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L’ipocrisia dei vari #JeSuis…

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7 gennaio 2015: i jihadisti Saïd e Chérif Kouachi; Amedy Coulibaly irrompono nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo armati di AK-47 e, al grido di “Allah akbar” (Dio è grande), uccidono 12 membri della redazione rei di aver offeso Maometto con le loro vignette sarcastiche.
In seguito a questo episodio, che ha indignato il mondo intero, furono tante le manifestazioni di solidarietà e in difesa della libertà di espressione rivolte al periodico satirico francese, anche in Italia, con protagonista lo slogan #JeSuisCharlie che riecheggiava nelle fiaccolate, nelle manifestazioni con matite alzate e soprattutto sui social networ111k.
Oggi, a più di un anno di distanza da quell’attentato, il primo di una serie che ha insanguinato la Francia, in Italia si torna a parlare di Charlie Hebdo ma stalvolta in modo negativo. A molti non è piaciuta la vignetta satirica pubblicata sull’ultimo numero e che, con pessimo gusto, ironizza sul sisma che il 24 agosto 2016 ha messo in ginocchio il Centro-Italia causando quasi 300 vittime.
Premesso che la satira è goliardia unita ad un pizzico di perfidia, e forse è per questo che piace un po’ a tutti, ma a tutto c’è un limite, anche alla libertà di espressione! In questo caso il limite è la dignità umana.
Infatti c’è da chiedersi: come si può scherzare su di a un evento così tragico? Come si può considerare goliardia lo sbeffeggiamento del dolore di chi piange i suoi cari persi da un secondo all’altro, della sofferenza di chi è rimasto all’improvviso senza casa e che si ritrova ancora dopo dieci giorni a scavare tra le macerie? Ma soprattutto c’ da domandarsi: dove sono tutti quei “Charlie” che un anno fa difendevano la libertà d’espressione o che mettevano la bandiera francese nell’immagine del profilo di Facebook in segno di solidarietà? Adesso che su quelle vignette satiriche sono finiti i nostri connazionali associati a vari tipi di pasta, c’è da domandarsi: anche questa è libertà di pensiero?
Ormai sembra che la civiltà occidentale, purtroppo, viene giorno dopo giorno lobotomizzata dal consumismo e dall’effimere mode del momento per sprofondare nel baratro dell’idiozia e del nichilismo; in questo contesto la solidarietà è diventata una moda ed un mercato. Infatti, appena succede qualcosa in qualche parte del mondo gli stessi social network mettono a disposizione degli utenti delle funzioni per modificare le immagini del profilo e su i vari profili personali subito tutti a scrivere o a postare frasi di circostanza che manifestano sentimenti indotti. Tutto questo perché è facile essere compassionevoli dietro una tastiera senza toccare con mano la sofferenza della gente dinnanzi a delle tragedie – che siano esse naturali o dovute alla scelleratezza umana – ed è altrettanto troppo facile scrivere attraverso una tastiera un pietoso #JeSuis… (io sono) di solidarietà derivante dal cartesiano “Cogito ergo Sum” (penso dunque sono).
In futuro, piuttosto, se dovessero succedere altre tragedie, al di là dell’empatia verso le vite umane, prima di scrivere qualsiasi cosa sarebbe bene informarsi se le vittime sono davvero meritevoli di solidarietà.
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