Italia

Viaggio in Italia. Viterbo, la città dei papi e delle cento fontane

di Antonio Virduci - “Viterbo resta, dopo Roma, la più bella città laziale”. Nel suo Viaggio in Italia, Guido Piovene non ha dubbi nel riconoscere alla città di Viterbo ciò che merita senza dubbio anche per noi. Fugace la tappa qui effettuata, ma ritorneremo. La città dei Papi - così è conosciuta nel resto della Penisola - merita un approfondimento. Siamo nell’alto Lazio, zona di Tuscia, terra degli antichi etruschi, e il paesaggio, avvicinandoci alla meta provenendo da nord-ovest, parla allo stesso tempo di maremma toscana e di angoli d’Umbria. Cinto da alte mura medievali merlate ben conservate, il centro storico pare fare corpo a sé rispetto al resto nel nucleo abitato, in una città che conta in totale circa 60.000 abitanti. Vi si accede da una delle 8 porte ancora intatte. Noi lo abbiamo fatto da Porta Faul e nel bel prato verde di questo avvallamento del terreno spunta subito una singolare scultura di arte moderna che nulla c’entra forse con il contesto. L’opera è formata da più pezzi posizionati a distanza l’uno dall’altro, ma che richiamano un’unica figura, quella di un enorme titano che cerca di riemergere dal terreno in cui è sepolto. Il “Risveglio del Gigante” dell’artista americano Seward Johnson, al tempo del suo posizionamento, divise la città fra favorevoli e contrari. Proveniva da Roma ma qui, ormai, ha fatto radici. Una gioia per bambini e turisti, comunque, alla ricerca delle posizioni più bizzarre per delle foto in ogni caso da conservare.

Chiusa la parentesi “moderna”, ci sia avvia verso la città monumentale. D’altra parte, Viterbo, è anche definita la “città delle cento torri e delle cento fontane”. Più le seconde che le prime ai nostri occhi, la più singolare delle quali pare la Fontana di San Tommaso, detta della Morte, con la sua singolare forma a fuso. E’ una delle più antiche, ma vanno tenute in grande considerazione anche quelle di San Giovanni in Zoccoli, San Faustino, Pianoscarano e poi la fontana Grande, che è considerata la più bella, con la colonna ornata da quattro teste di leone. Nel loro insieme, un complesso architettonico che non ha eguali nel resto d’Italia, molte delle quali messe su con il “peperino”, la tipica pietra delle costruzioni viterbesi, di colore grigio e comunque molto tenera per la lavorazione. Dalla Piazza del Plebiscito, centro politico-amministrativo della città, dominata dalla Torre dell’Orologio e chiusa per tre lati dal Palazzo Apostolico, del Podestà e dei Priori, ci si incammina per Piazza del Gesù. Si passa davanti alla torre del Borgognone e dal vicolo dei Pellegrini si arriva al ponte del Duomo. Transitati innanzi a Palazzo Farnese, giungiamo in breve sul colle di San Lorenzo, ove accanto al Duomo omonimo, sorge splendido il Palazzo Papale e la loggia adiacente. Viterbo città dei papi, si diceva. Perché? Il motivo è presto detto: per qualche decina d’anni, infatti, il centro fu sede pontificia. La cosa non è certo recente e risale al XIII secolo. Fu Papa Alessandro IV, nel 1257, a decidere che era giunto il momento di cambiare aria e da Roma si stabilì da queste parti. L’istituto del Conclave che ancora persiste e regola l’elezione del nuovo Papa ancora oggi nacque proprio qui. L’elezione, poi, di Papa Martino IV, nel 1281, significò l’allontanamento definitivo della corte pontificia da Viterbo.

Venendo a tempi più contemporanei va detto che Viterbo divenne provincia (dal punto di vista amministrativo infatti prima era legata a Roma) nel 1927, quando riuscì ad avere la meglio su Civitavecchia. Per riuscire nell’impresa, dovette però incrementare il proprio territorio, a discapito dei centri limitrofi. Terribile fu l’inverno del 1944, quando la città fu investita da una pioggia di bombe incessante degli aerei degli alleati. Il bilancio fu pesantissimo e lasciò il segno sulla città. Il 43 per cento delle sue case fu distrutto e ben l’80 per cento danneggiato. Solo il quartiere di San Pellegrino, quello del Medio Evo, rimase praticamente intatto. Per fortuna. Chiudiamo con l’appuntamento “clou” che Viterbo fornisce ai suoi visitatori, ovvero il trasporto della Macchina di Santa Rosa (la patrona della città) che si svolge il 3 settembre di ogni anno quando 100 uomini ( i “facchini di Santa Rosa”) portano a spalla per le vie della città una macchina alta 30 metri e dal peso di 52 quintali. La macchina recentemente è stata inserita dall’Unesco tra i Patrimoni immateriali dell’Umanità. Viterbo comunque da rivedere.

 

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